Si parte. È nato il Berlusconi IV, il governo che ha già segnato un primo record: il primo esecutivo nato a soli 23 giorni di distanza dalla chiusura delle urne. Dopo Silvio Berlusconi, uno dopo l’altro i neo 21 ministri sfilano davanti al Presidente Napolitano per la formula di rito del giuramento. Un passaggio di consegne che evidenzia subito la differenza col passato già dalla rapidità con la quale il nuovo governo si è appena insediato. Quello presieduto da Silvio Berlusconi si presenta come il governo più snello di tutta la storia repubblicana. I ministri con portafoglio sono appena 12 (un terzo rispetto al governo uscente di Romano Prodi) e l’intera squadra, compresi ministri senza portafoglio, viceministri e sottosegretari, comprende in totale 60 elementi contro i 102 della primavera 2006. Nel Salone delle Feste del Quirinale, durante la cerimonia di giuramento del nuovo esecutivo, l’aria che si respira è carica di emozione. Ma poi c’è tempo anche per qualche sorriso e qualche gag fuori programma tra Berlusconi ed Ignazio La Russa, neo-ministro della Difesa. Il clima è festoso: strette di mano, abbracci e sorrisi con Umberto Bossi, che si lascia trasportare dalla gioia e l’euforia che pervade la sala e tutti i presenti. Mentre gli obbiettivi dei fotografi sono puntati soprattutto sulle quattro donne del governo, impeccabili ed eleganti nei rigorosi tailleur sfoggiati per l’occasione. Si nota finalmente anche un certo ricambio generazionale: su 21 ministri nove hanno meno di 40 anni. La più giovane di tutti la 31enne Giorgia Meloni, neo ministro alle Politiche giovanili oltre che illustre cittadina di Tocqueville. A lei, senza nulla togliere a tutti gli altri, l’augurio più sincero di interpretare al meglio quello spirito di rinnovamento che noi tutti attendiamo da tempo nell’aula di Montecitorio. Ma vediamo in dettaglio la squadra di governo:
Ministri con portafoglio
: Esteri: Franco Frattini; Interno: Roberto Maroni; Giustizia: Angelino Alfano; Economia: Giulio Tremonti; Difesa: Ignazio La Russa; Sviluppo economico: Claudio Scajola; Pubblica istruzione: Maria Stella Gelmini; Politiche agricole: Luca Zaia; Ambiente: Stefania Prestigiacomo; Infrastrutture: Altero Matteoli; Welfare: Maurizio Sacconi; Beni culturali: Sandro Bondi.
Ministri senza portafoglio: Riforme: Umberto Bossi; Semplificazione: Roberto Calderoli; Attuazione Programma: Gianfranco Rotondi; Politiche Comunitarie: Andrea Ronchi; Pari Opportunità: Mara Carfagna; Affari regionali: Raffaele Fitto; Politiche giovanili: Giorgia Meloni; Rapporti con parlamento: Elio Vito; Innovazione: Renato Brunetta.
Resta fuori a sorpresa per ora Michela Vittoria Brambilla, destinata comunque a quanto pare al ministero della Salute, come confermato dallo stesso Silvio Berlusconi. Ora però è tempo di mettersi al lavoro. Le emergenze sono tante, così come le aspettative degli italiani… Ben tornato Presidente!

