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In fin dei conti aveva ragione Berlusconi. Il governo nella sostanza non c’è più. Continua sì a restare in piedi, ma è come se stessero inesorabilmente scavando nelle sue fondamenta. Per Romano Prodi quello di ieri è stato un mercoledì difficile da dimenticare. Al termine di una estenuante giornata, il suo governo incassa la fiducia alla Camera sul maxiemendamento (che contiene il ddl welfare) con 326 sì e 238 no. Ma nella maggioranza si scatena la bagarre. La sinistra accusa il premier di aver violato i patti e di aver ceduto al ricatto di Lamberto Dini. Rifondazione Comunista è decisa ad andare all’attacco e chiede una verifica di governo, «visto che il programma con il quale ci siamo presentati agli elettori non esiste più».

In pratica si apre un doppio fronte: uno tra la sinistra radicale ed il governo, e l’altro interno alla sinistra stessa, rimettendo persino in discussione la nascita della ‘Cosa Rossa’. Senza contare che l’annuncio del senatore ex Prc Franco Turigliatto di non votare il provvedimento neanche con la fiducia, mette poi a rischio l’approvazione successiva del ddl a Palazzo Madama. Un vero e proprio terremoto quindi che scuote la maggioranza all’indomani del voto. Gianni Pagliarini (Pdci) ha rassegnato le dimissioni dalla presidenza della commissione Lavoro della Camera.

E non è finita qui. Salvatore Cannavò, della sinistra interna al Prc, ha votato contro la fiducia ed ha confermato la sua uscita dal partito. Altri hanno invece votato solo “per disciplina”, ma chiedendo l’immediata uscita del partito dall’esecutivo. I vertici di Rifondazione (dobbiamo dire con coerenza) alla fine non hanno potuto che ribadire la necessità di rinegoziare a gennaio la loro presenza  nella maggioranza e nel governo. “Votiamo – ha detto Franco Giordano in aula – per evitare che entri in vigore lo scalone Maroni, non per un vincolo politico che non c’é piu”. E il centrodestra applaude. Finalmente qualcuno ha avuto il coraggio di ammettere che oggi non esiste più una maggioranza.

berlusconi2.jpgIniziano adesso a delinearsi più precisamente i contorni del disegno politico di Silvio Berlusconi. Il nuovo partito intende diventare «il corrispettivo italiano del Ppe» e Forza Italia costituirà il nucleo principale della nuova forza politica alla quale aderiranno i milioni di cittadini che sono venuti ai gazebo. Il battesimo ufficialedella nuova formazione politica avverrà probabilmente a gennaio, attraverso un’assemblea costituente. Queste la tabella di marcia predisposta da Berlusconi, il quale, nel corso di un collegamento telefonico durante l’assemblea degli azzurri a Milano, ha ribadito che «La Cdl era diventata ormai una specie di ectoplasma», giustificando così la decisione improvvisa di sciogliere la coalizione per dar vita ad una nuova forza politica di centrodestra.

Le attuali iscrizioni a Forza Italia si trasformeranno automaticamente in iscrizioni al nuovo partito, garantendo così già una cospicua base di consensi che, in base ai primi sondaggi, dovrebbero presto attestarsi intorno al 35-37%. Tutti gli attuali aderenti a Forza Italia, ha inoltre sottolineato Berlusconi, saranno «protagonisti» nel nuovo partito: «A nessuno sarà tolto spazio per avere la sua parte di gloria e di riconoscimento». A questo punto, però, mi sorgono francamente alcune perplessità. Mi domando per esempio quali spazi e quali ruoli saranno alla fine destinati agli attivisti dei Circoli della Libertà, ai tanti rappresentanti della cosiddetta società civile espressione proprio di quello spirito vitale che ha dato l’imput necessario per la costruzione del nuovo soggetto politico.

