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Ora l’imperativo è uno solo: andare al voto. Del resto “questo è quello che vogliono gli italiani”, dicono da Forza Italia ad An, passando pure da Lega e UDC.
Per l’occasione si ricompatta perfino la CDL al gran completo (ma non era un ectoplasma??…), mettendo in evidenza che quando si tratta di tornare a governare le scarammucce e le ripicche dei mesi precedenti diventano solo un lontano ricordo e Berlusconi premier mette ancora una volta tutti d’accordo. Resta solo un interrogativo che mi frulla per la testa in questi giorni, fastidioso quasi come il ronzio di una zanzara che ti sveglia proprio nel momento in cui vorresti lasciarti andare placidamente tra le braccia di Morfeo: e il Popolo della Libertà?? Non si parlava altro che di questo da quando lo stesso Silvio Berlusconi fece il suo celebre annuncio dal predellino, suscitando l’entusiasmo di molti me compreso. Alla luce dei fatti, anche l’operazione Popolo della Libertà sembra per il momento congelata e rinviata a data da destinarsi. Sempre che tale operazione, che era sempre stata negli ultimi mesi in cima ai pensieri di Silvio Berlusconi, non sia adesso finita in fondo alla sua agenda tra le annotazioni di secondaria importanza. A dire la verità, se fosse stato per i suoi alleati ed i suoi colonnelli in Forza Italia, l’avrebbero volentieri internato in qualche casa di riposo prima di fargli fare un simile annuncio al paese (se solo l’avessero saputo prima…) in quel fatidico pomeriggio di domenica 18 novembre. E forse oggi sono tornati tutti uniti per il semplice fatto che la caduta di Prodi ha rappresentato proprio quell’utile diversivo alle derive populistiche ed anti-politiche del cavaliere in veste di giustiziere dei parrucconi della politica. Anzi, i parrucconi oggi si fregano le mani al solo pensiero che il Cav possa tornare a fare il premier dimenticandosi magari di tutti quei buoni propositi del tipo “rovesciamo la piramide” e ridiamo la politica in mano ai cittadini. Ho paura che nulla cambierà in positivo a parte il fatto che al centrodestra torneranno probabilmente a breve in mano le redini del paese. Ma a queste condizioni ci sarà davvero di che rallegrarsi? Nemmeno la grinta di MVB, che a me piace definire un po’ come la Giovanna d’Arco della politica italiana, potrà fare più di tanto davanti a quest’improvviso ed inarrestabile rigenerarsi della vecchia politica. Il rischio è che il palazzo alla fine cambi solo colore ed inquilini, ma non lo stile e la forma della politica. Si tratta solo di cattivi pensieri? Speriamo…
L’ingresso nel Popolo Della Libertà segna per tutti noi una tappa fondamentale per iniziare a gettare le basi di quel cambiamento che oggi si attendono gli italiani. Anche noi, qui in Toscana, siamo pronti a diventare protagonisti attivi di questo cambiamento. Chi più dei Circoli della Libertà può meglio interpretare oggi il rinnovamento politico invocato dai Silvio Berlusconi? Se rovesciamo la piramide in cima troviamo i cittadini e con essi anche gli attivisti dei circoli, che altro non sono che cittadini che hanno scelto di scendere direttamente in campo e lottare in prima persona contro l’immobilismo politico in cui versa da tempo il nostro paese. L’ingresso nel Popolo della Libertà ci da’ oggi la consapevolezza di un maggior peso politico e di una responsabilità alla quale non vogliamo e non dobbiamo venir meno. Per questo credo che dovremo principalmente direzionare la nostra azione politica verso i problemi concreti con i quali siamo costretti a combattere quotidianamente nella vita reale, quella che i politici, chiusi da tempo nei loro palazzi, hanno perso oramai di vista. Concentrarci principalmente sui problemi e le esigenze locali, comprese le piccole cose che riguardano magari un quartiere o una zona della nostra città. E’ da li che dobbiamo iniziare a poco alla volta a costruire quell’indispensabile rapporto di fiducia con i cittadini utile a costruire quel consenso necessario affinchè possano in un prossimo futuro individuarci come loro rappresentanti nelle istituzioni ed amministrazioni locali. Si tratta di un percorso ambizioso, ma possibile. Un percorso attraverso il quale indirizzare principalmente la nostra azione politica verso l’obbiettivo che ci siamo prefissi fina dal primo giorno, ovvero quello di incarnare quello spirito di rinnovamento politico di cui oggi il nostro paese ha estremo bisogno.
