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Intercettazioni si, intercettazioni no. Divampa in Italia il dibattito politico su questo delicato tema che il governo si accinge a regolamentare con un ddl che sarà presentato molto presto al Consiglio dei ministri. E’ lo stesso ministro della Giustizia, Angelino Alfano, a darne comunicazione, sottolineando inoltre che “non essendoci ancora un testo del governo è prematuro parlarne”, anche se il tema in questione resta tuttora “aperto”. Ma l’Associazione nazionale magistrati frena sull’ipotesi di una futura stretta sulle intercettazioni, definendo quest’ultimo uno strumento «indispensabile» nella lotta al crimine: «Le intercettazioni sono uno strumento insostituibile per le indagini non solo contro la criminalità organizzata e il terrorismo, ma contro l’usura, la criminalità economica, il riciclaggio, gli omicidi, i sequestri, la pedofilia – ha affermato il segretario del sindacato dei magistrati, Giuseppe Cascini, ai microfoni di Sky Tg24 -. Senza le intercettazioni telefoniche, l’azione di contrasto nei confronti del crimine diventa più debole e più difficile». Posizione condivisa anche dall’opposizione e dal sindacato dei giornalisti, che si dice pronto ad ogni azione per contrastare il progetto del governo in nome del diritto all’informazione. Dal canto suo il ministro della Giustizia Angelino Alfano replica alle critiche affermando che «Nessuno vuole comprimere le indagini, o togliere ai magistrati il potere di indagare. Vogliamo razionalizzare il sistema e contenere le spese, vi è un’invasività nella vita dei cittadini, a causa delle intercettazioni, giunta a livelli intollerabili». Posizione a mio avviso certamente condivisibile, ma è altrettanto vero per dovere di obbiettività che non si può limitare l’azione dei magistrati quando essa è realmente indirizzata a combattere la criminalità organizzata tanto quanto i reati di concussione e corruzione. Cosa quest’ultima sottolineata anche da Roberto Castelli, sottosegretario alle Infrastrutture ed ex ministro della Giustizia, che pone la questione da un punto di vista leggermente diverso rispetto alla linea del governo. Questo non significa certamente, come una certa stampa ha volutamente messo in evidenza, che esistono contrasti nell’azione di governo sulla questione, ma solo ed esclusivamente pareri del tutto personali su un tema che rientra se vogliamo nella sfera etica prima ancora di quella politica. E se proprio di etica dobbiamo parlare, sono d’accordo persino con Veltroni quando dice che “non è accettabile che tutto questo finisca sui giornali e che la pubblicazione non deve essere consentita”. In particolare è necessario assicurare “il diritto dei magistrati ad avere tutti gli strumenti necessari per contrastare la criminalità, e quello dei cittadini a non vedere il loro nome e le loro conversazioni pubblicate sui giornali se non al momento del processo e nella parte di rilevanza processuale”. Torna poi sulla questione dell’abuso a volte eccessivo delle intercettazioni ancora Il ministro Alfano: “Che in Italia vi sia stato un abuso della pubblicazione delle intercettazioni è un fatto acclarato e condiviso – ha spiegato il Guardasigilli – e poi il numero delle intercettazioni fatto nel nostro paese, 100 mila all’anno, non è giustificato dal numero degli abitanti visto che negli Stati Uniti se ne fanno 1700 e in Svizzera ad esempio 1300″. “Nessuno vuole arginare l’azione della magistratura o comprimere le indagini e il codice vigente in materia dice quasi tutto se non tutto, prevede e punisce già da oggi il reato cosiddetto di fuga di notizie”, ma “purtroppo non è stato sanzionato quasi niente quando, sovente, il codice è stato platealmente violato”. Insomma il dibattito è ancora aperto. L’ultima parola spetta ora al Parlamento.