Potremo davvero considerare archiviata l’era dei parrucconi? A giudicare dalle affermazioni di Michela Vittoria Brambilla sembrerebbe proprio di si. Ma restano a mio parere ancora alcuni dubbi da sciogliere in proposito, affinchè sia chiaro a tutti che si tratti realmente di un autentico (e non solo nelle intenzioni) progetto di rinnovamento politico destinato a cancellare ogni traccia di possibili ectoplasmi. Sono convinto così di interpretare pienamente il pensiero comune di quanti oggi si sentono orgogliosamente parte di quel popolo della libertà che oggi rappresenta a pieno titolo il cuore pulsante e la linfa vitale futura del nuovo partito. Non se lo dimentichi, Presidente.

berlusconi-partitodellalibe.jpg“Wait and see”. Aspettiamo e vediamo. Questo aveva detto Silvio Berlusconi appena pochi giorni fa prima di sapere se la sua previsione sullo scivolone di Prodi sulla Finanziaria si sarebbe effettivamente concretizzato. Sembrava ormai tutto irremediabilmente perduto, allorchè complice persino un imperdonabile errore da parte di un senatore della ormai ex CDL, il governo l’ha spuntata sul filo del rasoio facendosi pure beffa del Cavaliere e delle sue vane profezie. Ma con Berlusconi evidentemente non si scherza. Sottovalutarlo è una leggerezza di cui si possono pagare poi le conseguenze. E di questo credo che oggi Romano Prodi se ne sia accorto a sue spese.

In fin dei conti sarebbe stato forse meglio per il professore cadere sulla Finanziaria invece che essere stritolato oggi da un cavaliere tornato immediatamente in sella e totalmente rigenerato dalla popolarità e dal consenso di gran parte del paese. Questa volta Berlusconi ha davvero superato se stesso. L’estro e la genialità che lo hanno sempre accompagnato nella vita professionale così come nel suo straordinario percorso politico, lo rendono unico ed atipico come uomo chiave della politica italiana. Chi lo dava in declino oggi si è dovuto ricredere.

Chi lo conosce da sempre invece sorride, sapendo in cuor suo che alla fine sarebbe stato capace di fare l’impossibile, là dove per chiunque non sarebbe rimasto altro che rassegnarsi agli eventi. Non per Silvio Berlusconi. In una sola giornata è riuscito a gettare lo scompiglio nel mondo politico e tornare a dettare le regole di una politica da troppo tempo affllitta da un inverosimile torpore. Quel tanto invocato spirito del 94, anno della storica scesa in campo, si respira di nuovo magicamente nell’aria. La sfida in corso con Fini non è proprio quello che ci auspicavamo, ma alla fine il tempo ed i tatticismi politici finiranno per avere la meglio sulle incomprensioni.

Intanto l’asse Veltroni-Berlusconi appare ora come un vero e proprio schiacciasassi pronto ad investire con tutta la sua devastante azione Romano Prodi ed il suo quartier generale. Mentre all’orizzonte si profilano adesso sempre più nitidi i contorni di quel nuovo soggetto politico che da mesi è stato  più volte invocato nel centrodestra. Il Partito della Libertà o del popolo delle Libertà, a seconda di come si chiamerà (propenderei più per la prima opzione), in realtà è nato proprio il 2 dicembre del 2006 e compirà tra pochi giorni il suo primo anno di vita. Oggi, grazie ancora al grande intuito di Silvio Berlusconi ed al gran lavoro di Michela Vittoria Brambilla (questo non va dimenticato…), inizia finalmente a muovere i suoi primi passi nel mondo della politica italiana. Segno che le cose non accadono mai per caso.

