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Non si stemperano le polemiche in seno al governo nemmeno durante la pausa natalizia. A pochi giorni dall’approvazione della Finanziaria, Lamberto Dini lancia il suo affondo al governo. Agli annunci di Romano Prodi su una imminente riduzione della pressione fiscale e di un «Paese fuori dall’emergenza», l’ex premier dice che si tratta «solo di annunci». Il suo giudizio appare come una vera e propria requisitoria nei confronti del Presidente del Consiglio: «Mi pare che siano mosse disperate - ribadisce Dini - il governo oggi raccoglie soltanto il 25 per cento dei consensi. Al Senato i numeri non ci sono, e quindi la coalizione non ha una maggioranza. Il governo non ha i numeri per governare». Oggi, il leader dei Liberaldemocratici, interpellato telefonicamente ha confermato le sue dure critiche al discorso di Romano Prodi: «Prodi ha fatto una serie di promesse, ma ne erano state fatte anche in passato. Vedremo se avrà la capacità di realizzarle. Servono fatti non annunci». E’ chiaro che, stando così le cose, l’opposizione non possa far altro che dichiarare “aperta” una crisi che di fatto si sta manifestando in tutta la sua palese gravità. Ma è altrettanto doveroso adesso da parte del Senatore Dini fare quello che tutti si aspettano, ovvero un atto concreto di coerenza politica che non lasci spazio alcuno alle illazioni. Non dimentichiamoci infatti che lo stesso Dini, fino a qualche giorno fa, pur dichiarando mal di pancia continui non ha comunque fatto mancare il suo voto di fiducia all’attuale esecutivo. Sarebbe quanto mai opportuno pertanto far seguire agli annunci finalmente anche i fatti! La coerenza è una virtù (non un opzione) che scaturisce dal coraggio politico.
Lo hanno calunniato, offeso, privato della propria dignità morale. Ma oggi, per il generale Roberto Speciale, è arrivato finalmente il giorno del riscatto. Dopo la sentenza del Tar che la scorsa settimana aveva accolto il suo ricorso contro la rimozione dall’incarico decisa dal governo, con una lettera inviata al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano l’ex comandate generale della Guardia di finanza ha rassegnato le proprie dimissioni. «Questa mia scelta, è l’ultimo atto che, da militare, intendo fare a servizio della Guardia di Finanza e dello Stato, non desiderando più collaborare con il governo in carica». Un colpo di scena che tecnicamente riporta le cose ad uno stato precedente, riconfermando di fatto il generale Cosimo D’Arrigo come nuovo comandante della Guardia di Finanza. Ciò non toglie che il generale Roberto Speciale, così facendo, si sia tolto quei fastidiosi sassolini dalle scarpe che si portava dietro ormai da qualche tempo. Un uomo che antepone ancora l’onore e la dignità come valori supremi da difendere prima di ogni cosa. «Per me - scrive il generale - l’annullamento giurisdizionale della mia rimozione vale più di qualunque somma, perché un riscatto morale non ha prezzo». In un paese come il nostro, in cui tutto ha sempre un prezzo (princìpi e valori compresi), ecco un uomo davvero speciale!
Il cavaliere prova a ricucire. Ma l’accorato appello di Silvio Berlusconi, che rivolge parole di «affetto e amicizia» agli alleati della ex Casa delle libertà ai quali afferma persino di volere «un mare di bene», non sembra aver sortito l’effetto desiderato. Gianfranco Fini annuncia infatti la sua intenzione di mettere in campo una nuova formazione di centrodestra alternativa alla sinistra anche senza Berlusconi. «La Cdl è stata demolita da Silvio. Ma un sistema di alleanze alternative al Pd o all’Unione è possibile con o senza il demolitore. Il monopolio della politica non è previsto». Toni tuttaltro che concilianti nelle dichiarazioni di Fini rilasciate al direttore di Libero Vittorio Feltri. L’orgoglio appare attualmente l’elemento determinante che spinge il leader di AN a rispedire al mittente gli appelli alla riappacificazione del presidente di Forza Italia. E così oggi anche dal partito azzurro si fanno sentire le prime reazioni all’atteggiamento ostile di Fini. “Gianfranco Fini mistifica la realtà, sia per ciò che riguarda il passato, sia per ciò che riguarda il presente”. Questa la dura replica dei due coordinatori di Forza Italia Sandro Bondi e Fabrizio Cicchitto. L’ingresso di AN nel nuovo partito di Berlusconi sembra ormai un’ ipotesi sempre più remota e persino le strade tra i leader dei due maggiori partiti di centrodestra sembrano ora dividersi inesorabilmente. Spiace soprattutto vedere come Gianfranco Fini lasci più spazio oggi all’orgoglio che alla ragione, mentre Berlusconi cerca invano di recuperare i propri alleati dopo averli prima buttati giù dalla barca senza tanti complimenti. In questa storia forse entrambi hanno le proprie ragioni, ma a quelle degli elettori sempre più confusi e sconcertati chi ci pensa? Ieri due opposizioni, oggi due possibili centrodestra uno con e l’altro senza Berlusconi… C’è qualcosa che mi sfugge o forse è la situazione che sta sfuggendo di mano.
