munnezza.jpg“Napule e’ mille culure napule e’ mille paure napule e’ ‘a voce d”e criature che saglie chianu chiano e tu saje ca nun si sola”… Sono i versi di una delle più belle e suggestive canzoni di Pino Daniele. Una canzone che racconta Napoli e lo spirito di Napoli nel modo migliore che solo un grande artista come lui, napoletano doc, poteva fare. La bellezza di una grande città simbolo del nostro paese e della nostra italica cultura viene oggi offuscato da quelle immagini vergognose che stanno facendo il giro del mondo e che stanno offendendo i napoletani e l’Italia intera. Quando penso a Napoli mi vengono in mente Totò e Massimo Troisi, Carosone e Roberto Murolo, il Maschio Angioino e il Palazzo Reale, il Teatro San Carlo e la Galleria Umberto. Non posso pensare che oggi sia la mondezza a primeggiare su questo straordinario patrimonio artistico e culturale. Gli unici che oggi restano impassibili davanti a questo paradosso sono proprio coloro che nella spazzatura ci hanno sguazzato per anni senza fare niente. La mondezza che sta sommergendo Napoli non è che il risultato di anni di immobilismo politico e di palese incapacità dei governi locali che si sono via via succeduti. Ed oggi che è partita la caccia alle responsabilità politiche, l’attenzione non può che concentrarsi su chi, negli ultimi quindici anni, ha ricoperto nell’ordine le cariche di sindaco di Napoli, presidente della Campania e commissario per la gestione dei rifiuti. Tutti chiedono oggi le dimissioni di Antonio Bassolino, un uomo che la politica la fa da quarant’anni e che per ben tre lustri ha ricoperto incarichi di governo locale. Ma per certi politici la poltrona è tutto e va pure bene difenderla ad oltranza, in barba alle proprie responsabilità e all’interesse dei cittadini che resta l’ultimo dei pensieri. Forse nella spazzatura si sentono da sempre a proprio agio, tanto da non sentirne nemmeno più la puzza. Di questa classe politica oggi ne abbiamo piene le tasche.