La sinistra di oggi non è altro che l’ombra di se stessa. Non ha più leader nè uomini all’altezza di poter esprimere una leadership degna di essere considerata tale. E allora non resta altro che il gossip, l’ultima spiaggia per chi ha esaurito argomenti e soprattutto idee. Per tentare di minare il grande consenso acquisito in questi mesi dal governo hanno imbastito il solito castello di menzogne atto a gettare fango su Silvio Berlusconi. Ma alla fine sotto le macerie rischiano di finirci proprio loro, gli artefici di tutti quei meschini complotti assieme ai loro giornali compiacenti. La scossa anti-premier rischia di sortire infatti proprio l’effetto contrario, quello cioè di mettere in evidenza tutta la debolezza del Partito Democratico e dei suoi vertici, affetti ormai da tempo da una irreversibile sindrome tafazziana. E così ecco che nell’ambito dell’inchiesta sulla sanità pugliese finiscono nel mirino il presidente della regione Puglia Nichi Vendola ed altri esponenti di spicco del PD locale, in particolare per alcune vicende poco chiare legate ad alcuni appalti sanitari. Intanto il procuratore della Repubblica di Bari Emilio Marzano esclude l’ipotesi che il presidente del Consiglio possa essere ascoltato come persona informata sui fatti dalla Procura di Bari. Oggi mentre a sinistra continuano tra un complotto e l’altro ad azzuffarsi pure fra di loro per la leadership del partito, Silvio Berlusconi nel corso della conferenza stampa a Napoli sul G8 può dichiarare soddisfatto che “il suo governo è il più stabile e il più sicuro di tutto l’Occidente”. Forte inoltre dell’ampio margine di consensi (il 62%) nella quasi totalità del paese, il premier rassicura tutti sulla indiscussa tenuta dell’esecutivo. Anche questa volta pertanto le cassandre della sinistra possono tacere…
Pur di colpire Berlusconi non si accorgono nemmeno più che a ricoprirsi di ridicolo sono sempre e solo gli antiberlusconiani integralisti. Si tratta di una specie che pareva ormai in via di estinzione, ma che invece, proprio in prossimità delle elezioni incombenti, esce fuori allo scoperto riproducendosi in serie creando autentici replicanti di se stessi. Le toghe rosse sono i loro sacerdoti ed essi, come una setta in piena regola, si dedicano anima e corpo nella diffusione del loro verbo intriso di odio viscerale nei confronti del proprio nemico per antonomasia: Silvio Berlusconi. La loro arma preferita la menzogna, che diffondono a piene mani senza ritegno, spesso credendoci essi stessi ciecamente e il più delle volte forse inconsci del fatto che tale pratica, ormai già nota al punto da diventare persino obsoleta, reca loro più danno ancora della propria incapacità politica e del fallimento della propria ideologia. Il giustizialismo ad orologeria, basato come di consueto su illazioni, congetture, supposizioni tendenziose che si rivelano poi puntualmente false ed inconsistenti, restano a quanto pare l’unica freccia nell’arco di una sinistra sempre più divisa e succube di minoranze disfattiste che altro non fanno che aggravare la propria situazione. La sinistra oggi è un come un malato terminale, i cui organi vitali sono seriamente compromessi dalla malattia che avanza inesorabile in modo devastante. L’immagine è cruda, ma la realtà è questa. La prossima tornata elettorale di giugno potrebbe rivelarsi il colpo di grazia finale, segnare il culmine della parabola discendente di una ideologia superata e fallimentare. I cocci che Veltroni ha lasciato come scomoda eredità al povero Franceschini sono come pezzi di un complicatissimo puzzle di cui nessuno riesce a trovare ancora i giusti incastri. E’ tutto da rifare, da ricomporre, ma soprattutto nessuno di loro è capace oggi di riuscire nell’impresa. E allora ecco ritornare in auge il giustizialismo ad orologeria dei giudici compiacenti, persino la vergognosa tecnica del gossip più squallido e becero messo in atto dalla solita stampa di parte. E giù pesante con articoli farciti di particolari morbosi sulla vita privata del Premier, sintomo chiaro di mancanza di argomenti e di idee degne di essere considerate tali. Una sinistra che vacilla, in attesa del colpo di grazia che a giugno potrebbe arrivare pesante come un macigno a mettere la parola fine ad un film già visto e rivisto troppe volte.
