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fini_berlusca.jpgLa grande novità di questi recenti mesi che hanno inesorabilmente segnato la lenta agonia del governo Prodi, è rappresentata certamente dall’asse politico messo in campo da Veltroni e Berlusconi. Un cortese dialogo a distanza che segna una volta per tutte la fine della guerra fredda tra i due schieramenti politici ed in particolare il conseguente progressivo esaurirsi di quel livoroso sentimento meglio noto come “antiberlusconismo”, di cui era da troppo tempo succube buona parte della sinistra italiana. Oggi le cose sono improvvisamente cambiate. E di questo dobbiamo sicuramente darne merito anche a Walter Veltroni ed al suo estro politico, unico in grado, forse, di poter competere alla pari con la forza e la genialità politica di Silvio Berlusconi. Il sindaco di Roma ha dato prova di sapersi barcamenare egregiamente in questi ultimi mesi e di aver saputo giocare bene le proprie carte, dando vita e corpo ad un progetto come il PD che non possiamo che obbiettivamente considerare assai lungimirante. Ma il colpo di genio, in grado di mettere a dura prova persino le proverbiali capacità politico-strategiche del Cavaliere, è stato certamente quello di rompere gli indugi e dichiarare di voler correre da solo sfidando Berlusconi a fare altrettanto. E qui, adesso, nasce l’amletico dilemma che arrovella l’animo del Cav in questi giorni: accettare la sfida di Veltroni o vincere più comodamente senza rischiare più di tanto facendo un’ammucchiata che in quanto a numeri non avrebbe certo rivali? Il coraggio è qualcosa di nobile, ma in politica il cervello è comunque determinante. Ecco allora che si profila all’orizzonte la fusione tra AN e FI. L’accordo tra Fini e Berlusconi per correre uniti sotto uno stesso simbolo, quello del Popolo della Libertà, arriva oggi come una sorta di miracolo benededetto dal cielo, se solo si pensa che fino a qualche mese fa tra i due c’erano solo scintille e dichiarazioni al vetriolo. Che inizi a prevalere il buon senso? E’ quello che tutti vorremmo augurarci dopo una infinita stagione di veleni che nulla ha prodotto se non cattiva politica ed un paese nel quale i cittadini hanno perso ogni fiducia nelle istituzioni. Se la strada intrapresa da Veltroni e Berlusconi è quella di arrivare ad esprimere meno simboli possibile e fare maggiore chiarezza nel modo politico allora ben venga questo “nuovo che avanza”, anche se a rivendicarne la paternità sono due leader che non sono certamente di primo pelo. Anche questo è forse un primo passo verso quel più ampio processo di rinnovamento politico di cui tanto si predica da tempo. E allora avanti così, in nome del Popolo della Libertà.