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walter_pd.jpgPrimo inciampo per Veltroni e la sua allegra brigata del PD. L’Obama de noantri, che vuole darci a bere di voler correre da solo, in realtà nel suo viaggio in giro per l’Italia disastrata da Prodi imbarca sul suo pulman tutti gli autostoppisti che incontra lungo la strada. Tant’è che alla prima fermata ha fatto salire quell’azzeccagarbugli di Di Pietro che gli ha scombussolato subito i piani con quel curioso progettino di tagliare metà canali tv. Poi, non contento, ha riservato pure nove posti persino ai radicali, rovinando quella mistica atmosfera da gita di parrocchia che si era venuta a creare a bordo tra gli allegri gitanti. Insomma, tra un “Yes we can” e un “si può fare ma anche no”, il Walter nazionale si è beccato alla fine una sonora risciacquata di capo dalla vasta componente Teodem che tiene in piedi buona parte dei consensi del PD. Un autentico autogol di quelli che rischiano di pesare non poco ai fini della campagna elettorale appena avviata. La prima ad infierire è stata ovviamente Famiglia Cristiana. Il titolo in prima pagina non lascia spazio all’immaginazione: «pasticcio veltroniano in salsa pannelliana». Il clima si fa subito rovente prima ancor di cominciare e per il candidato premier della sinistra la corsa in velocità subisce un brusco rallentamento. La compagnia non è più tanto allegra come prima. Anzi, le insofferenze ed il clima di sospetto che hanno caratterizzato l’impossibile convivenza tra le due anime opposte (quella riformista e quella radicale) nel governo Prodi, sembrano riproporsi ora come un fatale déjà vu tra laici e cattolici. Posizioni intransigenti e totalmente inconciliabili fra loro, tipico di una sinistra che perde il pelo ma non il vizio. E se è vero che il buongiorno si vede dal mattino, appare altrettanto evidente come il programma e le proposte del PD siano soltanto fumo negli occhi per abbindolare gli elettori. Forse qualcuno ci può cascare, ma anche no…