MICHELE PERRONE CANDIDATO AL CONSIGLIO DEL QUARTIERE 4 FIRENZE 6-7 GIUGNO 2009

Ora tutto è pronto. Giovanni Galli in una conferenza stampa che si è tenuta stamani al comitato di Viale Lavagnini ha presentato il logo della lista civica con la quale cercherà di vincere la sua battaglia per Firenze. La partita si presenta alquanto impegnativa, si sa, specialmente in una città storicamente rossa per antonomasia come Firenze. Ma Giovanni Galli questo lo sapeva già prima ancora di accettare la sfida. Per questo oggi non solo dobbiamo ringraziarlo, ma è nostro dovere sostenerlo al massimo per concretizzare un obbiettivo che stavolta è alla nostra portata. La sinistra in questi anni ha governato male ed i fiorentini ne sono consapevoli, compresi coloro che hanno votato Domenici alle scorse elezioni. Matteo Renzi, per quanto cerchi in modo quasi patetico di apparire come il nuovo, ostentando sicurezza sulla base di sondaggi che a mio avviso lasciano il tempo che trovano, altro non è e non potrebbe essere che la continuità con il passato recente, visto il suo indiscutibile legame con l’attuale amministrazione uscente alla quale è legato praticamente da un doppio cordone ombelicale. E’ bastato dare un’occhiata fugace tra i volti dei presenti all’inaugurazione del suo comitato elettorale, per scorgere facce fin troppo conosciute e che hanno di sicuro consumato le loro suole scorrazzando in lungo e in largo nei corridoi di Palazzo Vecchio in questi anni. Insomma qui di nuovo c’è solo un nome, Giovanni Galli, ed un simbolo che non a caso simboleggia una Firenze viola che si staglia su uno sfondo azzurro, con l’immancabile giglio che rappresenta l’orgoglio di una città. Un orgoglio ferito da anni di pessima amministrazione da parte di una giunta comunale che nel corso del suo mandato ha permesso ai propri interessi di prevaricare spesso e volentieri il diritto sacrosanto dei cittadini ad essere ascoltati. Ora è giunto il momento di voltare pagina, una nuova occasione per Firenze e per il nostro futuro.
Giusta la decisione di Silvio Berlusconi di prendere parte alle celebrazioni del 25 aprile. Solo così possiamo evitare che di questa festa dell’Italia intera se ne appropri solo una parte. E’ giunto il momento di sdoganare questa celebrazione indebitamente fatta propria solo ed esclusivamente dalla sinistra. La giornata del 25 aprile deve essere una giornata nella quale l’orgoglio della nostra coscienza nazionale e civile prevalga sulle ideologie. I partigiani appartenevano ad uno schieramento politico eterogeneo che andava dai comunisti ai monarchici fino ai socialisti ed ai cattolici, uniti da un comune obbiettivo: la riscossa contro gli invasori e la conquista della democrazia. Questo credo oggi debba essere il sentimento comune che deve unire il paese, travalicando il significato prettamente politico di questa festa di cui una parte del paese si è voluta fino ad oggi arbitrariamente impossessare rivendicandone la paternità. Non è più tollerabile pertanto subire le intimidazione di una certa parte della sinistra che pensa ancora oggi di essere l’unica forza politica in Italia legittimata a presiedere questa celebrazione. Così come non possiamo più tollerare gli inqualificabili atti di intolleranza come quelli ai quali abbiamo assistito lo scorso anno ai danni ad esempio del sindaco Letizia Moratti, apertamente contestata, che fu costretta ad abbandonare il corteo per motivi di sicurezza. Ricordiamo tutti bene quelle immagini nelle quali la Moratti veniva spintonata mentre portava il padre in carrozzella a Milano, nonostante fosse un ex partigiano. Lecite da questo punto di vista le perplessità di Bonaiuti circa la partecipazione del Premier al corteo milanese. Ma parteciparvi è sicuramente il modo migliore per abbattere il muro dell’ideologia, i vecchi schemi preconcetti che perdono ogni valore e significato davanti al più nobile sentimento di riscatto morale e civile che rappresenta storicamente per tutti gli Italiani la giornata del 25 d’aprile.
