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casini_da_solo.jpg“Corro da solo”. E’ questo lo slogan più in voga nella campagna elettorale appena iniziata. Una frase che segna l’avvio di nuovi equilibri e nuove inedite strategie in questa delicata fase politica in cui si trova attualmente il nostro paese. Il bipolarismo storico di questi ultimi anni rischia oggi di lasciare spazio a nuove piccole e medie aggregazioni che faranno probabilmente da satelliti alle due principali formazioni politiche di centrodestra e di centrosinistra. Il probabile strappo di Pier Ferdinando Casini nei confronti del PDL di Fini e Berlusconi, è ciò che si potrebbe in gergo definire un “danno collaterale”. Del resto l’operazione avviata dal cavaliere per dare vita al nuovo soggetto politico unitario del Popolo della Libertà non poteva non presentare qualche difficoltà. Soprattutto per l’improvvisa accelerazione con la quale è dovuto passare dalle parole ai fatti in pochissimo tempo in seguito alle astute mosse di Veltroni, che ha anticipato tutti annunciando di lanciare il PD in corsa solitaria verso il traguardo costringendo Berlusconi ad immediate e frettolose contromosse. E così, mentre il leader del PD ha già rosicato persino qualche punto in più nei sondaggi, noi perdiamo forse definitivamente l’UDC di Casini che ha deciso di rispedire al mittente l’offerta del Cavaliere di entrare nel Popolo della Libertà. Motivo? Sempre gli stessi: conservare il simbolo e la propria identità. Ancora una volta i personalismi e le ambizioni personali hanno avuto la meglio sulla logica politica degli elettori. Difficile comprendere il senso di simili atteggiamenti, in particolare quando questi potrebbero apparire poco comprensibili per il proprio elettorato e sicuramente dannosi ai fini di un risultato finale che alla fine non può che andare ad esclusivo vantaggio dell’avversario. Stanco forse di fare il gregario, il temerario Pierferdy oggi preferisce incamminarsi da solo su una strada impervia in cerca soltanto di vana gloria, portandosi sulle spalle tutto il peso di un simbolo che appartiene esclusivamente al passato. Ma la politica oggi guarda al futuro. I vecchi simboli vanno in soffitta e con essi rischiano di andarci anche coloro che non hanno il coraggio di separarsene. Ci pensi, Casini…