Ancora qualche giorno ed il nuovo governo Berlusconi prenderà finalmente il via.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano inizierà domani pomeriggio le consultazioni per la formazione del nuovo esecutivo. Gli ultimi nodi da sciogliere riguardano in particolare il ministero della Giustizia e quello del Welfare, sulle quali pesano non poco le pressioni di An. Nelle intenzioni di Silvio Berlusconi quella di nominare Guardasigilli Alfredo Mantovano, vicinissimo al sindaco di Roma Gianni Alemanno, così da rendere disponibile la poltrona del Lavoro per l’azzurro Maurizio Sacconi. Ma il neo presidente della Camera Giafranco Fini non intende fare passi indietro. Ed ecco quindi profilarsi all’orizzonte, proprio sul Welfare, la candidatura di Andrea Ronchi, portavoce di An e fedelissimo di Fini. Sempre secondo le ultime indiscrezioni, sulla poltrona della Giustizia non si siederà nemmeno l’ex presidente del Senato Marcello Pera, tra i più quotati fino a qualche giorno fa. Niente da fare nemmeno per Elio Vito, poco gradito dall’Associazione Nazionale dei Magistrati. A spuntarla, alla fine, probabilmente sarà Angelino Alfano, coordinatore siciliano degli azzurri. A poco a poco prende forma così, tassello dopo tassello, la squadra di governo: per la Lega Roberto Maroni ministro dell’Interno, Luca Zaia all’Agricoltura, Umberto Bossi alle Riforme, Roberto Calderoli ministro per l’Attuazione del Programma. Ormai sicuri da giorni Giulio Tremonti all’Economia, Franco Frattini agli Esteri (più Commercio Ue) e Ignazio La Russa alla Difesa. Per Forza Italia Sandro Bondi, che ha lasciato il ruolo nel partito, ai Beni Culturali e Claudio Scajola alle Attività Produttive. La pattuglia femminile sarà composta dall’azzurra Mariastella Gelmini, coordinatrice lombarda di Forza Italia, all’Istruzione, Stefania Prestigiacomo alle Pari Opportunità e Michela Vittoria Brambilla, presidente dei Circoli della Libertà, all’Ambiente. Chiudono il cerchio Paolo Bonaiuti ai Rapporti con il Parlamento e Raffaele Fitto agli Affari Regionali. Nessun vicepremier, ma solo Gianni Letta, fedelissimo del Cav, che tornerà ad occupare la poltrona di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Questa, salvo cambiamenti dell’ultima ora, dovrebbe essere la compagine di governo che si appresta a prendere tra pochi giorni le redini del paese.

L’ultima trovata del viceministro uscente dell’Economia Vincenzo Visco è di quelle destinate a far discutere per un bel pezzo. Probabilmente se ne parlerà ancora sotto l’ombrellone questa estate, magari sui giornali che avranno materiale a volontà per riempire pagine sempre meno interessate alla politica e alla cultura ma molto più al pettegolezzo dell’ultima ora. Ma anche questa è l’Italia. Più che un popolo di santi e navigatori siamo ridotti ormai ad una massa di voraci cultori dei fatti altrui e navigatori della rete alla ricerca dell’ultima indiscrezione da scovare a tutti i costi. Ed allora ecco che Visco, prima di togliere il disturbo, ha trovato il modo migliore per lasciare di sè e della sua opera traccia indelebile. Parlare di lui ci riportava immediatamente alla mente la parola “fisco”, ma da oggi probabilmente lo ricorderemo piuttosto come colui che ha violato l’ultima frontiera della privacy dando libero accesso a chicchessia alle dichiarazioni dei redditi di tutti gli italiani, vip compresi. Roba da far andare in bestia persino Beppe Grillo! Chi l’avrebbe mai detto… Anche se solo per poche ore, gli amanti del gossip hanno avuto pane per i loro denti. Tanto che il sito dell’Agenzia delle Entrate era già intasato dopo poche ore. Poi arriva il garante a bloccare tutto. Stop, fine della festa. Ma il momento di gloria dell’ex viceministro Visco è ciò che resterà più impresso di questi ultimi sussulti del governo Prodi ormai in procinto di chiudere definitivamente i battenti. Anche perché gli elenchi dei redditi, benché tolti dal sito dell’Agenzia delle Entrate, sono comunque rintracciabili su Internet attraverso i programma di peer-to-peer. Una sorta di paradossale goliardata finale che ha innescato provvedimenti giudiziari da parte del Codacons, che ha deciso di presentare in 104 Procure una denuncia penale contro il viceministro uscente. Se Visco voleva uscire di scena da protagonista, è riuscito in pieno nell’impresa. Dobbiamo dargliene atto…