veltrusconi.jpgCerte volte mi domando se un vero e proprio rinnovamento della poltica italiana potrà mai diventare realtà nel nostro paese. Se da una parte Beppe Grillo ha lanciato per primo il sasso nello stagno dell’antipolitica, senza ottenere però altro che maggiore notorietà per sè e per il suo seguitissimo blog, dall’altra sono sempre di più i politici che si sono messi a cavalcare l’onda riciclandosi nei più svariati modi e nelle più svariate forme, dimostrando a volte capacità di trasformismo da fare quasi invidia ad un Arturo Brachetti. La politica diventa quasi avanspettacolo, i nostri politici attori consumati che competono tra loro solo per rubarsi la scena. Così le campagne politiche, basate su promesse quantomai inverosimili ed il più delle volte simili tra loro nella sostanza e nella forma. Sia Veltroni che Berlusconi dichiarano di voler tagliare le tasse e di rilanciare l’economia, di voler dare spazio al nuovo e di essere essi stessi il nuovo. Ma non basta cambiare simboli e vessilli, sciogliere vecchi partiti in un solo calderone e proporre improbabili restyling atti solo a confondere le idee, salvo poi ripresentare nelle liste elettorali esattamente gli stessi protagonisti della scena politica di questi ultimi decenni a questa parte. Qualcuno corre in compagnia, qualcuno corre da solo. Qualcuno forse si sarà fatto anche qualche lifting, si tingerà pure i capelli, ma gli atteggiamenti e lo stile sono in definitiva sempre quelli tipici dei parrucconi di casa nostra. Basta farsi un giretto sulla rete per capire quanto persino quella piramide rovesciata alla quale si riferiva il Cavaliere nel celebre discorso dal “predellino” sia stata solo una romantica e quantomai suggestiva trovata per entusiasmare gli animi. La cosa è pure riuscita sul momento, ma oggi, alla luce dei fatti, sono in tanti a chiedersi cosa sia effettivamente cambiato. Veltroni, uno che fa politica da ben trentanni, si pone alla testa di una formazione che sulla carta pretende di presentarsi come una spregiudicata novità atta a modificare la scena della politica italiana. Peccato che lo stato maggiore del PD sia oggi formato per la quasi totalità di fedelissimi di Romano Prodi che sono stati tra le figure di spicco di un governo appena uscito da un fallimento storico. Non c’è davvero da consolarsi guardando in casa nostra, tra le file di un centrodestra i cui volti arcinoti (a cui vanno aggiungersi pure vecchie conoscenze del governo precedente) si mescolano tra loro confondendosi nel caldo abbraccio del Popolo della Libertà. E questo sarebbe il tanto atteso rinnovamento della classe politica italiana? Se Silvio Berlusconi volesse davvero dare una reale dimostrazione di coraggio politico dovrebbe seriamente dare spazio ad un genuino ricambio generazionale. Sarebbe sufficiente rivolgere la propria attenzione per esempio ai Circoli della Libertà, ai tanti blogger, alle centinaia di giovani attivisti di quella sfera viva e pulsante di cui fanno parte i numerosi movimenti di area liberale che rappresentano il futuro, la continuità delle idee e dei valori che sono alla base della destra moderna di domani. E allora vi dico scendiamo in campo! Diamo corpo e convinzione alle nostre idee! L’idea di una petizione unbloggerallacamera.jpgon line come quella ideata da Edoardo Colombo, blogger fondatore de “il Giulivo, è una delle prime iniziative in tal senso che merita tutto il nostro appoggio. Un Blogger alla Camera dei Deputati rappresenta quell’idea di rinnovamento che potrebbe innescare finalmente un processo che possa veramente partire dal basso, dalla cosiddetta base dalla quale ricostruire una politica nuova e meno arroccata nei palazzi del potere. Altrettanto si può dire dei Circoli della Libertà, progetto al quale il sottoscritto ha aderito con grande entusiasmo fin da subito, ma che rischia di arenarsi se il lavoro da essi svolto fino ad oggi nelle varie regioni del paese con straordinario entusiasmo non sarà valorizzato dall’ingresso dei propri rappresentanti nella politica attiva a livello locale e nazionale. Dalla rete, dai circoli e dai tanti movimenti che sono espressione del corpo sociale, potrebbe partire quel fermento politico e culturale in grado di far scricchiolare finalmente la piramide. Esprimere rappresentanti e candidati che conoscono perfettamente i reali problemi del paese, perchè essi stessi li vivono in prima persona quotidianamente. Persone che vengono dal mondo del lavoro, che hanno fatto propria la cultura del fare e dell’agire, che hanno l’entusiasmo che i nostri politici hanno perso da tempo, che credono in un paese migliore in cui i cittadini possano avere ancora fiducia nelle istituzioni e le stesse si pongano al loro servizio a garanzia di una migliore qualità di vita. Solo così il quadro politico potrà davvero esprimere un cambiamento degno di essere considerato tale a tutti gli effetti. Tutto il resto sono solo chiacchiere e politica da salotto.