berlusconi-brambilla.jpg«Oggi nasce ufficialmente un nuovo grande partito del popolo delle libertà: il Partito del popolo italiano». L’annuncio di Silvio Berlusconi arriva all’improvviso al termine di una giornata che ha sancito ancora una volta il grande consenso popolare di cui gode ancora il leader dell’opposizione. Il cavaliere, che sembrava ultimamente aver perso un po’ le redini della CDL, in realtà aveva già in mente un disegno ben preciso al quale lavorava ormai da tempo. Oggi finalmente si sono sciolti gli ultimi dubbi sul futuro del centrodestra e sul definitivo approdo verso il Partito delle Libertà, una nuova formazione politica espressione diretta della volontà degli elettori. Parlando della nuova formazione Berlusconi ha detto infatti che «è quello che la gente vuole». «Diamo il via a questo nuovo futuro della politica italiana: io spero che aderiscano tutti, nessuno escluso». Poi dopo la netta chiusura dei giorni scorsi, per la prima volta apre al dialogo con la maggioranza: «Se l’altra parte avanzerà proposte o dirà sì a nostre proposte, saremo lieti di trovare per il nostro Paese una direzione di svolta che assicuri la democrazia, lo sviluppo e la libertà». Accanto a Silvio Berlusconi c’è anche una raggiante Michela Vittoria Brambilla: «Sono orgogliosa del fatto che i miei Circoli della libertà siano stati l’avanguardia di questo grande progetto. E proprio perché noi siamo stati i primi a crederci e a portarlo avanti io, in qualità di presidente nazionale dei Circoli della libertà, annuncio l’adesione del mio movimento al partito della libertà e al suo leader Silvio Berlusconi». Insomma, una grande giornata ed un Berlusconi che non finisce mai di stupirci!

padoa-prodi.jpgIl governo ce l’ha fatta. Ma del resto non c’erano più dubbi sul fatto che questo sarebbe stato alla fine un esito quanto mai scontato e prevedibile. Nonostante l’impegno di Silvio Berlusconi che si è speso in prima persona (forse anche troppo) per mettere fine ad un esecutivo che risulta oggi soltanto dannoso ed improduttivo per il paese, il cosiddetto “fattore C” di Romano Prodi sembra aver ritrovato nuovo vigore. Tanto che il premier fa pure lo spavaldo quando dice «ho ancora la maggioranza. La Destra deve fare un esame di coscienza». Ed è qui forse che casca l’asino (purtroppo non ancora il governo…), perchè è vero che la Finanziaria è passata, ma il governo ha perso invece nei numeri e nei fatti proprio la sua maggioranza. Nell’Unione si brinda ma i liberaldemocratici diniani hanno fatto chiaramente intendere che questa era l’ultima volta che avrebbero gettato la ciambella di salvataggio a Romano Prodi. A buon intenditor poche parole. La sinistra infatti ride, ma non sa o forse non ha ancora capito che il panettone risulterà per loro assai indigesto, non appena si troveranno a dover affrontare al Senato i prossimi ostacoli da superare. La vittoria di Pirro del governo apre in buona sostanza scenari che potrebbero essere più favorevoli del previsto proprio per il centrodestra. A patto che nella CDL la si smetta una volta per tutte di giocare a far le prime donne e lanciarsi accuse a vicenda. Fini e Berlusconi sono quasi ai ferri corti e questo non fa certo bene a nessuno. L’auspicio è che prevalga per entrambi una condotta responsabile che porti presto ad una intesa comune su programmi e stategie in vista di un possibile ritorno alle urne forse entro l’estate del 2008. Questa volta sono io che mi lancio in una ottimistica previsione, spero più azzeccata di quelle fatte fino ad oggi dal Cavaliere ;-)

brambilla.jpgMa il governo casca o non casca? Questo è la domanda che tutti si pongono oggi in vista del rush finale per il voto sulla Finanziaria. Un vero e proprio tormentone che sta mandando in fibrillazione il mondo della politica italiana in queste ultime ore. Dini e i suoi mantengono ancora il riserbo sul voto finale. Ma dalle ultime indiscrezioni sembra spuntare la verosimile ipotesi secondo la quale i liberaldemocratici diniani potrebbero votare a favore per poi uscire dalla maggioranza. Insomma, un voto di responsabilità che renderebbe ancora più claudicante il governo nell’immediato futuro, ma pur sempre farlo cascare di nuovo “in piedi” anche stavolta. E, fra un esecutivo che casca ed uno irrimediabilmente azzoppato ma che riesce comunque a reggersi in piedi come può, quelli dell’Unione si auspicano certamente il secondo.

