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teppista.jpgAnche in questo caso la montagna ha partorito il topolino. Anzi, per l’esattezza, i topolini questa volta sono 5 quanti i disegni di legge in cui è stato letteralmente spacchettato il cosiddetto “pacchetto sicurezza“, varato in questi giorni dal Consiglio dei ministri. Nel complesso si tratta di norme ampiamente condivisibili, ma che al momento restano comunque solo disegni di legge che dovranno poi a loro volta affrontare un iter parlamentare certamente non facile, prima di diventare vere e proprie leggi dello stato. 

Il fatto poi che il pacchetto Amato sia stato (non a caso forse) suddiviso in più disegni di legge, ne rende la definitiva approvazione se non impossibile quanto mai improbabile almeno in tempi brevi. A porre probabilmente gli ostacoli sul cammino parlamentare dei vari ddl sulla sicurezza ci penserà come al solito la sinistra radicale. Quest’ultima non ha ancora digerito infatti lo schiaffo ricevuto dal tandem Mastella-Di Pietro, i quali hanno votato compatti con la CDL contro la creazione di una commissione parlamentare d’inchiesta per accertare le responsabilità istituzionali nei fatti del G8 di Genova. Una vicenda che il capogruppo del Prc Gennaro Migliore ha definito “di una gravità assoluta”. 

La bocciatura di quello che la sinistra massimalista ha sempre considerato come uno dei punti cardine del programma elettorale dell’Unione, non solo apre un precedente alla Camera, dove fino ad oggi la maggioranza poteva contare almeno sui numeri, ma inasprisce ancor di più la crisi in atto nell’attuale esecutivo. Evidente segnale di un declino in lento ma progressivo stato di avanzamento. A poco servono a questo punto anche gli ultimatum di Romano Prodi per frenare le intemperanze dei propri ministri. Così come non servono neppure le spallate dell’opposizione, visto che come abbiamo già rilevato in altre occasioni la sinistra è già sufficientemente in grado di farsi male da sola.

Pd-costituente«Stiamo vivendo una giornata storica» ha detto Romano Prodi aprendo i lavori dell’assemblea costituente del Pd, alla Fiera di Milano. Poi sottolineava ancora: «finalmente tante donne, tanti uomini e molti giovani». Ma sinceramente, caro Romano, mi pare che la realtà sia assai ben diversa da come nel PD la si voglia rappresentare. Ad accorgersene, stavolta, sono stati persino quegli stessi uomini e donne che costituiscono il cuore di quel popolo delle primarie che ha dato loro voto e fiducia, nella speranza di intravedere un qualcosa che avesse almeno una minima parvenza di novità nello scialbo panorama politico italiano. Invece la delusione per i più è stata grande, a giudicare dai commenti, non proprio positivi, presi a caldo dai giornalisti tra i presenti all’evento.

Le prime critiche tra i big sono state quelle di Rosy Bindi: «Sul piano organizzativo - spiega il ministro - si è persa l’occasione per coinvolgere anche nell’elezione dei coordinatori provinciali e comunali le migliaia di persone che hanno partecipato nei singoli territori alle primarie del 14 ottobre, così come era previsto dal regolamento provvisorio. Si è scelta di nuovo una modalità vecchia e centralistica di chiedere ai costituenti di ratificare decisioni prese altrove e da pochi dirigenti di vecchi partiti».

Dello stesso tenore le dichiarazioni del ministro della Difesa, Arturo Parisi, che sottolinea: «Avevo voluto illudermi che il Partito democratico di Veltroni potesse rappresentare una nuova stagione dell’Ulivo. Son bastate poche ore perchè a quella che mi era sembrata una fioritura seguisse una gelata. Eravamo entrati in assemblea come Democratici - spiega - davvero col desiderio di mescolarci con gli altri, con la speranza di dimenticarci tra gli altri nel comune nome di Democratici, e basta: una speranza purtroppo delusa. Mi rassicura sapere che i nostri sentimenti e il nostro giudizio è condiviso da molti».

E che dire inoltre della curiosa nomina a membro della Commissione statuto del Pd di un dinosauro della politica italiana come Ciriaco De Mita, ministro coinvolto all’epoca in Tangentopoli, accolta giustamente da una selva di fischi? La verità è che quello che doveva presentarsi sulla carta come un nuovo soggetto politico che rappresentasse il vento del cambiamento e del riformismo, rischia di rivelarsi il solito bluff di una sinistra disperata ancora in cerca di identità e nuova linfa vitale per non soccombere. Di nuovo infatti non c’è niente, compreso Valter Veltroni che non è certo un politico di primo pelo.

