Ancora morti bianche sul lavoro. Quello italiano è ormai un tragico bollettino di guerra che non possiamo più tollerare. Nonostante tutti i buoni propositi previsti dal decreto del 6 marzo 2008 in materia di salute e sicurezza sul lavoro varato dal precedente governo, in Italia si continua a morire sul lavoro. Spesso si tratta di mancanza di controlli specifici (gli ispettori del lavoro sono pochissimi rispetto alle reali necessità), di mancanza di una vera e propria cultura della sicurezza, di pressappochismo diffuso sui cantieri a volte improvvisati e senza quegli standard di garanzia necessari per l’incolumità degli stessi operai, vittime sempre più spesso di questo fatale clima di superficialità. Nessuno dei sei sfortunati operai morti nella vasca del depuratore indossava l’abbigliamento previsto dalle norme per svolgere quel tipo di attività. Non indossavano né mascherine né respiratori. La tragedia di Mineo non è altro che l’ennesima drammatica testimonianza di una situazione per la quale oggi è necessario e doveroso fermarsi a riflettere, prima che il dilagare di simili incidenti diventi una tragica realtà quotidiana come già accaduto troppe volte in questi ultimi mesi. “Le regole da sole non bastano”, come ha giustamente sottolineato il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. Qui la questione è di trovare il giusto equilibrio tra regole e cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro. Azioni concrete che servano a creare le necessarie condizioni per un ambiente sicuro. Da qui nasce pertanto l’esigenza impellente di un piano straordinario che permetta di aumentare i controlli, ma anche la formazione di coloro che lavorano nei cantieri più a rischio, dove un atteggiamento superficiale può rivelarsi in molti casi fatale. In questa ottica il Governo presentera’ un emendamento al pacchetto sicurezza per introdurre una corsia preferenziale ai processi per violazione delle norme per la sicurezza sui luoghi di lavoro. Parte inoltre in questi giorni a Bruxelles la campagna biennale sulla valutazione dei rischi sul lavoro lanciata dalla Commissione europea e dall’Agenzia Ue per la sicurezza e la salute sul lavoro, dalla quale emergono dati davvero preoccupanti: ogni tre minuti e mezzo nell’Unione europea qualcuno muore per cause relative al lavoro. Dati che impongono certamente una seria riflessione, visto che il nostro paese è tra quelli che recentemente ha contribuito in buona parte a questo triste primato.








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