La responsabilità del resto non è mai stato il loro forte, quanto invece la loro ostinata forza di coesione davanti allo spauracchio di dover perdere all’improvviso potere e poltrone, ciò per cui vale per loro spendere tutte le proprie risorse ed energie. Al contrario, ciò che è bene per il paese, sembra essere invece essere proprio l’ultimo dei loro pensieri. In ogni caso anche per il centrodestra e per Silvio Berlusconi in particolare, il pensiero dominante è quello di mandare a casa Prodi con tutti i mezzi. Una vera ossessione che lo porta ormai da mesi a fare previsioni quasi sempre mai azzeccate e che oggi, alla luce dei fatti, penso che comincino anche a portare un tantino sfiga…

Con questo non voglio certo criticare l’operato del Cavaliere, che anzi è l’unico che si è sempre dato da fare per tenere insieme una CDL che oggi non avrebbe forse più senso di esistere senza di lui, ma un pizzico di sana autocritica e di senso della realtà in più francamente non guasterebbero. Ho firmato anch’io per mandare a casa Prodi, lo dico sinceramente, ma l’ho fatto più per dovere morale che per autentica convinzione che simili artifici possano davvero influire sulla salute politica di un governo che se ne infischia di tutti noi messi insieme. La raccolta delle firme nelle piazze d’Italia si farà ugualmente, qualunque cosa succeda, ma rischia di avere l’effetto di un dardo scagliato con un arco dalla corda logora e sfilacciata.

A volte, nella vita come in politica, bisogna avere la capacità di capire quando arriva il momento di mettere da parte arco e frecce per iniziare a dialogare nell’interesse comune. Se l’esecutivo dovesse farcela (come probabilmente sarà, salvo clamorosi sviluppi) allora sarà opportuno che il centrodestra faccia pesare sul piatto della bilancia le proprie proposte concrete per dare il via alle necessarie riforme del paese. E’ sul piano della politica che potremo battere un governo diviso su tutto, non sulle congetture o sulle ipotesi di possibili defezioni di qualche senatore della maggioranza. Nè potranno bastare le firme dei cittadini, se pur legittime e sacrosante, a far rinascere quel senso di responsabilità verso il paese che questo governo non ha mai saputo dimostrare fino ad oggi.

Mi viene in mente a tal proposito ciò che è avvenuto in questi giorni lassù sulle montagne, dove l’aria che si respira è più fresca e sopraffina. Mentre a valle tutti si accapigliano, nella piccola cittadina di Courmayeur è avvenuto un piccolo miracolo. Il nuovo sindaco si chiama Fabrizia Derriard, candidata da una lista sostenuta dai Circoli della libertà, Forza Italia e Unione Valdotaine, vittoriosa alle elezioni comunali col sessanta per cento dei suffragi. Una vittoria netta che ha visto trionfare per la prima volta degli esponenti diretta espressione della società civile e che rappresenta al tempo stesso un grande rinnovamento nel modo di fare politica. Questa bella favola, che potrebbe diventare presto realtà in tutto il paese, ce la racconta con il grande entusiasmo che la contraddistingue da sempre proprio quella Michela Vittoria Brambilla che i nostri blasonati politici non perdono mai occasione di apostrofare solitamente con ironia e saccente sarcasmo.

Oggi, la bella e caparbia presidente dei Circoli della Libertà, si gode la sua prima vittoria frutto di un perfetto lavoro basato essenzialmente sul dialogo e la costruzione di rapporti tra persone provenienti da diversi schieramenti politici, uniti da un programma fondato su temi concreti e sulla massima trasparenza. Un metodo di lavoro che ha dato evidentemente i suoi frutti. Una benefica valanga destinata in un prossimo futuro ad investire buona parte d’Italia, come la stessa MVB ha dichiarato in questi giorni. Un esempio che deve necessariamente farci riflettere al di là di quale sia il nostro orientamento politico, in particolare in un momento come questo in cui la tensione è alle stelle e c’è chi vorrebbe fare politica riabbracciando persino i vecchi simboli di una destra e di una sinistra che furono a mo’ di feticci per raccattare improbabili consensi. Ma spesso si dimentica che tra il dire e il fare c’è di mezzo “il saper fare politica” con entusiasmo, intuito, senso della realtà e capacità di guardare al futuro. Tutte cose che sono in grado di fare ancora la differenza.