Mentre la sinistra riflette sulla propria sconfitta, ringraziamo Veltroni per la sua preziosa collaborazione… ;-)


Roma incorona Gianni Alemanno. Una «Pagina storica», come ha commentato anche Gianfranco Fini, leader di An. Tramonta definitivamente il modello Roma, ovvero il modo in cui la sinistra ha gestito il potere nella capitale per ben 15 anni con i risultati che tutti sappiamo. Alemanno travolge come un fiume in piena le speranze di Francesco Rutelli e i salotti chic della Roma hollywoodiana tanto cara a Walter Veltroni. Cala finalmente il sipario sulla decadenza di Roma, sulla gestione fallimentare della città, su una amministrazione sempre più lontana dai problemi reali al punto da negare persino l’evidenza del degrado ormai diffuso nelle sue periferie. Troppo impegnati a salvare le apparenze e l’immagine pubblica di una città dominata dall’effimero. Una amministrazione incapace di dare risposte concrete, abile nell’aggirare i problemi con quel pizzico di no-chalance tipico di una nobiltà decaduta spocchiosa ed irriverente. Oggi anche Roma ha deciso di voltare pagina. Segno che le cose non accadono mai per caso…

E’ quasi fatta. L’allungo di Alemanno fa ben sperare. Una distanza di oltre cinque punti (che nel corso delle diverse rilevazioni sin qui effettuate non è mai scesa sotto i tre/quattro), che a questo punto fa apparire sempre più improbabile un eventuale recupero da parte del vicepremier uscente. Sfumano oramai le speranze di Francesco Rutelli, che alla vigilia del voto era considerato favorito.
Gianni Alemanno stacca decisamente l’avversario nella sua inarrestabile corsa verso il Campidoglio. Mentre scrivo queste righe il candidato del Popolo Della Libertà si attesta al 53.22 % contro il 46.78 % del suo avversario. Il cielo di Roma in questo momento si fa sempre più azzurro…

Se l’Italia ha deciso di voltare pagina, la capitale può fare altrettanto. Roma si appresta ad eleggere il suo futuro sindaco in un clima ancora incerto che grava sulla disputa che si fa ogni giorno più serrata. Il duello televisivo tra i due candidati Francesco Rutelli e Gianni Alemanno si è risolto nettamente in favore di quest’ultimo, decisamente più incisivo, concreto e credibile rispetto all’avversario, che per giunta ha già amministrato Roma in precedenza. Bisogna inoltre sottolineare come l’amministrazione capitolina non sia stata particolarmente brillante in tutti questi anni. Rutelli prima e successivamente Veltroni hanno sempre cercato di dare un’immagine di Roma come quella del salotto buono d’Italia, in cui la spocchiosa borghesia intellettuale di sinistra si permetteva di fare sprechi d’ogni genere tra spettacoli e notti bianche all’insegna del più classico “ma che ce frega ma che c’emporta”. La Roma di Rutelli e Veltroni è stata un sorta di cinecittà in cui il film ed il cast sono sempre stati gli stessi. Non è un caso che le campagne elettorali dei due leader del centro sinistra sono state ogni volta costellate di personaggi più o meno noti disposti a fare il solito cameo. Puntualmente infatti, per mantenere fede alla tradizione, come da copione Francesco Rutelli ha schierato in campo nientemeno che il pupone, francesco Totti, per intortare i romani ad eleggerlo di nuovo al governo della città, o forse sarebbe meglio dire alla regia. Pare proprio che senza effetti speciali non potrebbe avere poi così tanto consenso. E’ più facile del resto confondere i cittadini con lustrini e paillettes, per nascondere meglio i veri problemi: le baraccopoli, il degrado delle periferie e la crescente emergenza criminalità che giorno dopo giorno rischiano di sciupare quel clima goliardico da Cesaroni che tanto piaceva e piace tuttora a Veltroni e compagni. Ma gli italiani e, nello specifico ora i romani, forse hanno capito. Lo tsunami che ha travolto Veltroni di riflesso potrebbe stavolta rovinare la festa anche a Rutelli. Il condizionale è sempre d’obbligo, ma la stagione della Belle époque Veltro-rutelliana sembra ormai avviarsi al tramonto…