Che Clemente Mastella fosse il tipico esempio di politico intrallazzone e con le mani sempre in pasta tra politica ed affari personali (o meglio familiari), era cosa già nota a tutti o almeno facilmente immaginabile. Il terremoto giudiziario che ha travolto il guardasigilli e la moglie Sandra Lonardo, presidente del Consiglio regionale della Campania, non ci sorprende tanto per le motivazioni in sè, ma piuttosto per le modalità e le tempistiche con le quali i provvedimenti dei giudici titolari dell’inchiesta siano scattati così repentinamente. C’è chi parla di giustizia ad orologeria, avvalorando così le tesi già espresse a suo tempo da Silvio Berlusconi, secondo il quale una parte della magistratura opera con il preciso intento di condizionare palesemente la politica. E chi, come la consorte dell’ex ministro, parla di evidenti ritorsioni nei confronti del marito per essersi sempre contraddistinto nella strenua difesa dei valori cattolici. Insinuazioni e sospetti che troverebbero anche legittima conferma per le modalità e la frettolosa esecuzione con le quali la Procura di Santa Maria Capua Vetere ha dato seguito ai provvedimenti. Ma pur concedendo tutti i benefici del dubbio, resta il fatto che nel mirino della procura oltre a Mastella e signora siano finiti altri ventidue amministratori tra sindaci, assessori e consiglieri (quasi tutti dell’Udeur), indagati a vario titolo per falso, corruzione, rivelazione di segreto d’ufficio. In totale 23 ordinanze di custodia (19 delle quali ai domiciliari). Agli arresti sono finiti anche Carlo Camilleri, ingegnere, consuocero dei Mastella; il suo collaboratore, Antonello Scocca, e Domenico Pianese, docente di idraulica all’Università Federico II. Ai domiciliari, oltre a Sandra Lonardo, il sindaco di Benevento e una lunga lista di funzionari, professori e politici, tutti legati direttamente o indirettamente a quanto sembra (ma è comunque tutto ancora da verificare) ai coniugi Mastella. Anomala apparirebbe anche la nomina alla guida del consorzio Asi di Benevento di Luigi Abbate, secondo la procura un “uomo di Mastella”. La nomina del commissario straordinario sarebbe stata liberamente designata proprio dal guardasigilli e ordinata al governatore Antonio Bassolino che, successivamente, avrebbe firmato l’ordinanza. E così un’inchiesta volta a scoperchiare il sistema di potere dell’Udeur in Campania si è trasformata in un vero e proprio caso politico che rischia di mandare in crisi persino il governo. Ma l’Italia dei Mastella non è che un esempio. Ad essere malata probabilmente è l’intera classe politica del nostro paese, risultato di anni di malcostume politico sotto gli occhi di tutti. Basti soltanto pensare che oggi a Napoli si racatta la spazzatura solo intorno alla casa del sindaco. Vizi, privilegi e consuetudini di una “casta” che ci portiamo dietro da sempre come un ingombrante fardello.
Dal 2003, inizio del conflitto in Darfur, migliaia di donne e bambine sopra gli otto anni sono state stuprate e ridotte a schiave sessuali dai miliziani janjaweed.