la-destra-di-storace-con-la-bava-alla-bocca.jpgVi dico francamente che oggi sono molto perplesso. Silvio Berlusconi continua a dire «Restiamo uniti», ma nel centrodestra invece accade puntualmente l’esatto contrario. Non solo il Partito della Libertà resta tuttora un sogno relegato in fondo ad un cassetto, ma di partito in questi giorni ne è nato uno di cui sinceramente ne avremmo volentieri fatto a meno. La Destra di Storace, nata dalla scissione da Alleanza nazionale dell’ex delfino di Fini (seguito poi da altri esponenti di An) altro non è che un patetico tentativo di ritorno al passato. L’aria che si respira all’Assemblea costituente del nuovo partito, che si è svolta in questi giorni al Palazzo dei congressi dell’Eur, è quella di una rimpatriata tra nostalgici del Duce e della fiamma tricolore.

Accanto a Storace spunta persino Assunta Almirante che benedice dal palco i presenti, in un tripudio di braccia tese verso l’alto nel tipico saluto romano di littoriana memoria. Ma la vera sorpresa è rappresentata dalla presenza di Daniela Santanchè, che ha lasciato definitivamente Alleanza nazionale per entrare a pieno titolo nel nuovo movimento dell’ex senatore Francesco Storace. Per lei si parla già di un ruolo di primo piano come quello di portavoce del partito. E questo già spiega molte cose… Ma ciò che mi lascia maggiormente perplesso è che c’azzecca il Cavaliere in un simile contesto in cui l’abito da repubblichino non avrebbe per nulla sfigurato. La spiegazione più plausibile si riassume nel malcelato tentativo di insidiare il più possibile la leadership di Gianfranco Fini, per timore che proprio il Presidente di AN possa avere anzitempo le credenziali sufficienti per succedergli alla guida del centrodestra.

E’ chiaro che stando così le cose, gli appelli di Berlusconi all’unità dei partiti della CDL lasciano il tempo che trovano. Mi domando poi come possa il Cavaliere dire ogni volta la stessa cosa sia davanti alla platea dei Circoli (ieri quelli della Brambilla ed oggi quelli di Dell’Utri) o dei giovani di AN ad Atreju. Parlare di «grande partito dei moderati e dei liberali» ai Club di Adornato ed ai tesserati di Forza Italia, più volte indicato da lui stesso come il vero ed unico grande partito centrista, salvo poi sentirsi fra amici e commuoversi alla vista del saluto romano che la platea di Storace gli rivolge scaldandogli letteralmente il cuore, come da lui stesso sottolineato con orgoglio. Qualcosa evidentemente mi sfugge, visto che tutto mi pare si possa dire delle legioni dell’ex delfino di Fini tranne che definirli “moderati”.

A confermarlo è la stessa Santanchè, che senza giri di parole sottolinea che «non siamo un partito moderato, siamo un partito incazzato, con la bava alla bocca, che non darà tregua a chi tradisce». Con un certo rammarico sono costretto a considerare un ottimo spunto di riflessione un recente editoriale di Angelo Panebianco, che sul Corriere della Sera parla di inevitabile resa dei conti riferendosi agli errori commessi in questi anni dal centrodestra. La politica urlata non è certo quello di cui abbiamo bisogno in questo momento. Nè tantomeno di operazioni nostalgiche assai discutibili, dietro le quali per qualcuno si nasconde solo l’incapacità di guardare al futuro e di liberarsi una volta per sempre dai vecchi retaggi del passato.

aspettando-il-partito-della-liberta.jpgIn questa delicata fase della politica italiana dominata da dubbi ed incertezze sulla tenuta o meno del governo Prodi, per il centrodestra l’approdo verso quella benedetta aggregazione di forze progressiste e liberali, meglio nota come Partito della Libertà, diventa oggi più che mai un percorso assolutamente necessario oltre che propedeutico al fine di rafforzare l’intera compagine dell’opposizione. Nonostante infatti il Cav non abbia mai perso il suo proverbiale ottimismo, la sinistra continua ancora oggi a tenere duro infischiandosene altamente dell’interesse del paese e dello spauracchio incombente di possibili nuove elezioni.

