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Mentre la sinistra riflette sulla propria sconfitta, ringraziamo Veltroni per la sua preziosa collaborazione… ;-)


Roma incorona Gianni Alemanno. Una «Pagina storica», come ha commentato anche Gianfranco Fini, leader di An. Tramonta definitivamente il modello Roma, ovvero il modo in cui la sinistra ha gestito il potere nella capitale per ben 15 anni con i risultati che tutti sappiamo. Alemanno travolge come un fiume in piena le speranze di Francesco Rutelli e i salotti chic della Roma hollywoodiana tanto cara a Walter Veltroni. Cala finalmente il sipario sulla decadenza di Roma, sulla gestione fallimentare della città, su una amministrazione sempre più lontana dai problemi reali al punto da negare persino l’evidenza del degrado ormai diffuso nelle sue periferie. Troppo impegnati a salvare le apparenze e l’immagine pubblica di una città dominata dall’effimero. Una amministrazione incapace di dare risposte concrete, abile nell’aggirare i problemi con quel pizzico di no-chalance tipico di una nobiltà decaduta spocchiosa ed irriverente. Oggi anche Roma ha deciso di voltare pagina. Segno che le cose non accadono mai per caso…

E’ quasi fatta. L’allungo di Alemanno fa ben sperare. Una distanza di oltre cinque punti (che nel corso delle diverse rilevazioni sin qui effettuate non è mai scesa sotto i tre/quattro), che a questo punto fa apparire sempre più improbabile un eventuale recupero da parte del vicepremier uscente. Sfumano oramai le speranze di Francesco Rutelli, che alla vigilia del voto era considerato favorito.
Gianni Alemanno stacca decisamente l’avversario nella sua inarrestabile corsa verso il Campidoglio. Mentre scrivo queste righe il candidato del Popolo Della Libertà si attesta al 53.22 % contro il 46.78 % del suo avversario. Il cielo di Roma in questo momento si fa sempre più azzurro…

Se l’Italia ha deciso di voltare pagina, la capitale può fare altrettanto. Roma si appresta ad eleggere il suo futuro sindaco in un clima ancora incerto che grava sulla disputa che si fa ogni giorno più serrata. Il duello televisivo tra i due candidati Francesco Rutelli e Gianni Alemanno si è risolto nettamente in favore di quest’ultimo, decisamente più incisivo, concreto e credibile rispetto all’avversario, che per giunta ha già amministrato Roma in precedenza. Bisogna inoltre sottolineare come l’amministrazione capitolina non sia stata particolarmente brillante in tutti questi anni. Rutelli prima e successivamente Veltroni hanno sempre cercato di dare un’immagine di Roma come quella del salotto buono d’Italia, in cui la spocchiosa borghesia intellettuale di sinistra si permetteva di fare sprechi d’ogni genere tra spettacoli e notti bianche all’insegna del più classico “ma che ce frega ma che c’emporta”. La Roma di Rutelli e Veltroni è stata un sorta di cinecittà in cui il film ed il cast sono sempre stati gli stessi. Non è un caso che le campagne elettorali dei due leader del centro sinistra sono state ogni volta costellate di personaggi più o meno noti disposti a fare il solito cameo. Puntualmente infatti, per mantenere fede alla tradizione, come da copione Francesco Rutelli ha schierato in campo nientemeno che il pupone, francesco Totti, per intortare i romani ad eleggerlo di nuovo al governo della città, o forse sarebbe meglio dire alla regia. Pare proprio che senza effetti speciali non potrebbe avere poi così tanto consenso. E’ più facile del resto confondere i cittadini con lustrini e paillettes, per nascondere meglio i veri problemi: le baraccopoli, il degrado delle periferie e la crescente emergenza criminalità che giorno dopo giorno rischiano di sciupare quel clima goliardico da Cesaroni che tanto piaceva e piace tuttora a Veltroni e compagni. Ma gli italiani e, nello specifico ora i romani, forse hanno capito. Lo tsunami che ha travolto Veltroni di riflesso potrebbe stavolta rovinare la festa anche a Rutelli. Il condizionale è sempre d’obbligo, ma la stagione della Belle époque Veltro-rutelliana sembra ormai avviarsi al tramonto…