casini_da_solo.jpg“Corro da solo”. E’ questo lo slogan più in voga nella campagna elettorale appena iniziata. Una frase che segna l’avvio di nuovi equilibri e nuove inedite strategie in questa delicata fase politica in cui si trova attualmente il nostro paese. Il bipolarismo storico di questi ultimi anni rischia oggi di lasciare spazio a nuove piccole e medie aggregazioni che faranno probabilmente da satelliti alle due principali formazioni politiche di centrodestra e di centrosinistra. Il probabile strappo di Pier Ferdinando Casini nei confronti del PDL di Fini e Berlusconi, è ciò che si potrebbe in gergo definire un “danno collaterale”. Del resto l’operazione avviata dal cavaliere per dare vita al nuovo soggetto politico unitario del Popolo della Libertà non poteva non presentare qualche difficoltà. Soprattutto per l’improvvisa accelerazione con la quale è dovuto passare dalle parole ai fatti in pochissimo tempo in seguito alle astute mosse di Veltroni, che ha anticipato tutti annunciando di lanciare il PD in corsa solitaria verso il traguardo costringendo Berlusconi ad immediate e frettolose contromosse. E così, mentre il leader del PD ha già rosicato persino qualche punto in più nei sondaggi, noi perdiamo forse definitivamente l’UDC di Casini che ha deciso di rispedire al mittente l’offerta del Cavaliere di entrare nel Popolo della Libertà. Motivo? Sempre gli stessi: conservare il simbolo e la propria identità. Ancora una volta i personalismi e le ambizioni personali hanno avuto la meglio sulla logica politica degli elettori. Difficile comprendere il senso di simili atteggiamenti, in particolare quando questi potrebbero apparire poco comprensibili per il proprio elettorato e sicuramente dannosi ai fini di un risultato finale che alla fine non può che andare ad esclusivo vantaggio dell’avversario. Stanco forse di fare il gregario, il temerario Pierferdy oggi preferisce incamminarsi da solo su una strada impervia in cerca soltanto di vana gloria, portandosi sulle spalle tutto il peso di un simbolo che appartiene esclusivamente al passato. Ma la politica oggi guarda al futuro. I vecchi simboli vanno in soffitta e con essi rischiano di andarci anche coloro che non hanno il coraggio di separarsene. Ci pensi, Casini…

fini_berlusca.jpgLa grande novità di questi recenti mesi che hanno inesorabilmente segnato la lenta agonia del governo Prodi, è rappresentata certamente dall’asse politico messo in campo da Veltroni e Berlusconi. Un cortese dialogo a distanza che segna una volta per tutte la fine della guerra fredda tra i due schieramenti politici ed in particolare il conseguente progressivo esaurirsi di quel livoroso sentimento meglio noto come “antiberlusconismo”, di cui era da troppo tempo succube buona parte della sinistra italiana. Oggi le cose sono improvvisamente cambiate. E di questo dobbiamo sicuramente darne merito anche a Walter Veltroni ed al suo estro politico, unico in grado, forse, di poter competere alla pari con la forza e la genialità politica di Silvio Berlusconi. Il sindaco di Roma ha dato prova di sapersi barcamenare egregiamente in questi ultimi mesi e di aver saputo giocare bene le proprie carte, dando vita e corpo ad un progetto come il PD che non possiamo che obbiettivamente considerare assai lungimirante. Ma il colpo di genio, in grado di mettere a dura prova persino le proverbiali capacità politico-strategiche del Cavaliere, è stato certamente quello di rompere gli indugi e dichiarare di voler correre da solo sfidando Berlusconi a fare altrettanto. E qui, adesso, nasce l’amletico dilemma che arrovella l’animo del Cav in questi giorni: accettare la sfida di Veltroni o vincere più comodamente senza rischiare più di tanto facendo un’ammucchiata che in quanto a numeri non avrebbe certo rivali? Il coraggio è qualcosa di nobile, ma in politica il cervello è comunque determinante. Ecco allora che si profila all’orizzonte la fusione tra AN e FI. L’accordo tra Fini e Berlusconi per correre uniti sotto uno stesso simbolo, quello del Popolo della Libertà, arriva oggi come una sorta di miracolo benededetto dal cielo, se solo si pensa che fino a qualche mese fa tra i due c’erano solo scintille e dichiarazioni al vetriolo. Che inizi a prevalere il buon senso? E’ quello che tutti vorremmo augurarci dopo una infinita stagione di veleni che nulla ha prodotto se non cattiva politica ed un paese nel quale i cittadini hanno perso ogni fiducia nelle istituzioni. Se la strada intrapresa da Veltroni e Berlusconi è quella di arrivare ad esprimere meno simboli possibile e fare maggiore chiarezza nel modo politico allora ben venga questo “nuovo che avanza”, anche se a rivendicarne la paternità sono due leader che non sono certamente di primo pelo. Anche questo è forse un primo passo verso quel più ampio processo di rinnovamento politico di cui tanto si predica da tempo. E allora avanti così, in nome del Popolo della Libertà.

 

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