Le vere sorprese sarebbero potute essere rappresentate dai cosiddetti outsider come Mario Adinolfi per esempio, ma sapevamo già tutti che così non sarebbe mai stato. Il sindaco di Roma è stato calato dall’alto come avviene nella migliore (si fa per dire…) delle tradizioni e nulla di nuovo si è visto o sentito finora che potesse andare oltre le frasi fatte e scontate espresse fino ad oggi. Anzi, non solo Romano Prodi gela Veltroni affermando di non voler mollare a dispetto dei serpenti, ma è lo stesso leader del PD che (pur sperando in cuor suo di arrivare presto a nuove elezioni) si offre intanto di fare da stampella ad un premier che decide ora di tirar fuori gli attributi prima di perdere poltrona e potere in un colpo solo.

Il fatto è che nessuno per ora ha veramente intenzione di modificare le cose. E pensare che dicono di Silvio Berlusconi, a volte anche a ragione, che a settantanni non ne vuole sapere di mollare. Vero, anche se attualmente non c’è una alternativa di un certo spessore (che non sia un politico di rango) capace di prenderne le consegne per una degna successione. Forse perchè è mancata la concreta volontà di dare spazio a nuove leve, o forse più semplicemente perchè è insito nel costume della politica italiana lasciare le cose al loro posto per consuetudine, cultura e buona dose di egocentrismo di cui è affetta da sempre la nostra classe politica.

In realtà il nostro paese ha bisogno di un deciso cambiamento di mentalità. Di vera partecipazione dei cittadini alla politica e di reale apertura dei partiti alla società civile. Di conseguenza, anche di più ampi margini di spazio per i tanti giovani armati di grande passione e buona volontà che vorrebbero farsi strada nella politica senza che nessuno metta più loro i bastoni fra le ruote. E come si può facilmente comprendere, neanche il PD ed i suoi nuovi vertici sembrano realmente intenzionati oggi a percorrere questa strada.

Romano Prodi pensierosoSiamo già alla resa dei conti. L’Unione è ormai nel caos. La maggioranza battuta per ben quattro volte al Senato in poche ore durante l’esame del decreto fiscale collegato alla finanziaria. Bocciato con 160 no e 145 sì l’emendamento al dl per la liquidazione della Ponte di Messina Spa. L’Italia dei Valori vota con la Cdl. Maggioranza sempre più divisa e l’Unione va sotto altre 3 volte. Questa la cronaca di una mattinata che segna forse la battuta d’arresto definitiva per un governo che sembra giunto oramai al capolinea. Tanto che lo stesso ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, parla già di un possibile governo tecnico». Del resto le prime avvisaglie della crisi si erano palesate fin dalla giornata di ieri, quando la commissione di Vigilanza sulla Rai aveva approvato all’unanimità dei presenti la mozione di sfiducia nei confronti del presidente Claudio Petruccioli. Ma il primo in questi giorni a suonare il de profundis è stato un po’ a sorpresa il presidente della Camera Fausto Bertinotti, il quale in una intervista di qualche giorno fa al Tg1 ha tracciato l’immagine di un Romano Prodi ormai isolato nella sua stessa maggioranza: «Romano naviga a vista. Non parla più con nessuno». Una sferzata molto esplicita e che non lascia adito ad ulteriori dubbi sulla entità della crisi ormai in atto al governo.

Clemente MastellaQuesta volta a battere i pugni sul tavolo e minacciare seriamente la stabilità del governo è Clemente Mastella. Il guardasigilli non ci sta più a subire gli attacchi dell’ex pm di Mani Pulite in merito al caso De Magistris e invoca un chiarimento «definitivo» per non far cadere il governo. La situazione sembra ormai compromessa al punto tale che Silvio Berlusconi ha già allertato tutti i parlamentari azzurri affinche mettano in piedi in quattro e quattrotto una grande mobilitazione degli elettori di centrodestra per mandare a casa Prodi. Anzi, si spinge oltre fissando persino una ipotetica data certa per la possibile capitolazione del governo, che dovrebbe avvenire secondo le stime del cavaliere il 14 novembre.