Gli ultimi episodi di violenza sulla studentessa a Roma e gli analoghi casi di Torino e Milano hanno inevitabilmente riacceso la tensione sul capitolo sicurezza. Una materia sulla quale il precedente governo non ha saputo dare risposte concrete. Il risultato oggi è sotto gli occhi di tutti. La sinistra, con le sue scellerate politiche di indiscriminata accoglienza, ha trasformato l’Italia in una sorta di zona franca per clandestini e criminali di ogni genere. Fatti cruenti come quelli di questi ultimi giorni e quelli già avvenuti nei mesi scorsi ne sono un esempio lampante. Non a caso le scelte elettorali che hanno penalizzato pesantemente la sinistra sono in buona parte frutto di politiche certamente inadeguate di fronte ad un problema molto sentito oggi dai cittadini. Ridare sicurezza alle nostre città non è più soltanto uno dei punti salienti del programma sottoscritto dal PDL, ma il primo vero banco di prova che attende il nuovo governo Berlusconi. L’ex ministro leghista della Giustizia, Roberto Castelli, che definisce il nostro come il Paese del Bengodi, assicura che ora «la festa è finita» (speriamo…). Sensibile al tema della sicurezza lo è stata da sempre anche Alleanza Nazionale che ne ha fatto il life-motiv della propria campagna elettorale. Ora è giunto finalmente il momento di dare il via a quei necessari provvedimenti in tema di sicurezza e legalità che gli italiani attendono invano ormai da mesi. Temi sui quali la sinistra ha clamorosamente fallito su tutta la linea. Solo due anni fa gli appelli della Moratti al governo Prodi per varare un decreto legge sull’emergenza criminalità furono liquidati come spicciola propaganda elettorale. lo stesso Veltroni accusò il centrodestra di agitare il tema dell’emergenza sicurezza per fini politici. Ancor più discutibili appaiono oggi le affermazioni del candidato sindaco Francesco Rutelli: «A vedere i dati e le statistiche Roma è una delle città più sicure d’Europa» (se lo dice lui…). Insomma, la sinistra minimizza. Ma i fatti dicono esattamente il contrario. Così come il risultato elettorale, che punisce la superficialità della politica sulla sicurezza che ha contraddistinto questi due anni di governo appena trascorsi. Ora la palla passa quindi a Berlusconi. E se è vero che il buongiorno si vede dal mattino, è tempo di dimostrare subito con i fatti che in italia oggi l’aria è davvero cambiata.