Romano Prodi gioca le sue carte sicuro di poter contare sul potente collante (dal miracoloso effetto) che da sempre unisce i partiti della sinistra: il potere e le poltrone. Oltre naturalmente al sempre verde antiberlusconismo alimentato e diffuso principalmente dai partiti della “cosa rossa”. Sembrerà strano, ma questa curiosa alchimia costituisce ancora oggi la naturale forza di coesione tra le tante anime della sinistra anche quando sembrano dividersi su tutto, salvo ricompattarsi all’ultimo tuffo proprio in virtù di quel gene antiberlusconiano che è parte integrante oramai del loro DNA.

Silvio Berlusconi, paradossalmente, è il nemico più temuto ma anche il miglior collante al tempo stesso per i partiti in seno all’Unione. Più forse di quanto lo sia per i suoi stessi alleati nella CDL. Ormai i proclami su eventuali spallate al governo sortiscono solo l’effetto di rinsaldare la sinistra e di offrire loro spunto per una facile ironia. La migliore risposta deve pertanto arrivare dal terreno politico, così come invocata dalla gente lo scorso 2 dicembre a Roma. In quella occasione il popolo del centrodestra si è presto trasformato in poche ore nel “popolo della Libertà“. Cosa che in realtà non è altrettanto riuscita per vari motivi in tutti questi mesi ai partiti della CDL.

La pessima abitudine dei partiti di guardare al proprio orticello, snobbando le richieste del proprio elettorato e mettendo persino i bastoni fra le ruote ai primi tentativi di aggregazione sbocciati con i Circoli della Libertà di M.V.Brambilla, non hanno certo giovato ad un percorso comune in grado di rafforzare politicamente l’opposizione. Col risultato che oggi siamo ancora ad interrogarci sulla possibilità che possa davvero nascere un Partito della Libertà, quando i nostri avversari sono riusciti persino in breve tempo ad inventarsi il PD di Veltroni, una vera operazione di alta cosmesi in grado di illudere ancora i tanti (non tutti per fortuna) delusi a sinistra. Bisogna ammettere che sul terreno della lungimiranza a sinistra fanno ancora scuola…

E pensare che basterebbe poco per recuperare il terreno perduto e magari rimediare agli errori commessi strada facendo. I consensi sono ancora dalla nostra parte e se andassimo oggi a votare l’esito sarebbe quello che tutti sappiamo e che a sinistra per ovvi motivi temono. “Wait and see”. Aspettiamo e vediamo. Così Silvio Berlusconi ha risposto ai cronisti che gli chiedevano se sia ancora convinto che il governo non supererà la Finanziaria. Ma mentre aspettiamo, caro Cavaliere, mi consenta di rinnovarle l’invito a ribadire con più forza e convinzione la necessità di dare vita a quel Partito della Libertà che gli elettori stanno ancora aspettando.

Ora che anche Casini sembra tornare sui suoi passi e riavvicinarsi alla CDL, nonostante gli elettori dell’UDC in realtà non se ne siano mai veramente allontanati, l’occasione sembra propizia. Il sogno di un partito unico di centrodestra è alla portata di tutti noi. Basta volerlo. E come si sa, anche in politica “volere è potere”.

