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Alla fine è andata come previsto. Il copione, talmente scontato, ha visto trionfare Walter Veltroni. Una vittoria annunciata, che non può certamente non dare adito a qualche perplessità. Prima fra tutte, la effettiva necessità di mettere in piedi un simile show come le primarie quando si conosceva già in anticipo quale sarebbe stato l’esito della consultazione. Ciò che a sinistra oggi definiscono malafede è un opinione ricorrente quanto legittima. Se analizziamo attentamente i fatti, è facile comprendere come fosse possibile decretare il vincitore in una competizione le cui liste non solo erano bloccate, ma persino i controlli su possibili irregolarità siano stati improvvisati se non del tutto inesistenti in molti casi.
Il quotidiano diretto da Mario Giordano ci va giù pesante: “Una farsa le votazioni per eleggere il segretario del Pd. Il Giornale ha fatto votare cinque volte un immigrato e tre una minorenne”. Ma del resto, se le cose stanno davvero così, capiamo anche perchè in fondo il Pd non è altro che “un partito nuovo nato vecchio”. E qui non voglio negare la buonafede di quei quei tre milioni di votanti che hanno fatto la fila e sborsato pure un euro per appoggiare quello che almeno sulla carta (ma solo su quella credo…) si propone come un innovativo progetto politico, ma che quel gran gigione di Walter Veltroni e i suoi ci abbiano marciato un po’ su è talmente palese che non può certamente passare inosservato ai più smaliziati.
In fondo il sindaco di Roma è sempre stato a suo agio in mezzo ai divi della celluloide, tanto da diventare anche lui un prodotto a metà tra il cinema e la fiction. Oggi in politica essere prima attori che politici fa la sua differenza. E così il buonismo di Veltroni, che si sposa in modo perfetto con quel clima idilliaco e rassicurante da famiglia del mulino bianco, ha condizionato non poco la sua campagna elettorale e l’intera immagine del nuovo Partito Democratico presentata agli italiani. Un pacco bello ed elegante, confezionato a regola d’arte per piacere e per farsi piacere, col rischio però di rivelarsi alla lunga il classico pacco vuoto. Non ci sarebbe da meravigliarsi..
Ma mettiamo anche che la nuova creatura politica intenda veramente imprimere una svolta nel panorama politico italiano, restano comunque sul tavolo ancora molti dubbi da chiarire. Intanto Veltroni è stata una evidente scelta calata dall’alto, cosa che di per sè già contrasta con le credenziali democratiche con le quali pretende di presentarsi il nuovo partito. Inoltre ha ragione il leader dell’Udc Pierferdinando Casini quando chiede a Walter Veltroni di chiarire «se sta con la sinistra estrema o con i moderati e con i riformatori». Un nodo da sciogliere subito se davvero vorrà dimostrarsi credibile nel suo nuovo ruolo di timoniere del cambiamento.
Il sospetto però che prima di sciogliere questi dubbi il nuovo leader del PD si riveli ben presto l’ennesimo bluff nel disperato tentativo di salvare una sinistra ormai alla deriva, inizia già a farsi strada tra chi è avvezzo ai perversi meccanismi della politica.