Gli attacchi avvengono spesso mentre le donne si allontanano dai campi profughi, per le normali attività di ogni giorno, e gli stupratori sono quasi sempre in gruppo. Di ritorno al campo, le donne vengono rinnegate dalle loro stesse famiglie. Lo scopo dei janjaweed, con la complicità delle forze regolari sudanesi, è infatti umiliare, punire, controllare, e terrorizzare la comunità da cui provengono. Lo stupro diventa così un’arma e porta, oltre al trauma in sè, le mutilazioni genitali, le ferite, l’alto rischio di contrarre e diffondere l’AIDS e altre malattie sessuali. Refugees International ha ora rilasciato “Laws Without Justice”, un dossier sull’accesso ai servizi legali delle vittime di stupro in Sudan: ne emerge un quadro dalle tinte fosche, in cui le donne sono vittime due volte. Un chiaro esempio è il rischio, per la donna che denuncia le violenze ma che non riesca a provarle, di essere accusata di ” zina”, adulterio: la pena è morte per lapidazione per le donne sposate o centinaia di frustate per chi non lo sia. Anche il ricorso alle cure mediche fornite dalla ONG presenti in Darfur risulta difficile e rischioso. Le ONG sottostanno alle rigide regole del Governo per continuare a operare nel terriorio, nonostante intimidazioni e attacchi, e perdono così molta della fiducia delle vittime, costrette spesso a compilare un modulo di denuncia che le espone ai rischi della giustizia sudanese. Queste sono solo due delle conclusioni a cui sono giunte le analisi della Refugees International. Il resto lo trovate qui.
Link: ” Darfur Advocacy Agenda“: come fermare la violenza sessuale in Darfur
(da Italian Blogs for Darfur)
Non contenti di aver dato vita ad uno dei governi più contestati ed improdutivi degli ultimi anni, ora vorrebbero pure mettere il bavaglio alla stampa. Luciano Violante, presidente della commissione Affari istituzionali della Camera, afferma che l’informazione, se non corretta, potrebbe accrescere il senso di insicurezza dei cittadini. E sul concetto di “corretta informazione” dipende da quale prospettiva si guardano i fatti e gli avvenimenti circostanti. O forse sarebbe meglio dire quali fatti raccontare e quali fare a meno di mettere in evidenza per non turbare troppo la tranquillità del Palazzo. Questo in effetti appare in sintesi il messaggio che lo stesso Violante ha cercato di trasmettere ai direttori dei principali telegiornali nazionali convocati a Montecitorio. Al centro del dibattito proprio «i dati statistici sull’andamento della criminalità» e la «percezione di insicurezza nei cittadini», dovuta – secondo l’ex presidente della Camera – anche al «sistema dell’informazione e della comunicazione, con particolare riguardo al modo in cui esso sceglie e presenta le notizie, nel formarsi e nel diffondersi di un’opinione condivisa sul grado di sicurezza di una comunità». Per dirla in parole semplici, diciamo che al governo gradirebbero meno attenzione dedicata ai fatti di cronaca per non dare ai cittadini la percezione di uno stato incapace di difenderli efficacemente dal crimine e dal degrado nel quale siamo precipitati. Insomma, un goffo tentativo di dettare la linea su come raccontare le notizie di cronaca nera agli italiani in salsa rosa, edulcorando opportunamente le notizie più cruente. Inutile dire che la cosa ha suscitato la sdegnata reazione dei diretti interessati. «Convocare i direttori per dimostrare che le news contribuiscono al senso di insicurezza ci farà scendere in un’altra classifica: quella della libertà di stampa» ha detto Clemente Mimun, direttore del Tg5. Sulla stessa lunghezza d’onda anche le reazioni dei colleghi degli altri Tg. Tanto che Violante, visibilmente imbarazzato, è stato costretto a fare dietrofront per gettare acqua sul fuoco. Dopo le promesse impossibili di Romano Prodi di traghettare il paese verso il benessere e la felicità (salvo il fatto che poi è accaduto esattamente il contrario…), oggi pur di nascondere la realtà vorrebbero mostrarci un’Italia alla stregua della fattoria del mulino bianco. Ma la sfiducia dilagante tra i cittadini, generata dalle bugie e dalla cattiva politica, è ormai un dato di fatto in grado di smentire ogni possibile via di fuga dalla realtà.