Gli ultimi episodi di violenza sulla studentessa a Roma e gli analoghi casi di Torino e Milano hanno inevitabilmente riacceso la tensione sul capitolo sicurezza. Una materia sulla quale il precedente governo non ha saputo dare risposte concrete. Il risultato oggi è sotto gli occhi di tutti. La sinistra, con le sue scellerate politiche di indiscriminata accoglienza, ha trasformato l’Italia in una sorta di zona franca per clandestini e criminali di ogni genere. Fatti cruenti come quelli di questi ultimi giorni e quelli già avvenuti nei mesi scorsi ne sono un esempio lampante. Non a caso le scelte elettorali che hanno penalizzato pesantemente la sinistra sono in buona parte frutto di politiche certamente inadeguate di fronte ad un problema molto sentito oggi dai cittadini. Ridare sicurezza alle nostre città non è più soltanto uno dei punti salienti del programma sottoscritto dal PDL, ma il primo vero banco di prova che attende il nuovo governo Berlusconi. L’ex ministro leghista della Giustizia, Roberto Castelli, che definisce il nostro come il Paese del Bengodi, assicura che ora «la festa è finita» (speriamo…). Sensibile al tema della sicurezza lo è stata da sempre anche Alleanza Nazionale che ne ha fatto il life-motiv della propria campagna elettorale. Ora è giunto finalmente il momento di dare il via a quei necessari provvedimenti in tema di sicurezza e legalità che gli italiani attendono invano ormai da mesi. Temi sui quali la sinistra ha clamorosamente fallito su tutta la linea. Solo due anni fa gli appelli della Moratti al governo Prodi per varare un decreto legge sull’emergenza criminalità furono liquidati come spicciola propaganda elettorale. lo stesso Veltroni accusò il centrodestra di agitare il tema dell’emergenza sicurezza per fini politici. Ancor più discutibili appaiono oggi le affermazioni del candidato sindaco Francesco Rutelli: «A vedere i dati e le statistiche Roma è una delle città più sicure d’Europa» (se lo dice lui…). Insomma, la sinistra minimizza. Ma i fatti dicono esattamente il contrario. Così come il risultato elettorale, che punisce la superficialità della politica sulla sicurezza che ha contraddistinto questi due anni di governo appena trascorsi. Ora la palla passa quindi a Berlusconi. E se è vero che il buongiorno si vede dal mattino, è tempo di dimostrare subito con i fatti che in italia oggi l’aria è davvero cambiata.

Ce l’abbiamo fatta! Una grande vittoria, che è andata via via trasformandosi in un vero e proprio trionfo di Berlusconi e della sua straordinaria intuizione politica. Il Popolo della Libertà ha conquistato il paese, consegnando al centrodestra una vittoria netta in grado di garantire finalmente anche quella necessaria governabilità di cui l’Italia ha assoluto bisogno oggi per poter ripartire. Per la sinistra arcobaleno una sonora sconfitta, di quelle difficili da dimenticare. Ma per la sinistra italiana in generale certamente il segno di un evidente fallimento politico e ideologico. Questa volta gli italiani hanno votato più col cervello che con la pancia, lasciando al palo tutti quei partiti minori che avrebbero soltanto dato adito ad una inevitabile dispersione dei voti. Segno evidente che il senso di responsabilità e di buon senso hanno finito col prevalere nel popolo italico. Grande merito ai tanti militanti del Popolo della Libertà, agli innumerevoli gazebo, alle tante iniziative come ad esempio i circoli e la tv della libertà che hanno riavvicinato i cittadini alla politica. Un programma solido e concreto che ha convinto quanti ormai avevano compreso l’incapacità della sinistra attuale di governare il paese e che una semplice operazione di cosmesi come il PD non poteva certamente cancellare con un solo colpo di spugna i due fallimentari anni dell’esecutivo di Romano Prodi. Il frutto di una vittoria di squadra, tutti uniti finalmente sotto un unico simbolo, quello del PDL, che si è rivelata l’ennesima geniale intuizione di Silvio Berlusconi. Questa sera il cielo d’italia si è tinto di un azzurro intenso, che ha letteralmente sbiadito i colori dell’arcobaleno e smorzato i facili entusiasmi di Veltroni, trasformati in poche ore da un oltremodo ottimistico “si può fare” in un più realistico “ci siamo illusi di poterlo fare”. Onore comunque ai vinti per la tenacia con cui ci hanno creduto fino all’ultimo. Ma oggi gli italiani hanno premiato il duro lavoro dei popolani della libertà, scesi in piazza per spiegare dettagliatamente e con la dovuta pazienza uno ad uno i punti del programma sviluppato per rimettere in piedi il paese. L’entusiasmo di quanti con molta umiltà si sono rimboccati le maniche e sono scesi in prima persona in mezzo alla gente, per riavvicinare i cittadini ad una politica sempre più lontana da loro e relegata da troppo tempo all’interno dei palazzi. Oggi posso dire che ne è valsa davvero la pena. Grazie a questo grande lavoro di squadra abbiamo gettato le basi di un grande progetto per il futuro del paese. Gli italiani hanno capito ed è stato senza ombra di dubbio un trionfo di libertà.