Giovanni Galli c’è. Lo puoi trovare non solo al comitato allestito nel cuore di Firenze in viale Lavagnini, ma soprattutto in giro per la città in mezzo ai suoi concittadini. Si, perchè Giovanni prima di essere candidato sindaco è prima di tutto un cittadino che ama davvero Firenze, che ne conosce molto bene i problemi e le difficoltà che l’amministrazione ancora in carica non è stata capace di risolvere in tutti questi anni. E’ facile incontrarlo in giro nei luoghi più caratteristici, oppure nei mercati che, come lui stesso sostiene, sono una delle espressioni più autentiche e genuine dell’identità fiorentina. La campagna elettorale di Giovanni Galli è iniziata subito all’insegna del contatto reale con la città, del paziente lavoro di raccolta delle tante voci dei cittadini, dei loro problemi e dei loro suggerimenti per una città migliore e più a misura dei fiorentini. Il progetto per Firenze prende corpo così, giorno dopo giorno, grazie proprio al contributo dei cittadini stessi, che con le proprie testimonianze e le proprie richieste delineano poco per volta i contorni di quella Firenze che oggi si attende un vero cambio di marcia rispetto al passato. Non è un caso che ora anche matteo Renzi abbia dichiarato di voler scendere anche lui nelle piazze e nelle strade fiorentine, segno che la politica di palazzo a suon di annunci e spot televisivi (che fino ad oggi sono stati il suo forte) inizia piano piano a sgretolarsi di fronte al concreto impegno del suo avversario, più capace in questo momento nell’intercettare i problemi ed i malumori della città. Su questo paziente lavoro quotidiano Giovanni Galli oggi gioca le sue migliori carte per accreditarsi agli occhi dei fiorentini come candidato sindaco espressione della gente comune, di quella società civile che si sente distante dai politicanti chiusi nei loro dorati ed impenetrabili palazzi. A quelli ancora scettici consiglio di fare quattro chiacchiere direttamente con Giovanni (per questo è sempre pronto e disponibile), il modo migliore per fugare ogni dubbio sulla sua assoluta capacità di ascoltare e di entrare immediatamente in sintonia con chi gli sta di fronte. Il suo è quasi un dono naturale, dovuto probabilmente alla spontanea carica di umanità che ne traccia una personalità genuina per indole e carattere. La sua esposizione chiara ed essenziale è disarmante per qualunque avversario, decisamente efficace per chi lo ascolta. Chi ha assistito recentemente al suo debutto ufficiale al Palacongressi ne ha avuto in questo caso una tangibile dimostrazione. Insomma, Giovanni c’è. E chi lo conosce sa perfettamente con quanta passione ed entusiasmo abbia deciso di affrontare questa sfida per il futuro di Firenze, pur consapevole della grande responsabilità che tale scelta necessariamente comporta. Alla base di tutto il grande amore per Firenze e la ferma volontà di restituirle la dignità e il decoro che l’anno resa celebre in tutto il mondo. Più che una sfida è una promessa, anzi un’impegno. E Giovanni Galli è uno che gli impegni, nel lavoro come nella vita, è abituato da sempre ad onorarli.