Non si placa l’ira di Gianfranco Fini. I suoi toni sono più duri del solito. Tanto da sembrare oggi quelli di un avversario politico più che quelli più concilianti di un alleato storico con il quale Silvio Berlusconi ha condiviso per anni valori, ideali e ben cinque anni di governo, il che di questi tempi non è poco. Certo, il Cav non è persona facile. Quando parte in quarta sembra un treno in corsa che nessuno riesce più a fermare. Ha grandi pregi ed un carisma naturale che pochi possono vantare, ma i difetti a volte sono altrettanto grandi come la sua ingombrante personalità.
Difficile però farglieli notare soprattutto quando è capace come nessuno di ribaltare d’improvviso la situazione con un guizzo di genio o un colpo di testa dei suoi, come gli abbiamo sempre visto fare fin da quando nel lontano 1994 scese per la prima volta in campo inventandosi un partito che ancora oggi domina la scena politica italiana. Insomma, Berlusconi è Berlusconi! E poco ci può fare anche Gianfranco Fini, che peraltro ho sempre stimato ed apprezzato come uomo e come politico. Per questo oggi, come tanti credo, resto particolarmente amareggiato nel sentirlo parlare come un avversario e con un livore che non appartiene al suo stile.
Mi auguro che Fini e Berlusconi sappiano ritrovare presto l’intesa di un tempo, prima che sia troppo tardi. Mi auguro che prevalga il comune senso di responsabilità, l’attaccamento ai valori e agli ideali per i quali insieme hanno combattutto e conquistato la fiducia di quella metà del paese che altro non attende che di tornare alle urne per confermarli come loro leader alla guida del paese. Si confrontino entrambi lealmente lontano da giornalisti e telecamere. Si affrontino faccia a faccia e se le cantino una volta per tutte come si deve, ma poi cerchino almeno un buon motivo per ritrovare la strada del buon senso e di una plausibile riconciliazione. Perchè questo vuole la gente, questo si aspetta oggi il popolo della libertà.
Gli sprechi messi in atto dalla attuale amministrazione fiorentina sono stati recentemente oggetto di alcuni accertamenti da parte della Guardia di Finanza. Tra opere pubbliche in via di realizzazione (con grandi ritardi) oppure abortite a metà dell’opera e costi che lievitano a dismisura rispetto alle stime iniziali, Firenze minaccia le sue bellezze storiche mettendo in crisi i ritmi di vita e le tasche dei suoi cittadini. Sono proprio questi ultimi come al solito a subirne le conseguenze più pesanti in termini di sacrifici economici e costanti disagi quotidiani in fatto di viabilità. Un’occhiata a questo video (tratto dalla Tv della Libertà) può essere utile a farvi un’idea più chiara sulla questione.
Tanti piccoli microcosmi in costante conflitto tra di loro. Questa è la fotografia della maggioranza all’indomani del pesante affondo di Fausto Bertinotti che ha liquidato senza mezzi termini questo governo dell’Unione come «un’esperienza fallimentare». Rincara la dose il segretario del Prc Franco Giordano che dichiara: «Prodi non è più garante dell’Unione». Bordate che lasciano il segno. Romano Prodi assomiglia sempre più al capitano del Bounty e la trama della celebre pellicola sembra la stessa, se non fosse che gli ammutinati in questo caso altri non sono che i rappresentanti del suo governo. Proprio come il Bounty, infatti, il vascello dell’Unione, salpato alla volta di un paradiso tropicale, si è ritrovato presto in acque burrascose, fino ad entrare nella storia come uno dei più improduttivi ed impopolari governi degli ultimi anni. Nonostante tutto, il premier ostenta ancora sicurezza. Anzi, con assoluta nonchalance oggi replica: «Sono tranquillo, la legislatura va avanti». La sindrome da Capitano William Bligh si è ormai impadronita di lui. Un atteggiamento che sta lentamente portando all’esasperazione i suoi marinai fino a spingerli all’ammutinamento. Dal film alla realtà in definitiva il passo è breve. Ed è anche facile intuire che stanno ormai per scorrere i titoli di coda.
