brambilla.jpgMa il governo casca o non casca? Questo è la domanda che tutti si pongono oggi in vista del rush finale per il voto sulla Finanziaria. Un vero e proprio tormentone che sta mandando in fibrillazione il mondo della politica italiana in queste ultime ore. Dini e i suoi mantengono ancora il riserbo sul voto finale. Ma dalle ultime indiscrezioni sembra spuntare la verosimile ipotesi secondo la quale i liberaldemocratici diniani potrebbero votare a favore per poi uscire dalla maggioranza. Insomma, un voto di responsabilità che renderebbe ancora più claudicante il governo nell’immediato futuro, ma pur sempre farlo cascare di nuovo “in piedi” anche stavolta. E, fra un esecutivo che casca ed uno irrimediabilmente azzoppato ma che riesce comunque a reggersi in piedi come può, quelli dell’Unione si auspicano certamente il secondo.

La responsabilità del resto non è mai stato il loro forte, quanto invece la loro ostinata forza di coesione davanti allo spauracchio di dover perdere all’improvviso potere e poltrone, ciò per cui vale per loro spendere tutte le proprie risorse ed energie. Al contrario, ciò che è bene per il paese, sembra essere invece essere proprio l’ultimo dei loro pensieri. In ogni caso anche per il centrodestra e per Silvio Berlusconi in particolare, il pensiero dominante è quello di mandare a casa Prodi con tutti i mezzi. Una vera ossessione che lo porta ormai da mesi a fare previsioni quasi sempre mai azzeccate e che oggi, alla luce dei fatti, penso che comincino anche a portare un tantino sfiga…

Con questo non voglio certo criticare l’operato del Cavaliere, che anzi è l’unico che si è sempre dato da fare per tenere insieme una CDL che oggi non avrebbe forse più senso di esistere senza di lui, ma un pizzico di sana autocritica e di senso della realtà in più francamente non guasterebbero. Ho firmato anch’io per mandare a casa Prodi, lo dico sinceramente, ma l’ho fatto più per dovere morale che per autentica convinzione che simili artifici possano davvero influire sulla salute politica di un governo che se ne infischia di tutti noi messi insieme. La raccolta delle firme nelle piazze d’Italia si farà ugualmente, qualunque cosa succeda, ma rischia di avere l’effetto di un dardo scagliato con un arco dalla corda logora e sfilacciata.

A volte, nella vita come in politica, bisogna avere la capacità di capire quando arriva il momento di mettere da parte arco e frecce per iniziare a dialogare nell’interesse comune. Se l’esecutivo dovesse farcela (come probabilmente sarà, salvo clamorosi sviluppi) allora sarà opportuno che il centrodestra faccia pesare sul piatto della bilancia le proprie proposte concrete per dare il via alle necessarie riforme del paese. E’ sul piano della politica che potremo battere un governo diviso su tutto, non sulle congetture o sulle ipotesi di possibili defezioni di qualche senatore della maggioranza. Nè potranno bastare le firme dei cittadini, se pur legittime e sacrosante, a far rinascere quel senso di responsabilità verso il paese che questo governo non ha mai saputo dimostrare fino ad oggi.

Mi viene in mente a tal proposito ciò che è avvenuto in questi giorni lassù sulle montagne, dove l’aria che si respira è più fresca e sopraffina. Mentre a valle tutti si accapigliano, nella piccola cittadina di Courmayeur è avvenuto un piccolo miracolo. Il nuovo sindaco si chiama Fabrizia Derriard, candidata da una lista sostenuta dai Circoli della libertà, Forza Italia e Unione Valdotaine, vittoriosa alle elezioni comunali col sessanta per cento dei suffragi. Una vittoria netta che ha visto trionfare per la prima volta degli esponenti diretta espressione della società civile e che rappresenta al tempo stesso un grande rinnovamento nel modo di fare politica. Questa bella favola, che potrebbe diventare presto realtà in tutto il paese, ce la racconta con il grande entusiasmo che la contraddistingue da sempre proprio quella Michela Vittoria Brambilla che i nostri blasonati politici non perdono mai occasione di apostrofare solitamente con ironia e saccente sarcasmo.

Oggi, la bella e caparbia presidente dei Circoli della Libertà, si gode la sua prima vittoria frutto di un perfetto lavoro basato essenzialmente sul dialogo e la costruzione di rapporti tra persone provenienti da diversi schieramenti politici, uniti da un programma fondato su temi concreti e sulla massima trasparenza. Un metodo di lavoro che ha dato evidentemente i suoi frutti. Una benefica valanga destinata in un prossimo futuro ad investire buona parte d’Italia, come la stessa MVB ha dichiarato in questi giorni. Un esempio che deve necessariamente farci riflettere al di là di quale sia il nostro orientamento politico, in particolare in un momento come questo in cui la tensione è alle stelle e c’è chi vorrebbe fare politica riabbracciando persino i vecchi simboli di una destra e di una sinistra che furono a mo’ di feticci per raccattare improbabili consensi. Ma spesso si dimentica che tra il dire e il fare c’è di mezzo “il saper fare politica” con entusiasmo, intuito, senso della realtà e capacità di guardare al futuro. Tutte cose che sono in grado di fare ancora la differenza.