stato-di-insicurezza.jpgInizialmente prevale l’ottimismo di Romano Prodi, che cerca il dialogo con il centrodestra. Ma a gelare il Premier ci pensa subito Gianfranco Fini, che si fa portavoce di tutta l’opposizione (Casini compreso) e dice no al decreto se l’Unione non accetta alcuni emendamenti correttivi che, vagliati attentamente, appaiono assolutamente ragionevoli. Poi arriva pure Fassino, che dallo studio di Porta a Porta apre come sembra alla possibilità di introdurre le modifiche proposte dagli avversari al provvedimento sulle espulsioni. Pare quasi fatta. Ma, dulcis in fundo, eccoti la sinistra radicale che respinge come da prassi ogni compromesso con la Cdl, accusandola persino di «soffiare sul fuoco del razzismo». Il quadro della situazione non cambia di una virgola. Davanti ad una questione di così rilevante interesse nazionale la sinistra massimalista vuole come al solito dettare l’agenda del governo, facendo pressione affinchè sia vanificato ogni sforzo per dare al paese norme certe e più rigorose in materia di sicurezza. Secondo loro saremmo razzisti nel chiedere più tutela per i cittadini ed una migliore normativa che regoli una volta per tutte l’afflusso indiscriminato di frotte di immigrati che entrano indisturbati nei nostri confini, finendo quasi sempre col vivere di espedienti ed accampandosi in baracche fatiscenti accatastate l’una sull’altra dentro improvvisate favelas che spuntano ormai come funghi nelle nostre periferie. Perchè questa oggi è la realtà che si presenta ai nostri occhi. Bando alle facili ipocrisie, la gente ne ha davvero abbastanza. Adesso, più che mai, gli italiani si aspettano risposte finalmente concrete.

criminalita.jpgIl problema sicurezza si è manifestato in tutta la sua drammaticità con la brutale aggressione da parte di Nicolae Romulus Mailat, romeno di 23 anni, costata la vita a Giovanna Reggiani, la donna italiana di 47 anni moglie di un ufficiale di Marina. Un episodio che ha fatto scattare sull’onda dell’indignazione popolare la immediata trasposizione in legge delle norme sulle espulsioni contenute in un ddl del pacchetto sicurezza. Finalmente un atto concreto, ma che arriva in ritardo rispetto a quelle sono oggi le aspettative e le esigenze di sicurezza dei cittadini.

Non si comprende infatti il senso di un provvedimento come il pacchetto sicurezza appena varato qualche giorno fa dal Consiglio dei ministri, nel quale sono contemplati solo disegni di legge da approvare successivamente e non invece leggi vere e proprie in grado di stabilire fin da subito regole chiare sulla certezza della pena e sulla salvaguardia dei cittadini. Verrebbe da dire che tale iniziativa altro non è stata che il tipico manifesto di buone intenzioni da parte del governo, che prima ancora di pensare all’interesse del paese guarda al contrario al proprio orticello, cercando di evitare possibili inasprimenti in materia di sicurezza che possano in qualche modo dispiacere alla sinistra radicale.

E qui non si tratta di becera strumentalizzazione, come nella maggioranza si grida oggi a gran voce, ma solo di constatazioni reali avvalorate da gravi fatti che mettono in luce l’emergenza sicurezza nel nostro paese in tutta la sua evidente gravità e complessità. Basti pensare alle esplicite dichiarazioni del responsabile per la comunità romena del Partito immigrati, Dumitru Ilinca, che spiega ai giornalisti come «in Romania si ha l’immagine dell’Italia come di un Paese dove si può infrangere impunemente la legge, senza finire in galera, senza pagare in alcun modo». Pare che nel mondo criminale ci sia addirittura un passaparola secondo il quale l’Italia viene considerata un paese dove tutto è permesso.

E così, mentre divampa lo scontro tra governo e opposizione sul tema della sicurezza, Romano Prodi invia telegrammi di cordoglio prima al marito della donna seviziata e uccisa in un campo rom a Tor di Quinto, poi alla comunità valdese in cui era impegnata la Reggiani. Un atto doveroso, al quale non possiamo che unirci tutti prima come uomini poi come italiani. Ma ora, dopo le parole, sarebbe opportuno iniziare a fare un po’ di fatti. Ed è proprio qui che, sinceramente, nascono tutte le mie perlessità e quelle dei tanti italiani che come me non hanno mai creduto alle false promesse della sinistra.

 

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