“Napule e’ mille culure napule e’ mille paure napule e’ ‘a voce d”e criature che saglie chianu chiano e tu saje ca nun si sola”… Sono i versi di una delle più belle e suggestive canzoni di Pino Daniele. Una canzone che racconta Napoli e lo spirito di Napoli nel modo migliore che solo un grande artista come lui, napoletano doc, poteva fare. La bellezza di una grande città simbolo del nostro paese e della nostra italica cultura viene oggi offuscato da quelle immagini vergognose che stanno facendo il giro del mondo e che stanno offendendo i napoletani e l’Italia intera. Quando penso a Napoli mi vengono in mente Totò e Massimo Troisi, Carosone e Roberto Murolo, il Maschio Angioino e il Palazzo Reale, il Teatro San Carlo e la Galleria Umberto. Non posso pensare che oggi sia la mondezza a primeggiare su questo straordinario patrimonio artistico e culturale. Gli unici che oggi restano impassibili davanti a questo paradosso sono proprio coloro che nella spazzatura ci hanno sguazzato per anni senza fare niente. La mondezza che sta sommergendo Napoli non è che il risultato di anni di immobilismo politico e di palese incapacità dei governi locali che si sono via via succeduti. Ed oggi che è partita la caccia alle responsabilità politiche, l’attenzione non può che concentrarsi su chi, negli ultimi quindici anni, ha ricoperto nell’ordine le cariche di sindaco di Napoli, presidente della Campania e commissario per la gestione dei rifiuti. Tutti chiedono oggi le dimissioni di Antonio Bassolino, un uomo che la politica la fa da quarant’anni e che per ben tre lustri ha ricoperto incarichi di governo locale. Ma per certi politici la poltrona è tutto e va pure bene difenderla ad oltranza, in barba alle proprie responsabilità e all’interesse dei cittadini che resta l’ultimo dei pensieri. Forse nella spazzatura si sentono da sempre a proprio agio, tanto da non sentirne nemmeno più la puzza. Di questa classe politica oggi ne abbiamo piene le tasche.
Strano paese il nostro, nel quale i poveri aumentano ogni giorno di più, i mutui strozzano le famiglie, gli operai muoiono sul lavoro ed una città come Napoli, famosa in tutto il mondo come simbolo dell’italianità, sprofonda sommersa dall’immondizia nel disinteresse generale dei nostri politici. Troppo presi forse oggi dal disquisire su problemi di carattere etico e teologico come la questione dell’aborto e della legge 194, argomento attualmente tra i più gettonati nei corridoi di Montecitorio. L’accostamento francamente assurdo posto da Giuliano Ferrara fra la moratoria sulla pena di morte e quella sull’aborto sviluppata sulle ali del successo della prima, mi pare tipico di un costume tutto italiano che mischia a volte capra e cavoli a proprio piacimento. Per non parlare poi di quel sant’uomo di Sandro Bondi e di quella santa donna di Paola Binetti, che sembrano ormai Don Abbondio e la sua perpetua alle prese con una battaglia che certo non può trovare plauso se non in chi ha perso anche quel minimo di buon senso e di percezione della realtà che dovrebbe competere a chi siede sugli scranni di un Parlamento. Non dimentichiamoci che proprio quest’ultimo è un organismo che avrebbe il dovere infatti non soltanto di fare le leggi, ma anche e soprattutto di tutelare quelle che almeno in parte funzionano al di là delle possibili strumentalizzazioni politiche o, peggio, di quelle deleterie derive catto-bigotte che si rivelano in molti casi del tutto irrazionali. Scusate pertanto se non vi seguo su queste dissertazioni di palazzo e mi rifiuto di prendere una qualsiasi posizione se non quella di esortarvi a pensare a questioni certamente più contingenti. In questo momento i problemi del paese sono ben altri, credo… Benvenuti nel 2008!







