Pd-costituente«Stiamo vivendo una giornata storica» ha detto Romano Prodi aprendo i lavori dell’assemblea costituente del Pd, alla Fiera di Milano. Poi sottolineava ancora: «finalmente tante donne, tanti uomini e molti giovani». Ma sinceramente, caro Romano, mi pare che la realtà sia assai ben diversa da come nel PD la si voglia rappresentare. Ad accorgersene, stavolta, sono stati persino quegli stessi uomini e donne che costituiscono il cuore di quel popolo delle primarie che ha dato loro voto e fiducia, nella speranza di intravedere un qualcosa che avesse almeno una minima parvenza di novità nello scialbo panorama politico italiano. Invece la delusione per i più è stata grande, a giudicare dai commenti, non proprio positivi, presi a caldo dai giornalisti tra i presenti all’evento.

Le prime critiche tra i big sono state quelle di Rosy Bindi: «Sul piano organizzativo - spiega il ministro - si è persa l’occasione per coinvolgere anche nell’elezione dei coordinatori provinciali e comunali le migliaia di persone che hanno partecipato nei singoli territori alle primarie del 14 ottobre, così come era previsto dal regolamento provvisorio. Si è scelta di nuovo una modalità vecchia e centralistica di chiedere ai costituenti di ratificare decisioni prese altrove e da pochi dirigenti di vecchi partiti».

Dello stesso tenore le dichiarazioni del ministro della Difesa, Arturo Parisi, che sottolinea: «Avevo voluto illudermi che il Partito democratico di Veltroni potesse rappresentare una nuova stagione dell’Ulivo. Son bastate poche ore perchè a quella che mi era sembrata una fioritura seguisse una gelata. Eravamo entrati in assemblea come Democratici - spiega - davvero col desiderio di mescolarci con gli altri, con la speranza di dimenticarci tra gli altri nel comune nome di Democratici, e basta: una speranza purtroppo delusa. Mi rassicura sapere che i nostri sentimenti e il nostro giudizio è condiviso da molti».

E che dire inoltre della curiosa nomina a membro della Commissione statuto del Pd di un dinosauro della politica italiana come Ciriaco De Mita, ministro coinvolto all’epoca in Tangentopoli, accolta giustamente da una selva di fischi? La verità è che quello che doveva presentarsi sulla carta come un nuovo soggetto politico che rappresentasse il vento del cambiamento e del riformismo, rischia di rivelarsi il solito bluff di una sinistra disperata ancora in cerca di identità e nuova linfa vitale per non soccombere. Di nuovo infatti non c’è niente, compreso Valter Veltroni che non è certo un politico di primo pelo.

Le vere sorprese sarebbero potute essere rappresentate dai cosiddetti outsider come Mario Adinolfi per esempio, ma sapevamo già tutti che così non sarebbe mai stato. Il sindaco di Roma è stato calato dall’alto come avviene nella migliore (si fa per dire…) delle tradizioni e nulla di nuovo si è visto o sentito finora che potesse andare oltre le frasi fatte e scontate espresse fino ad oggi. Anzi, non solo Romano Prodi gela Veltroni affermando di non voler mollare a dispetto dei serpenti, ma è lo stesso leader del PD che (pur sperando in cuor suo di arrivare presto a nuove elezioni) si offre intanto di fare da stampella ad un premier che decide ora di tirar fuori gli attributi prima di perdere poltrona e potere in un colpo solo.

Il fatto è che nessuno per ora ha veramente intenzione di modificare le cose. E pensare che dicono di Silvio Berlusconi, a volte anche a ragione, che a settantanni non ne vuole sapere di mollare. Vero, anche se attualmente non c’è una alternativa di un certo spessore (che non sia un politico di rango) capace di prenderne le consegne per una degna successione. Forse perchè è mancata la concreta volontà di dare spazio a nuove leve, o forse più semplicemente perchè è insito nel costume della politica italiana lasciare le cose al loro posto per consuetudine, cultura e buona dose di egocentrismo di cui è affetta da sempre la nostra classe politica.

In realtà il nostro paese ha bisogno di un deciso cambiamento di mentalità. Di vera partecipazione dei cittadini alla politica e di reale apertura dei partiti alla società civile. Di conseguenza, anche di più ampi margini di spazio per i tanti giovani armati di grande passione e buona volontà che vorrebbero farsi strada nella politica senza che nessuno metta più loro i bastoni fra le ruote. E come si può facilmente comprendere, neanche il PD ed i suoi nuovi vertici sembrano realmente intenzionati oggi a percorrere questa strada.