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Sono ben 16 i candidati premier in corsa per le prossime elezioni politiche del 13-14 aprile 2008. In questa selva di idee e programmi in qualche caso anche simili fra loro per molti aspetti (riduzione delle tasse, aumento dei salari, rilancio dell’economia ecc…), ciò che diventa di primaria importanza è evitare possibilmente la dispersione del voto. L’attuale legge elettorale potrebbe infatti consegnare al paese, all’indomani dell’appuntamento elettorale, un quadro politico ancora lontano dal poter esprimere una maggioranza politica stabile ed un governo in grado di produrre quelle riforme necessarie per far ripartire l’Italia. E’ vero che il sale della democrazia è dato dal confronto e dalla libera espressione delle idee, ma, alla fine, chi governa deve essere in grado di poterlo fare se vogliamo davvero voltare pagina e tentare di rilanciare un’economia ferma ormai da troppo tempo, irrimediabilmente imbrigliata da una politica poltronaia e infarcita da sempre di eccessiva burocrazia. Per questo credo che mai come oggi sia seriamente opportuno fermarsi a riflettere, prima di apporre quella fatidica crocetta su questo o quel simbolo che più ci sembra meritorio della nostra fiducia. I piccoli partiti, per quanto possano sembrare la migliore via di fuga da quel voto di massa dal quale molti vorrebbero distinguersi, altro non serviranno che a disperdere voti ed alimentare la confusione che già regna sovrana nel nostro eterogeneo panorama politico. 16 premier sono lo specchio di un paese confuso, ancora alla disperata ricerca di una propria identità sociale e politica. Ma soprattutto di un’Italia che rischia di perdere ancora una volta la possibilità di riconquistarsi un ruolo di primo piano in Europa e nel mondo.
Ogni spunto è buono per fare campagna elettorale. E così persino Silvio Berlusconi ha imparato bene il vizietto dei politicanti di mestiere. Lo dico con con rammarico, credetemi, ma la vicenda Alitalia docet. Quel marpione del Cav ha compreso al volo (è proprio il caso di dirlo…) che correre in soccorso della nostra compagnia di bandiera svenduta da Prodi potesse farlo apparire improvvisamente come il salvatore della patria. Insomma, il gioco vale davvero la candela. Peccato però che sotto sotto del destino della nostra compagnia di bandiera e di quanti vi lavorano per portarsi la pagnotta a casa, poco o nulla importa a chi si siede oggi sugli scranni di Montecitorio. Un po’ come succede per la nettezza a Napoli, ognuno tira a campare o a portare acqua al proprio mulino strumentalizzando a fini elettorali ogni possibile questione che si ponga come emergenza nel nostro paese. Da una parte Prodi, che da convinto europeista ed ex Commissario UE fa gli interessi dei francesi confezionando Alitalia come un pacco regalo per i nostri vicini d’oltralpe, dall’altra Berlusconi che raccatta all’ultimo momento una cordata di imprenditori per salvare la compagnia e riempire gli aerei di voti per il PDL. Il classico “due piccioni con una fava”… Ma non vorrei che finisse invece col trasformarsi in un ancor più classico “voler la botte piena e la moglie ubriaca”… Ovvero, ben venga la cordata italica se questa davvero possa risollevare le sorti di Alitalia e di quanti vi lavorano, purchè non prevalga alla fine solo il fine elettorale a scapito di tutto il resto. Purtroppo la politica nel nostro paese ci ha abituati ad essere cauti visti i precedenti. In fondo inutile dichiararsi liberali se poi davanti ad una proposta che arriva dall’estero ci si arrocca su posizioni stataliste appellandosi al marchio italico a tutti i costi. Benvenga chi possa realmente garantire la sopravvivenza di Alitalia, chiunque esso sia. Ma essere liberali solo sulla carta oggi conviene di più…
Il Ministro dell’ Economia Tommaso Padoa-Schioppa “ha informato il Presidente del Consiglio - che ha espresso condivisione - in merito alla lettera che egli stesso invierà ad Alitalia contenente l’impegno ad aderire alle previste offerte pubbliche di scambio (per le azioni) e di acquisto (per le obbligazioni) da parte di Air France - KLM per la totalità dei titoli detenuti dal Ministero stesso”. In definitiva, dietro al linguaggio burocratico che traspare dal comunicato della presidenza del Consiglio, si cela una vera e propria svendita a prezzi stracciati con la quale il governo ha ceduto Alitalia ai francesi. Una sorta di “proposta indecente” che sancisce probabilmente l’ultimo atto del governo Prodi, che chiude con un bilancio particolarmente disastroso se teniamo conto anche dell’emergenza rifiuti ancora in corso a Napoli, tanto per rimanere nell’attualità. A tutto ciò dobbiamo aggiungere la vergognosa situazione che riguarda Malpensa. Chiudere un hub importante come lo scalo milanese significa non solo perdere una grande risorsa, ma anche mandare a casa centinaia di lavoratori. Senza contare che in questi due anni di governo sono state investite “le migliori risorse del ministero per completare le infrastrutture di accessibilità a Malpensa”, come ha sottolineato lo stesso ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro. Soldi probabilmente sperperati per nulla. Anche il neo presidente designato di Confindustria, Emma Marcegaglia, si dichiara nettamente contraria allo smantellamento dei voli da Malpensa, liquidando l’operazione come «un danno molto pesante per il Nord Italia». Pesante quanto l’eredità di Romano Prodi, la stessa che oggi Veltroni si accinge a raccogliere presentandosi agli italiani come l’uomo dei sogni.