Libero di Feltri oggi titolava “Tornate uniti“, riferendosi al sondaggio curato da Renato Mannheimer in base al quale il sessanta per cento degli elettori ritiene che i partiti del centrodestra debbano mantenere tra loro una linea politica più unitaria. Ma Silvio Berlusconi, a dispetto di quanto espresso proprio in questo articolo, secondo alcune curiose indiscrezioni (??) sembra invece andare nella direzione opposta. Se fino a qualche giorno fa erano Fini e Casini a fare i sostenuti, oggi, proprio nel momento in cui i due leader di An e Udc sembrano lanciare messaggi distensivi, il Cavaliere se ne sarebbe uscito di punto in bianco con una delle sue durante una riunione a porte chiuse con i coordinatori regionali e i vertici di Forza Italia.
Oggetto dell’affondo di Berlusconi questa volta pare sia stato Pier Ferdinando Casini. Secondo quanto avrebbero riferito alcuni partecipanti (ma qui il condizionale è quanto mai d’obbligo), Berlusconi avrebbe dichiarato che Casini punterebbe sulla cosiddetta “Cosa bianca” per fare l’ago della bilancia tra i due poli e si sarebbe persino lasciato sfuggire affermazioni del tipo «Secondo me finirà per allearsi con il centrosinistra»… Inutile dire che puntuale come un orologio svizzero è arrivata la smentita di Bonaiuti: “È ovvio ed evidente che quanto è stato riportato in merito ad alcune dichiarazioni attribuite al presidente Silvio Berlusconi, durante un incontro con i coordinatori regionali, non corrispondente assolutamente al vero”.
Mi sorge a questo punto spontaneo il sospetto che qualcuno (guarda caso…) stia tentando di mettere zizzania tra i leader del centrodestra proprio nel momento in cui stanno iniziando a manifestarsi i primi segnali di disgelo (un classico!). E qui anche uno stupido capirebbe che per quanto il cavaliere possa essere a volte incontenibile e sfuggire spesso alle logiche della politica possa aver detto o fatto simili affermazioni dopo aver chiaramente invitato i suoi alleati ad unirsi a lui nel nuovo progetto. Il ruolo di Tafazzi si addice piuttosto all’ Unione in questo momento, che cerca di restare a galla come può per arginare proprio un Berlusconi tornato all’apice dei consensi. Al di là di tutto sono convinto che la fase da ectoplasma sia stata già ampiamente superata e che nel centrodestra si andranno da oggi in poi ridelineando i contorni di un progetto comune che nessuno potrà oramai più fermare.
Anche Gianfranco Fini, passata la buriana, come era prevedibile ha manifestato la volontà esplicita di riprendere il filo del dialogo con il Cavaliere. Tutti i tasselli stanno piano piano ritornando al loro posto. Non saranno pertanto né gli screzi di questi giorni né le frasi riportate qua e là in modo sibillino da qualche giornalista o disfattista di turno a fermare l’irreversibile processo di rinnovamento politico avviato da Silvio Berlusconi, con il tacito consenso dello stesso Walter Veltroni. La cosa è già in uno stadio troppo avanzato e ormai incontrollabile anche per chi pensa di poter riportare le lancette dell’orologio ai giorni dell’immobilismo tanto gradito ai fanatici della poltrona. Il dado è tratto e non si torna più indietro. Così almeno ci insegna la storia.
Alla fine l’ha spuntata il popolo. L’esito della consultazione ha visto prevalere anche se di poco il Popolo della libertà (53%) sul Partito della libertà (47%). Il responso dei gazebo allestiti tra sabato e domenica in tutto il paese, hanno altresì dato adito a Silvio Berlusconi di confermare che il nuovo soggetto politico sarà il nuovo tetto sotto il quale radunare tutti i liberali e i moderati d’Italia. «Le nostre porte sono aperte a tutti», ha detto rivolgendosi agli ex alleati, nell’auspicio che possano presto confluire nella nuova casa comune. Il primo a fare un gesto distensivo in tale direzione è stato Pier Ferdinando Casini. Il leader dell’Udc al suo arrivo a Palermo si è fermato al gazebo allestito in piazza De Gasperi lasciando comunque una breve testimonianza di simpatia. Ancora più esplicito il messaggio a Berlusconi dal salotto di Domenica In: “Caro Silvio, non dire più che la colpa è solo dei tuoi alleati, riconosci con umiltà i tuoi sbagli e torniamo a lavorare insieme per il bene del paese e per la caduta rapida del Governo Prodi». Spiragli che fanno ben sperare, in un momento in cui i rapporti tra gli ex alleati della CDL sembrano ancora compromessi. Fini gioca a fare ancora il duro, mentre oggi è tornato a tuonare anche il Senatùr. Ultimi sussulti di vecchie logiche politiche assai dure a morire. Ma il popolo dei gazebo ha già deciso ormai anche per loro. Quel popolo (figlio del 2 dicembre) che oggi è più unito che mai.








