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Coraggiosa, determinata, ma soprattutto capace. Devo confessare che il ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini mi è piaciuta fin da subito. Era ora che qualcuno si decidesse a dare finalmente una svolta alla scuola italiana, da troppo tempo in balìa di un lassismo decisamente poco dignitoso per un paese come il nostro in cui la cultura è da sempre stata tra i più importanti valori da coltivare e preservare. La scuola resta e deve continuare ad essere quel fondamentale luogo nel quale trasmettere alle future generazioni, fin dai primi anni, quei principi educativi che serviranno un domani a formare individui degni di appartenere ad una società cosiddetta “civile”. Con il decreto legge voluto dal ministro Gelmini e approvato nel Consiglio dei ministri, che prevede il ritorno al voto espresso in decimi, all’insegnamento dell’educazione civica e alla valutazione della condotta che fara’ media (con il 5 che varra’ la bocciatura) si intende ristabilire pertanto chiarezza e regole certe una volta per tutte. «Gli insegnanti oggi sono impotenti. Anche di fronte a comportamenti che degenerano nella violenza. Dobbiamo ridare ai docenti strumenti adeguati per combattere il bullismo e soprattutto per ripristinare il principio dell’autorità nella scuola». Il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, non ha dubbi in tal senso e mostra di avere idee più chiare e concrete rispetto ai suoi predecessori. Sono convinto che si tratti di una buona ricetta. Reintrodurre lo studio della Costituzione, integrandola con altre materie come l’educazione ambientale, alla salute e l’educazione stradale, non può altro che giovare alla formazione dei più giovani fin dai primi anni scolastici, quelli più importanti dal punto di vista educativo. “La scuola deve rimettere al centro la persona e preparare i ragazzi a essere cittadini consapevoli dei diritti e dei doveri e conoscitori dei principi costituzionali” ha commentato la Gelmini che ha inoltre assicurato il massimo impegno del Governo nella lotta al caro-libri e nel sostegno alle famiglie meno abbienti”. L’esecutivo potrebbe infatti decretare il blocco della riedizione dei libri scolastici per quattro o cinque anni, in particolare per i testi delle materie fondamentali, come italiano e matematica. A chi non risparmia critiche che sanno di ipocrisia nel definire tali provvedimenti come un “inaccettabile ed inutile ritorno al passato”, dico solo che tanti della mia generazione hanno tratto esclusivamente benefici da un modello simile a quello che il governo si appresta finalmente a reintrodurre per buona pace di tutti noi. Valori come rispetto, educazione e disciplina non passano mai di moda…

Si ricomincia. Dopo la pausa estiva anche questo blog riprende la sua attività, anche se per qualche giorno mi trovo ancora in vacanza sulla costa toscana in provincia di Livorno, in attesa di rituffarmi nelle consuete occupazioni quotidiane in una Firenze sempre più caotica a causa soprattutto dei lavori della fatidica tramvia. Un progetto faraonico ed oltremodo costoso (fortemente voluto dall’attuale amministrazione di sinistra) che ha diviso e continua a dividere i fiorentini tra contrari (la maggioranza) e favorevoli. Non che io voglia oppormi ad un miglioramento della qualità del servizio pubblico, anzi in un primo tempo l’idea in sé poteva anche trovarmi favorevole, ma via via che il progetto prendeva corpo è stato subito palese agli occhi di tutti come la situazione fosse sfuggita di mano all’amministrazione comunale, rea a mio modo di vedere di aver affrontato la cosa in modo superficiale e approssimativo senza rendersi conto delle conseguenze che ne sarebbero in seguito derivate in fatto di impatto ambientale ed urbanistico. Fatto sta che oggi Firenze è ridotta ad un cantiere a cielo aperto, strozzata da un traffico che fin dalle prime ore del mattino si presenta come un vero e proprio incubo per i cittadini. Al rientro in città sappiamo già pertanto a cosa andremo incontro ed i fiorentini sembrano ormai rassegnati a subirne i costanti disagi quotidiani che raggiungeranno il culmine alla riapertura delle scuole. Meglio non pensarci e goderci almeno questi ultimi scampoli di vacanza che mi separano dal rientro alle mie fatiche quotidiane. Insomma, per qualche giorno ancora meglio affidarsi alla filosofia del carpe diem! Ma chiudiamo per il momento la parentesi locale per fare un bilancio di questi primi cento giorni di governo. Direi che in fin dei conti è andata meglio del previsto. Mentre nel PD, sempre più in crisi ed in cerca di una propria identità, si litiga persino sulle primarie tra dirigenti locali e vertici nazionali (proprio Firenze ne è un esempio dei più evidenti in questo momento), il governo Berlusconi incassa il favore degli italiani che hanno apprezzato i provvedimenti sulla sicurezza e più in generale l’efficacia dell’azione di governo verso la risoluzione di quei problemi che richiedevano provvedimenti di assoluta priorità, come nel caso dell’emergenza rifiuti a Napoli brillantemente risolta in tempi rapidi come promesso in campagna elettorale. E già per settembre lo stesso Berlusconi anticipa tra i prossimi obbiettivi il federalismo fiscale e la riforma della giustizia. Mantenere fede agli impegni è il modo giusto per iniziare e, su questo, devo dire che il Premier è stato di parola. Tanto per comprendere in dettaglio il lavoro svolto dal governo in questi primi mesi è sufficiente dare un’occhiata QUI. Certo, da qui a migliorare le cose (comprese le critiche condizioni in cui versano in particolare le tasche degli italiani) c’è ancora parecchio da lavorare. Ma Silvio Berlusconi in proposito ha le idee molto chiare come si evince da questa intervista a tutto campo pubblicata da “Tempi”. Tanto che il PD, ancora in confusione (probabilmente spiazzato da tale risolutezza e rapidità con la quale l’esecutivo ha messo in moto la macchina governativa), inizia finalmente a lanciare timidi accenni di disponibilità al dialogo. Teatro di questo possibile scenario è stata in questi giorni proprio la platea della prima Festa Democratica nazionale in corso a Firenze. L’auspicio è che i semi di un futuro dialogo tra maggioranza ed opposizione possano finalmente germogliare in un fertile terreno sul quale gettare le fondamenta di quelle necessarie riforme di cui oggi il paese ha estremo bisogno. Certo è che qui si tratta di far prevalere la responsabilità sulle logiche politiche di parte. Aprire in poche parole una nuova stagione della politica che guardi fuori dal palazzo per rimanere in costante contatto con la gente e con la realtà di tutti i giorni. “Il governo dei fatti”, dopo due anni di imbarazzante immobilismo della sinistra, è iniziato esattamente con queste premesse. Ora è il momento di proseguire con assoluta determinazione su questa strada con o senza il PD. Ci aspetta comunque un autunno caldo…

 

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