Ce l’abbiamo fatta! Una grande vittoria, che è andata via via trasformandosi in un vero e proprio trionfo di Berlusconi e della sua straordinaria intuizione politica. Il Popolo della Libertà ha conquistato il paese, consegnando al centrodestra una vittoria netta in grado di garantire finalmente anche quella necessaria governabilità di cui l’Italia ha assoluto bisogno oggi per poter ripartire. Per la sinistra arcobaleno una sonora sconfitta, di quelle difficili da dimenticare. Ma per la sinistra italiana in generale certamente il segno di un evidente fallimento politico e ideologico. Questa volta gli italiani hanno votato più col cervello che con la pancia, lasciando al palo tutti quei partiti minori che avrebbero soltanto dato adito ad una inevitabile dispersione dei voti. Segno evidente che il senso di responsabilità e di buon senso hanno finito col prevalere nel popolo italico. Grande merito ai tanti militanti del Popolo della Libertà, agli innumerevoli gazebo, alle tante iniziative come ad esempio i circoli e la tv della libertà che hanno riavvicinato i cittadini alla politica. Un programma solido e concreto che ha convinto quanti ormai avevano compreso l’incapacità della sinistra attuale di governare il paese e che una semplice operazione di cosmesi come il PD non poteva certamente cancellare con un solo colpo di spugna i due fallimentari anni dell’esecutivo di Romano Prodi. Il frutto di una vittoria di squadra, tutti uniti finalmente sotto un unico simbolo, quello del PDL, che si è rivelata l’ennesima geniale intuizione di Silvio Berlusconi. Questa sera il cielo d’italia si è tinto di un azzurro intenso, che ha letteralmente sbiadito i colori dell’arcobaleno e smorzato i facili entusiasmi di Veltroni, trasformati in poche ore da un oltremodo ottimistico “si può fare” in un più realistico “ci siamo illusi di poterlo fare”. Onore comunque ai vinti per la tenacia con cui ci hanno creduto fino all’ultimo. Ma oggi gli italiani hanno premiato il duro lavoro dei popolani della libertà, scesi in piazza per spiegare dettagliatamente e con la dovuta pazienza uno ad uno i punti del programma sviluppato per rimettere in piedi il paese. L’entusiasmo di quanti con molta umiltà si sono rimboccati le maniche e sono scesi in prima persona in mezzo alla gente, per riavvicinare i cittadini ad una politica sempre più lontana da loro e relegata da troppo tempo all’interno dei palazzi. Oggi posso dire che ne è valsa davvero la pena. Grazie a questo grande lavoro di squadra abbiamo gettato le basi di un grande progetto per il futuro del paese. Gli italiani hanno capito ed è stato senza ombra di dubbio un trionfo di libertà.

Siamo alle ultime battute. Il clima da caldo inizia a farsi rovente. Berlusconi è incontenibile. Un comizio dietro l’altro senza fermarsi, senza nemmeno il tempo di riposare per raccogliere le idee ed avere la lucidità necessaria per evitare qualche inevitabile scivolone dialettico. Arringa le folle, le esalta al punto giusto. Poi finisce che perde anche lui sovente il controllo e si lascia andare a qualche battuta di troppo o qualche fuori programma dei suoi… La sua umanità traspare chiara e limpida, mostrando un uomo con i suoi tanti pregi e difetti che si concede di tanto in tanto anche qualche intemperanza. Ma si sa, il cav è fatto così, soprattutto quando il profumo della vittoria è ormai nell’aria. Del resto il programma è solido e concreto, tanto che i furbetti democratici vi hanno attinto a piene mani per imbastire il proprio. Il Walter, al contrario, è un uomo tutto d’un pezzo. Volutamente non perde mai il controllo. Accusa il suo avversario di cercare la rissa come i bulli di scuola. Parla con incedere lento e scandito, con la cadenza tipica di chi studia tutto a tavolino, parole, gesti e discorsi ad effetto (made in Usa) compresi. l’Obama de noiartri con voce calda e suadente ci racconta di un paese stile fattoria del mulino bianco. A Porta a Porta riesce davvero a dare il meglio di se stesso. Parla di sconfiggere la precarietà del lavoro, di avere la ricetta segreta per far ripartire l’economia e trasformare d’improvviso la vecchia Italia di Prodi in un paese dinamico e moderno. Peccato che non faccia un solo accenno a come e con quali risorse economiche realizzare tutto ciò. Ma lo fa con estrema abilità e con un tale disincanto che nessuno osa chiedergli più di tanto. Ha convinto persino il povero Fassino, che oggi in preda ad un attacco di insana euforia dichiara: “Al nord si può vincere”. Ma ciò che appare davvero esilarante è quando Veltroni attacca “la vecchia politica” (quella nella quale lui stesso si è crogiolato per quasi 40 anni) presentandosi come l’uomo della svolta. Ma da uno che avuto il coraggio di affermare fino a poco tempo fa che avrebbe lasciato la politica (ascoltare per credere) c’è da aspettarsi ormai di tutto. E allora perchè non tentare ancora una volta il grande bluff? In fondo, si può fare…