veltro_prodi.jpgSiamo in piena campagna elettorale. E come sempre la parola spetta ora ai programmi, ovvero l’elenco delle cosiddette “buone intenzioni” con le quali convincere gli elettori. Ma ciò che appare assai difficile è trovare delle differenze più o meno nette tra i programmi dei due principali schieramenti, ovvero PD e PDL. Le analogie sono molte di più rispetto alle diversità delle proposte, anzi direi che si fa quasi fatica ad individuare proprio queste ultime. Rilancio dello sviluppo economico, più sicurezza e giustizia, politiche di sostegno alla famiglia e soprattutto riduzione delle tasse sembrano essere qualcosa di irrinunciabile per entrambi. Le uniche sostanziali differenze a questo punto sono riscontrabili esclusivamente nella forma più che nei contenuti. Se da una parte il programma del PD appare ad una prima lettura assai più fumoso e dispersivo nella esposizione dei contenuti (tipico della sinistra), il programma del PDL risulta più chiaro ed efficace nell’esporre soprattutto le priorità che dovranno far parte dei primi mesi dell’agenda di governo. In definitiva sia Veltroni che Berlusconi apparentemente promettono più o meno le stesse cose, salvo il fatto che il primo volente o nolente è diretto discendente di quel disastroso governo che si è appena concluso nel più totale fallimento. Non possiamo esimerci dal ricordare (a chi se lo fosse eventualmente scordato) che il presidente del PD di Veltroni altri non è che lo stesso artefice di tale fallimento, ovvero l’ex premier Romano Prodi. Così come gli uomini che ne formano l’ossatura principale oggi siano esattamente gli stessi che hanno avuto ruoli di primo piano nello stesso esecutivo. Non si tratta certo di un dettaglio trascurabile ai fini di quella che oggi è la tendenza dei sondaggi, nonostante il leader del PD cerchi di esorcizzare la situazione parlando di grandi rimonte ai danni del suo avversario Silvio Berlusconi. La realtà è che il Cav quando si tratta di fare campagna elettorale è un vero rullo compressore. E questo lo sa anche Veltroni, al quale vanno comunque riconosciute ottime capacità politiche e strategiche che ne fanno attualmente il miglior leader che la sinistra abbia potuto mettere in campo per contrastare l’incontenibile cavaliere. Peccato che abbiano scelto il momento meno favorevole forse per giocarsi il jolly. E soprattutto peccato che nonostante il tentativo di mescolare le carte con qualche inedita candidatura il mazzo sia sempre lo stesso. Forse qualcuno alla fine ci cascherà, ma la maggior parte degli italiani hanno già intuito il bluff di Veltroni…