Diciamoci la verità, queste liste non sono poi un granchè. Chi si aspettava volti e nomi nuovi a piene mani era soltanto un illuso. Le conferme sono assai più numerose delle novità. Anzi, se proprio vogliamo dirla tutta, i soliti noti ed i capi-partito con tanto di fedelissimi subalterni al seguito dominano i vertici delle liste del PDL in quasi tutte le regioni. Ora, però, è tempo di tirare le fila e pensare solo a vincere le elezioni senza perdere di vista il traguardo lasciandosi coinvolgere da inutili polemiche. Eloquenti in tal senso sono le parole di Daniele Capezzone “Non sarò candidato alle elezioni politiche del 13-14 aprile. Sosterrò con convinzione ed entusiasmo, come ho più volte preannunciato, il progetto del Popolo delle Libertà, il programma che è stato reso noto nei giorni scorsi, e la campagna elettorale guidata da Silvio Berlusconi”. Questo insomma è lo spirito che regna tra coloro che comunque non hanno perso di vista il buon senso, seppur con un sorriso velatamente amaro. Lo conferma anche il “grazie” senza recriminazioni (a tutti coloro che lo hanno sostenuto) di Edoardo Colombo, al secolo “il Giulivo“, che ci ha dato l’entusiasmo e la voglia di credere, nonostante tutto, in un possibile rinnovamento della politica nel nostro paese. Certo, l’obbiettivo si presentava assai arduo, in particolare in un paese come il nostro dove la politica è fatta da sempre di gerarchie e consuetudini dure a morire, dove i giovani trovano difficilmente spazio, dove la rete per la maggioranza dei nostri politici si presenta ancora oggi come un terreno inesplorato. Ma al di là di tutte le possibili considerazioni, vale comunque la pena di andare avanti su questa strada. La lungimiranza alla lunga paga sempre…
Veltroni: un uomo, una garanzia…
Siamo in piena campagna elettorale. E come sempre la parola spetta ora ai programmi, ovvero l’elenco delle cosiddette “buone intenzioni” con le quali convincere gli elettori. Ma ciò che appare assai difficile è trovare delle differenze più o meno nette tra i programmi dei due principali schieramenti, ovvero PD e PDL. Le analogie sono molte di più rispetto alle diversità delle proposte, anzi direi che si fa quasi fatica ad individuare proprio queste ultime. Rilancio dello sviluppo economico, più sicurezza e giustizia, politiche di sostegno alla famiglia e soprattutto riduzione delle tasse sembrano essere qualcosa di irrinunciabile per entrambi. Le uniche sostanziali differenze a questo punto sono riscontrabili esclusivamente nella forma più che nei contenuti. Se da una parte il programma del PD appare ad una prima lettura assai più fumoso e dispersivo nella esposizione dei contenuti (tipico della sinistra), il programma del PDL risulta più chiaro ed efficace nell’esporre soprattutto le priorità che dovranno far parte dei primi mesi dell’agenda di governo. In definitiva sia Veltroni che Berlusconi apparentemente promettono più o meno le stesse cose, salvo il fatto che il primo volente o nolente è diretto discendente di quel disastroso governo che si è appena concluso nel più totale fallimento. Non possiamo esimerci dal ricordare (a chi se lo fosse eventualmente scordato) che il presidente del PD di Veltroni altri non è che lo stesso artefice di tale fallimento, ovvero l’ex premier Romano Prodi. Così come gli uomini che ne formano l’ossatura principale oggi siano esattamente gli stessi che hanno avuto ruoli di primo piano nello stesso esecutivo. Non si tratta certo di un dettaglio trascurabile ai fini di quella che oggi è la tendenza dei sondaggi, nonostante il leader del PD cerchi di esorcizzare la situazione parlando di grandi rimonte ai danni del suo avversario Silvio Berlusconi. La realtà è che il Cav quando si tratta di fare campagna elettorale è un vero rullo compressore. E questo lo sa anche Veltroni, al quale vanno comunque riconosciute ottime capacità politiche e strategiche che ne fanno attualmente il miglior leader che la sinistra abbia potuto mettere in campo per contrastare l’incontenibile cavaliere. Peccato che abbiano scelto il momento meno favorevole forse per giocarsi il jolly. E soprattutto peccato che nonostante il tentativo di mescolare le carte con qualche inedita candidatura il mazzo sia sempre lo stesso. Forse qualcuno alla fine ci cascherà, ma la maggior parte degli italiani hanno già intuito il bluff di Veltroni…







