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parlamento.jpgSono ben 16 i candidati premier in corsa per le prossime elezioni politiche del 13-14 aprile 2008. In questa selva di idee e programmi in qualche caso anche simili fra loro per molti aspetti (riduzione delle tasse, aumento dei salari, rilancio dell’economia ecc…), ciò che diventa di primaria importanza è evitare possibilmente la dispersione del voto. L’attuale legge elettorale potrebbe infatti consegnare al paese, all’indomani dell’appuntamento elettorale, un quadro politico ancora lontano dal poter esprimere una maggioranza politica stabile ed un governo in grado di produrre quelle riforme necessarie per far ripartire l’Italia. E’ vero che il sale della democrazia è dato dal confronto e dalla libera espressione delle idee, ma, alla fine, chi governa deve essere in grado di poterlo fare se vogliamo davvero voltare pagina e tentare di rilanciare un’economia ferma ormai da troppo tempo, irrimediabilmente imbrigliata da una politica poltronaia e infarcita da sempre di eccessiva burocrazia. Per questo credo che mai come oggi sia seriamente opportuno fermarsi a riflettere, prima di apporre quella fatidica crocetta su questo o quel simbolo che più ci sembra meritorio della nostra fiducia. I piccoli partiti, per quanto possano sembrare la migliore via di fuga da quel voto di massa dal quale molti vorrebbero distinguersi, altro non serviranno che a disperdere voti ed alimentare la confusione che già regna sovrana nel nostro eterogeneo panorama politico. 16 premier sono lo specchio di un paese confuso, ancora alla disperata ricerca di una propria identità sociale e politica. Ma soprattutto di un’Italia che rischia di perdere ancora una volta la possibilità di riconquistarsi un ruolo di primo piano in Europa e nel mondo.