In questa delicata fase della politica italiana dominata da dubbi ed incertezze sulla tenuta o meno del governo Prodi, per il centrodestra l’approdo verso quella benedetta aggregazione di forze progressiste e liberali, meglio nota come Partito della Libertà, diventa oggi più che mai un percorso assolutamente necessario oltre che propedeutico al fine di rafforzare l’intera compagine dell’opposizione. Nonostante infatti il Cav non abbia mai perso il suo proverbiale ottimismo, la sinistra continua ancora oggi a tenere duro infischiandosene altamente dell’interesse del paese e dello spauracchio incombente di possibili nuove elezioni.
Romano Prodi gioca le sue carte sicuro di poter contare sul potente collante (dal miracoloso effetto) che da sempre unisce i partiti della sinistra: il potere e le poltrone. Oltre naturalmente al sempre verde antiberlusconismo alimentato e diffuso principalmente dai partiti della “cosa rossa”. Sembrerà strano, ma questa curiosa alchimia costituisce ancora oggi la naturale forza di coesione tra le tante anime della sinistra anche quando sembrano dividersi su tutto, salvo ricompattarsi all’ultimo tuffo proprio in virtù di quel gene antiberlusconiano che è parte integrante oramai del loro DNA.
Silvio Berlusconi, paradossalmente, è il nemico più temuto ma anche il miglior collante al tempo stesso per i partiti in seno all’Unione. Più forse di quanto lo sia per i suoi stessi alleati nella CDL. Ormai i proclami su eventuali spallate al governo sortiscono solo l’effetto di rinsaldare la sinistra e di offrire loro spunto per una facile ironia. La migliore risposta deve pertanto arrivare dal terreno politico, così come invocata dalla gente lo scorso 2 dicembre a Roma. In quella occasione il popolo del centrodestra si è presto trasformato in poche ore nel “popolo della Libertà“. Cosa che in realtà non è altrettanto riuscita per vari motivi in tutti questi mesi ai partiti della CDL.
La pessima abitudine dei partiti di guardare al proprio orticello, snobbando le richieste del proprio elettorato e mettendo persino i bastoni fra le ruote ai primi tentativi di aggregazione sbocciati con i Circoli della Libertà di M.V.Brambilla, non hanno certo giovato ad un percorso comune in grado di rafforzare politicamente l’opposizione. Col risultato che oggi siamo ancora ad interrogarci sulla possibilità che possa davvero nascere un Partito della Libertà, quando i nostri avversari sono riusciti persino in breve tempo ad inventarsi il PD di Veltroni, una vera operazione di alta cosmesi in grado di illudere ancora i tanti (non tutti per fortuna) delusi a sinistra. Bisogna ammettere che sul terreno della lungimiranza a sinistra fanno ancora scuola…
E pensare che basterebbe poco per recuperare il terreno perduto e magari rimediare agli errori commessi strada facendo. I consensi sono ancora dalla nostra parte e se andassimo oggi a votare l’esito sarebbe quello che tutti sappiamo e che a sinistra per ovvi motivi temono. “Wait and see”. Aspettiamo e vediamo. Così Silvio Berlusconi ha risposto ai cronisti che gli chiedevano se sia ancora convinto che il governo non supererà la Finanziaria. Ma mentre aspettiamo, caro Cavaliere, mi consenta di rinnovarle l’invito a ribadire con più forza e convinzione la necessità di dare vita a quel Partito della Libertà che gli elettori stanno ancora aspettando.
Ora che anche Casini sembra tornare sui suoi passi e riavvicinarsi alla CDL, nonostante gli elettori dell’UDC in realtà non se ne siano mai veramente allontanati, l’occasione sembra propizia. Il sogno di un partito unico di centrodestra è alla portata di tutti noi. Basta volerlo. E come si sa, anche in politica “volere è potere”.







2 comments
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Novembre 8, 2007 a 11:11 pm
polis
speriamo che nasca presto il partito delle libertà, sarebbe una bella novità per la politica italiana insieme a quella del partito democratico.
Novembre 9, 2007 a 9:54 am
Cristian
Nettamente a favore del Partito dell Lbertà, ho un certo timore (minimo e che non influisce sulla necessità di avere tale nuova entità) che nasce dalla possibilità che all’indomani della creazione del suddetto partito unico, si venga tacciati o indicati come “dei copioni”, “ecco vedi, l’ha fatto il centro-sinistra e subito anche loro che copiano”.
Ecco temo che queste considerazioni (che oserei dire “ben gli stanno”, attuale banda di afflosciati del centro-destra) possano inquinare un minimo da subito l’operato del nuovo parito unico.
Quanto a Silvio, ironicamente parlando, lasciasse domani la politica assisteremmo a due fatti strani:
1. il centro-destra si ritroverebbe a vagare nel nulla, stile mandria di estiame senza controllo;
2. il centro-sinistra si sfalderebbe all’istante, in quanto il collante ch hai gisutament citato nel post, verrebbe a mancare.
Gira e rigira, il punto di riferimento della politica italiana è e rimane Silvio Berlusconi, il quale ha saputo intelligentemente capovolgere la massima “utile, ma non indispensabile” in “indispensabile, ma non utile”.
E succede veramente a pochi di riuscire nell’intento.