Siamo alle ultime battute. Il clima da caldo inizia a farsi rovente. Berlusconi è incontenibile. Un comizio dietro l’altro senza fermarsi, senza nemmeno il tempo di riposare per raccogliere le idee ed avere la lucidità necessaria per evitare qualche inevitabile scivolone dialettico. Arringa le folle, le esalta al punto giusto. Poi finisce che perde anche lui sovente il controllo e si lascia andare a qualche battuta di troppo o qualche fuori programma dei suoi… La sua umanità traspare chiara e limpida, mostrando un uomo con i suoi tanti pregi e difetti che si concede di tanto in tanto anche qualche intemperanza. Ma si sa, il cav è fatto così, soprattutto quando il profumo della vittoria è ormai nell’aria. Del resto il programma è solido e concreto, tanto che i furbetti democratici vi hanno attinto a piene mani per imbastire il proprio. Il Walter, al contrario, è un uomo tutto d’un pezzo. Volutamente non perde mai il controllo. Accusa il suo avversario di cercare la rissa come i bulli di scuola. Parla con incedere lento e scandito, con la cadenza tipica di chi studia tutto a tavolino, parole, gesti e discorsi ad effetto (made in Usa) compresi. l’Obama de noiartri con voce calda e suadente ci racconta di un paese stile fattoria del mulino bianco. A Porta a Porta riesce davvero a dare il meglio di se stesso. Parla di sconfiggere la precarietà del lavoro, di avere la ricetta segreta per far ripartire l’economia e trasformare d’improvviso la vecchia Italia di Prodi in un paese dinamico e moderno. Peccato che non faccia un solo accenno a come e con quali risorse economiche realizzare tutto ciò. Ma lo fa con estrema abilità e con un tale disincanto che nessuno osa chiedergli più di tanto. Ha convinto persino il povero Fassino, che oggi in preda ad un attacco di insana euforia dichiara: “Al nord si può vincere”. Ma ciò che appare davvero esilarante è quando Veltroni attacca “la vecchia politica” (quella nella quale lui stesso si è crogiolato per quasi 40 anni) presentandosi come l’uomo della svolta. Ma da uno che avuto il coraggio di affermare fino a poco tempo fa che avrebbe lasciato la politica (ascoltare per credere) c’è da aspettarsi ormai di tutto. E allora perchè non tentare ancora una volta il grande bluff? In fondo, si può fare…

Siamo giunti al rush finale. Dopo una sonnacchiosa campagna politica, partita quasi in sordina, ora i toni della disputa si sono fatti decisamente più duri e infuocati. Tutti contro tutti: Veltroni contro Berlusconi, Berlusconi contro Casini, Storace contro Fini, Casini e la Santanchè contro Berlusconi e Veltroni, la sinistra arcobaleno contro Veltroni, uova e pomodori contro Ferrara e per finire il Senatur pronto ad imbracciare i fucili contro «la canaglia centralista romana». Dulcis in fundo, ci mancava pure il pasticcio delle schede… Insomma, lo scenario politico che precede il voto resta quello di sempre: la tipica bagarre all’italiana che a pochi giorni dalle urne manda in confusione gli elettori chiamati ad esprimersi su quello che dovrebbe essere il prossimo governo del paese. Difficile addentrarsi sullo spinoso terreno dei sondaggi, che alla fine lasciano il tempo che trovano come l’esperienza del passato ci ha insegnato. Le previsioni vedono in netto vantaggio il PDL, ma la scaramanzia ci impone di non cantare vittoria anzitempo. Non dire gatto se non l’hai nel sacco, come si suol dire. E nessun proverbio appare più azzeccato a mio avviso in questi casi. La schiera dei qualunquisti della domenica pronti a disertare il voto continua ad allargarsi. Mentre restano sempre in agguato gli indecisi, quelli capaci di cambiare magari all’ultimo istante o, nel peggiore dei casi, di disperdere il proprio voto nella giungla dei partiti minori. E’ sconfortante notare come ad esempio su molti blog spuntino oggi come funghi quelle vignette che invitano letteralmente ad andare al mare piuttosto che a votare. Non intendo arrogarmi la presunzione di dire che cosa sia giusto o sbagliato, ma una cosa è certa: il nostro paese oggi più che mai ha bisogno di stabilità e di un governo che possa avere la maggioranza necessaria per governare, se vogliamo avere ancora un futuro davanti a noi. L’antipolitica dilagante è certamente un fenomeno utile per riflettere sulla sfiducia esistente tra il paese reale e la politica. Ma proprio in virtù di ciò il nostro voto diventa oggi assai determinante per cambiare le cose. Chi sarà chiamato a governare sa benissimo che questa volta non sarà possibile fallire. Gli italiani sono già esasperati da due anni di non governo e di recessione economica, di politici poltronai e di professionisti delle promesse impossibili, di privilegi e di cortigiani di palazzo, di parolai e di esperti nel salto della quaglia. Ecco perchè oggi il nostro voto prima di essere un diritto-dovere sancito dalla Costituzione è soprattutto un atto di responsabilità per distinguerci proprio da chi vorrebbe al contrario che in Italia le cose restassero così. Il voto resta il nostro unico modo per combattere la cattiva politica. Usatelo con giudizio, senza possibilmente disperderlo e leggendo attentamente le modalità prima dell’uso… Buon voto a tutti.

 

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