E’ ancora una volta Silvio Berlusconi ad essere protagonista assoluto della storia politica italiana. Il primo congresso fondativo del Popolo della Libertà è stato come previsto un evento straordinario, carico di patos e di grandi emozioni. Grande lo spessore politico degli interventi, lo slancio emotivo che traspariva dalle parole di quanti si sono avvicendati sul palco della Fiera di Roma in questa tre giorni all’insegna della libertà. Ne sono testimonianza reale non soltanto la commozione del ministro Brunetta, ma soprattutto la presenza di tanti giovani che erano in fasce quando per la prima volta Silvio Berlusconi scese in campo nel ‘94, e che oggi sono pronti a raccogliere il testimone di quel grande progetto di libertà proiettandolo in prospettiva futura. Quando sale sul palco per concludere i lavori del congresso, il Premier è un fiume in piena. Parla di grande rivoluzione liberale, spaziando dai giovani alla scuola, dalle donne all’economia fino alle riforme istituzionali. Le definisce “le grandi missioni del governo”. A cominciare dall’ intervento principale, quello contro la crisi economica. E poi ancora sostegno ai precari che rischiano il posto, politiche fondate non sui sussidi ma sulla meritocrazia, provvedimenti in favore delle donne, dei giovani, della scuola, dell’università, dell’ambiente. Quello del Popolo della Libertà oggi è un progetto concreto, basato su una leadership forte e carismatica in grado di garantire un crescente consenso nel paese e persino in Europa. Un grande partito dei moderati che può pensare in grande, puntando a raggiungere l’ambizioso traguardo del 51%. E mentre oggi a sinistra rispolverano persino vecchi simboli come falce e martello, dimostrando la propria incapacità di guardare avanti senza più voltarsi indietro, la destra italiana guarda al futuro con un progetto di ampio respiro nazionale ed europeo. Grazie a due grandi leader come Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, oggi questo progetto è diventato realtà. Ma come spesso accade per essere grandi ci vuole talvolta un pizzico di lucida follia…
Tutto è iniziato in quella magica giornata del 2 dicembre 2006. Una giornata che ha segnato da una parte la ritrovata identità del popolo del centrodestra, dall’altra la nascita di uno spirito comune di intenti e di valori che si sarebbero a breve tradotti dalla base in un più ampio ed ambizioso progetto, destinato a modificare profondamente i destini della politica nel nostro paese. Un sorta di nuovo tsunami politico, paragonabile quasi alla memorabile scesa in campo di Silvio Berlusconi nel ‘94. Questo movimento tellurico, che oggi ha praticamente ridotto la sinistra ai minimi termini, si chiama Popolo della Libertà. Non è un caso che l’artefice di questa grande intuizione sia stato ancora una volta Silvio Berlusconi. Galeotto fu anche il celeberrimo discorso del “predellino”, che accese forse la miccia di quella straordinaria idea che balenava già nella sua mente e che, come sempre accade quando c’è di mezzo il cavaliere, da sogno è diventata alla fine una meravigliosa e tangibile realtà. Dobbiamo ringraziare per questo anche Gianfranco Fini, che al pari di Berlusconi ha avuto la lungimiranza di guardare al futuro oltre quella linea dell’orizzonte dove arriva solo lo sguardo dei grandi leader. Grazie a loro e a quanti come noi ci hanno sempre creduto, oggi finalmente possiamo guardare avanti con l’orgoglio di chi ha lanciato una grande sfida per il futuro. Un futuro di democrazia e di libertà di cui il PDL oggi rappresenta il più significativo baluardo nel nostro paese. Ci sono momenti nella vita in cui si capisce che sta nascendo qualcosa di grande, in cui si segnano delle tappe che fanno inevitabilmente la storia. E la nascita del PDL segna quel traguardo storico che conclude con successo il lungo cammino verso la libertà iniziato in quel magico 2 dicembre del 2006…