Del resto il leader di Forza Italia è piuttosto avvezzo a profezie più o meno azzeccate. Aveva previsto che la sinistra avrebbe tartassato gli italiani con il fisco e che non sarebbe mai stata in grado di governare realmente il paese. Si è solo dovuto ricredere sulle inaspettate doti di resistenza di Romano Prodi. Anche se, allo stato attuale, anche il professore sembra ora lasciarsi andare ad una sorta di fatale rassegnazione davanti agli eventi. Quindi, il vaticinio di Berlusconi potrebbe trovare a breve riscontro.

Ad avvalorare un simile scenario ci sarebbe poi uno scalpitante Walter Veltroni, il quale secondo numerose indiscrezioni punterebbe quanto il cav alle elezioni nel 2008. A confermarlo sono gli stessi suoi fedelissimi come Peppino Caldarola, parlamentare “riformista” del Pd. Si ingrossano intanto anche le file di quei senatori della maggioranza che avvertono ora ancor di più il disagio di continuare a mantenere in piedi un governo nel quale oggi non si riconoscono più come prima. E se qualcuno accusa il leader dell’opposizione di aver dato il via al mercato dei senatori, farebbe meglio forse a comprendere come in realtà le cose siano profondamente cambiate rispetto al primo giorno in cui questo governo si è insediato alla guida del paese.

Tutti i buoni propositi per avviare una stagione di riforme e di sviluppo dell’economia sono ormai saltati, così come gli schemi e le velleità di coloro che all’interno della stessa maggioranza si definiscono ancora “riformisti” ma costretti, in realtà, a subire costantemente il pesante ricatto imposto dai dettami della sinistra massimalista. Una posizione che, molto probabilmente, alcuni potrebbero aver deciso di non voler più sostenere ad oltranza. Non resta pertanto che attendere. Nei prossimi giorni (o forse nelle prossime ore) di sicuro qualcosa succederà.

Questa volta ricomincio da tre. Nel senso vero della parola, visto che è la terza volta da quando ho aperto questo blog che ricomincio da capo. La prima volta ho deciso di sperimentare questa nuova ed affascinante frontiera della comunicazione. La seconda volta è capitato casualmente circa un anno fa a causa di un maldestro errore da parte del sottoscritto nel cercare di apportare delle migliorie al layout del sito senza avere alcuna minima conoscenza del linguaggio asp (chi è causa del suo mal pianga se stesso…). E siccome non c’è due senza tre, ecco che mi accingo a rimettermi in gioco per la terza volta, in questo caso su una nuova piattaforma.

Tutto è successo all’improvviso in questi giorni dopo una mail da parte di Aruba, che ospita ancora la mia precedente piattaforma Dblog sui suoi server, che recitava pressapoco così: “Gentile cliente,il dominio a lei intestato NOMEDOMINIO ha creato problemi al server Windows su cui risiede a causa di applicativi in esso inseriti. E’ stata rinominata la cartella ../dblog e i data base che utilizza per fermare le richieste errate ed esose verso le risorse di sistema. Tale applicazione va rimossa dal server. Il Blog in questione è bersagliato da spam e genera un carico troppo elevato per il webserver. Se ha bisogno di utilizzare un’applicazione di gblog provveda ad installarne una con funzioni antispam. In caso venga riattivata l’applicazione causando nuovamenteproblemi al server, il suo dominio verra’ temporaneamente bloccato, verra’ inviato un avviso e la riattivazione del dominio sara’ subordinata alla definitiva rimozione dell’applicazione”.

Praticamente per uno come me che dal linguaggio asp è lontano svariati anni luce (della serie ognuno ha i suoi limiti…), la cosa può solo e soltanto assumere il significato di un elegante ed efficace invito a togliere il disturbo. E così ho fatto. La mia nuova casa oggi è su WordPress, dove spero di piantare le radici almeno per un bel po’ salvo ulteriori imprevisti tecnici che incombono spesso e volentieri sul mio blog come nuvole fantozziane sui turisti della domenica… Detto questo, rimbocchiamoci ora le maniche e ricominciamo da capo risalendo a poco a poco la china. Del resto un reset ogni tanto può anche far bene (mi conviene pensarla così…). L’importante è essere sempre pronti a rimettersi in gioco!