Firenze si prepara alla sfida più importante degli ultimi anni. Le prossime amministrative di giugno rappresentano per la prima volta un’occasione “storica” per il centrodestra di espugnare l’ultima roccaforte della sinistra per antonomasia. Giovanni Galli, l’ex portiere di Fiorentina e Milan, è pronto ad uscire dai pali e cimentantarsi questa volta nell’inedito ruolo di attaccante per lanciare la sua sfida a Matteo Renzi, l’uomo dell’ultima chance per il PD. Un uomo che viene dal mondo dello sport, abituato a lavorare duro per conquistarsi i consensi sul campo non solo calcistico ma ultimamente anche in quello dell’impegno sociale, contro un astuto e brillante politico avvezzo al parlar forbito e particolarmente abile nella comunicazione multimediale. Una persona seria contro un marpione della politica, come qualcuno ha già sentenziato. Ma Giovanni Galli di paragoni con Matteo Renzi non ne vuole nemmeno sentir parlare. I due sono persino amici, legati dalla stessa passione calcistica per la magica viola, ma distanti politicamente e caratterialmente. Renzi si presenta come il nuovo che avanza a sinistra, l’uomo del risanamento del PD ormai in collisione di rotta. Una sorta di messia di una sinistra che parla un linguaggio nuovo, capace di “scavalcare persino a destra” gettando scompiglio ed imbarazzo tra i compagni che lo guardano quasi come fosse un alieno. La sua recente apparizione da Santoro ad Annozero ha reso ancora più evidente nel suo insieme la grande anomalia politica che egli rappresenta. Nel tema della serata “quanto è di destra Matteo Renzi?” già si intuisce la dimensione del problema. Di lui dice Staino: «Renzi è il migliore esempio di fare la politica alla Berlusconi nel centrosinistra. È un pollo di batteria, non l’uomo nuovo che viene dalla società civile». Ma è Concita De Gregorio, direttore de L’Unità, a dire forse la cosa più interessante: «Renzi non è affatto un politico nuovo. Fa politica da dieci anni. Non è neanche giovane. Fa politica per mestiere». E qui si fa strada in modo più chiaro il grande bluff che Matteo Renzi ha messo in campo. Nella sinistra fiorentina c’è sconcerto, smarrimento. Forse alla fine si ricompatteranno comunque, forse no. Certo è che la maggior parte dell’elettorato rosso guarda a lui con diffidenza e, al solo pensiero di essere costretti a votarlo, già si turano il naso. Giovanni Galli oggi può contare su una compagine politica unita e determinata, su un programma concreto dal quale lo stesso Renzi guarda caso ha preso spunto, sull’appoggio assai determinante di Silvio Berlusconi che, in quanto a lungimiranza politica, credo non abbia rivali. Una macchina elettorale imponente che non ha eguali in passato è pronta ad entrare in azione per sostenerlo già nei prossimi giorni. L’ex portiere viola inoltre ha dalla sua una grande esperienza maturata in questi anni in campo sociale, una straordinaria capacità di catalizzare consensi anche in ambiti estranei alla politica, il candidato ideale in grado di intercettare voti anche fuori dall’alveo dei partiti di riferimento come An e Forza Italia. Insomma per il centrodestra Giovanni Galli potrebbe diventare davvero l’uovo di colombo, la persona giusta per dare finalmente corpo a quella svolta tanto attesa ormai da anni.
Più che PD dovrebbe chiamarsi PN, ovvero Partito del No. Con l’arrivo di Franceschini a sinistra si è ufficialmente aperta la stagione negazionista. Così, mentre il governo procede a grandi passi con interventi mirati e concreti per superare la crisi e gettare le basi necessarie per le riforme strutturali di cui oggi il paese ha bisogno, Il PD si oppone a prescindere a qualsiasi iniziativa della maggioranza senza motivazioni giustificate se non da una precisa strategia politica, atta solo a tentare disperatamente di ricompattare il proprio elettorato in vista delle prossime elezioni europee. Il disfattismo del PD non è esattamente ciò che serve in un momento come questo nel quale ci troviamo ad affrontare una fase congiunturale molto delicata dal punto di vista economico e politico. Una condizione che sta mettendo a dura prova le economie di molti paesi europei, ma che in Italia grazie proprio ad alcuni interventi mirati del nostro governo siamo riusciti in parte a contenere. L’atteggiamento ostruzionista del PD è dettato quindi da motivi squisitamente politici e opportunistici, ma ciò non toglie che questo sia un comportamento altrettanto irresponsabile di fronte al paese. Un’opposizione, che così facendo, pare destinata a rimanere ancora a lungo nell’ombra.