P.S. A tutti gli amici blogger chiedo soltanto un pizzico di collaborazione nel sostituire nei vostri blogroll il mio indirizzo precedente con quello attuale, che è il seguente: http://mikereporter.wordpress.com/

Grazie a tutti
Mikereporter

Veltroni

Alla fine è andata come previsto. Il copione, talmente scontato, ha visto trionfare Walter Veltroni. Una vittoria annunciata, che non può certamente non dare adito a qualche perplessità. Prima fra tutte, la effettiva necessità di mettere in piedi un simile show come le primarie quando si conosceva già in anticipo quale sarebbe stato l’esito della consultazione. Ciò che a sinistra oggi definiscono malafede è un opinione ricorrente quanto legittima. Se analizziamo attentamente i fatti, è facile comprendere come fosse possibile decretare il vincitore in una competizione le cui liste non solo erano bloccate, ma persino i controlli su possibili irregolarità siano stati improvvisati se non del tutto inesistenti in molti casi.

Il quotidiano diretto da Mario Giordano ci va giù pesante: “Una farsa le votazioni per eleggere il segretario del Pd. Il Giornale ha fatto votare cinque volte un immigrato e tre una minorenne”. Ma del resto, se le cose stanno davvero così, capiamo anche perchè in fondo il Pd non è altro che “un partito nuovo nato vecchio”. E qui non voglio negare la buonafede di quei quei tre milioni di votanti che hanno fatto la fila e sborsato pure un euro per appoggiare quello che almeno sulla carta (ma solo su quella credo…) si propone come un innovativo progetto politico, ma che quel gran gigione di Walter Veltroni e i suoi ci abbiano marciato un po’ su è talmente palese che non può certamente passare inosservato ai più smaliziati.

In fondo il sindaco di Roma è sempre stato a suo agio in mezzo ai divi della celluloide, tanto da diventare anche lui un prodotto a metà tra il cinema e la fiction. Oggi in politica essere prima attori che politici fa la sua differenza. E così il buonismo di Veltroni, che si sposa in modo perfetto con quel clima idilliaco e rassicurante da famiglia del mulino bianco, ha condizionato non poco la sua campagna elettorale e l’intera immagine del nuovo Partito Democratico presentata agli italiani. Un pacco bello ed elegante, confezionato a regola d’arte per piacere e per farsi piacere, col rischio però di rivelarsi alla lunga il classico pacco vuoto. Non ci sarebbe da meravigliarsi..

Ma mettiamo anche che la nuova creatura politica intenda veramente imprimere una svolta nel panorama politico italiano, restano comunque sul tavolo ancora molti dubbi da chiarire. Intanto Veltroni è stata una evidente scelta calata dall’alto, cosa che di per sè già contrasta con le credenziali democratiche con le quali pretende di presentarsi il nuovo partito. Inoltre ha ragione il leader dell’Udc Pierferdinando Casini quando chiede a Walter Veltroni di chiarire «se sta con la sinistra estrema o con i moderati e con i riformatori». Un nodo da sciogliere subito se davvero vorrà dimostrarsi credibile nel suo nuovo ruolo di timoniere del cambiamento.

Il sospetto però che prima di sciogliere questi dubbi il nuovo leader del PD si riveli ben presto l’ennesimo bluff nel disperato tentativo di salvare una sinistra ormai alla deriva, inizia già a farsi strada tra chi è avvezzo ai perversi meccanismi della politica.

“Quella di oggi non è stata solo una grande manifestazione politica ma un enorme atto d’amore di un popolo che ama la sua patria, un popolo che possiamo chiamare il popolo delle libertà”. Con queste parole Gianfranco Fini ha espresso pienamente il senso della grande manifestazione di ieri nella capitale. Una manifestazione che ha visto l’adesione ed il consenso unanime di tutto il centrodestra. Oltre ai vertici di AN al completo per l’occasione, hanno sfilato infatti tra gli altri anche Alessandra Mussolini e i Circoli della Libertà di Michela Vittoria Brambilla. Segno che esiste una forte unità di intenti ed una unanime volontà di sfrattare quanto prima da Palazzo Chigi Romano Prodi ed i suoi ministri. Con questo auspicio guardiamo ora al domani, ad un futuro (speriamo prossimo) in cui i valori e gli ideali di libertà possano offuscare a tal punto il governo Prodi da lasciarne solo un sbiadito ricordo da archiviare sicuramente come il peggiore dei governi di questi ultimi anni per il nostro paese.