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Il PD ricomincia da Dario Franceschini, tra i mal di pancia di mezza sinistra e la sfiducia serpeggiante persino tra i suoi colleghi di partito che lo hanno praticamente lanciato da solo allo sbaraglio. A sottolineare le forti perplessità che aleggiano sulla figura del nuovo leader ci pensa persino l’Unità, che ieri titolava senza mezzi termini riferendosi al nuovo reggente del PD «Ce la farà?»… Sintomi di una grande difficoltà ad accettare il fatto che a rappresentare il dopo Veltroni sia proprio colui che è stato fino a qualche giorno fa il suo vice e complice del drammatico disastro. La continuità infatti sembra assicurata e pure decisamente in peggio. Del resto il buongiorno come tradizione vuole si vede subito dal mattino. Franceschini in effetti non perde tempo e fa trapelare fin dal suo primo discorso pubblico, all’indomani del suo insediamento, la propria intenzione di fare sua la linea dipietrista smaccatamente antiberlusconiana, spostando più a sinistra l’asse politica del PD. Ma che Walter Veltroni abbia fatto una fuga tattica dopo il disastro, lasciando nelle mani del malcapitato Franceschini la barca ormai colata a picco, appare sempre più evidente. L’unico a vederci chiaro è Massimo Cacciari, che ammette come «un partito chiamato a decidere tra Franceschini e Parisi, come leader, rasenti il ridicolo». La conferma dei fatti nella prima uscita del neo segretario, tutta improntata ad attaccare il Premier a livello politico e personale. In definitiva “mister simpatia” Franceschini, con i suoi patetici attacchi a Berlusconi, potrebbe alla fine fare addirittura più danni di Veltroni. Della serie errare è umano ma perseverare…
Oggi Walter Veltroni fa outing ed ammette il fallimento del suo progetto politico. «Non è il Pd che sognavo, vi chiedo scusa».
Con queste parole a metà tra il rammarico di non essere riuscito nel suo intento e la consapevolezza di avere definitivamente terminato un ciclo politico a lui sfavorevole, l’ex segretario del PD esce di scena lasciando nel caos quel che resta di un partito che doveva essere almeno nelle intenzioni la «realizzazione di un sogno» che avrebbe dovuto dare origine ad un nuovo volto riformista della sinistra italiana. Un sogno che si infranto probabilmente prima ancora di prendere realmente corpo. In questo processo autolesionista Veltroni ha avuto certamente le sue responsabilità, in particolare nella scellerata scelta del suo principale alleato, quel Tonino Di Pietro che si è rivelato al contrario il suo peggior nemico. Fatto sta che il Partito Democratico esce oggi dalla competizione politica di questi ultimi mesi sconfitto su tutta la linea, dilaniato inoltre da laceranti divisioni al suo interno che difficilmente potranno essere risanate. In questa situazione ne esce vincente ancora una volta Silvio Berlusconi, che si conferma in assoluto un leader inossidabile, capace di annientare gli avversari come e quando vuole, mettendo tutti a tacere in quanto a lungimiranza e capacità di strategia politica. I feudi della sinistra sono crollati inesorabilmente uno dopo l’altro, mettendo in evidenza ancora una volta l’ampio consenso di cui oggi gode il Premier e la sua coalizione di governo. L’idea geniale del PDL oggi si è rivelata un’alternativa solida e concreta al progetto fragile e inconsistente della sinistra. Con tutto il rispetto dell’uomo Veltroni, al quale va comunque tributato il merito di averci almeno provato, non c’è stata alcuna possibilità di competere con la prorompente forza comunicativa di Silvio Berlusconi, un uomo che domina la scena politica dal 1994 collezionando un successo dopo l’altro, capace di lanciare l’idea di un partito improvvisando un comizio dal predellino di un’auto. E non ha funzionato come volevasi dimostrare nemmeno il ritorno alla solita strategia dell’antiberlusconismo viscerale per tentare di riattaccare i cocci di una sinistra ormai allo sbando, a corto di idee ed argomenti efficaci. Berlusconi alla fine è riuscito a ribaltare a suo favore persino una situazione tradizionalmente favorevole alla sinistra come quella della Sardegna, dove il sogno di Veltroni e del PD si è arenato definitivamente. Grazie a Silvio Berlusconi oggi il centrodestra è una realtà forte e credibile con la quale la sinistra dovrà solo accettare di confrontarsi in modo leale e costruttivo se vorrà veramente risollevarsi dall’oblio in cui oggi si trova per colpa di politiche inique e autolesioniste. Ne prenda atto chi si assumerà l’onere e la responsabilità del dopo Veltroni…
In questi ultimi anni la questione sicurezza nel nostro paese è diventata assolutamente prioritaria. In seguito agli accordi di Schengen, progressivamente i controlli alle frontiere sono stati sostituiti da un regime di libera circolazione che ha finito col favorire soprattutto l’enorme afflusso di immigrati dall’est europeo, con le conseguenze che oggi purtroppo ne sono derivate. Molti in particolare i Rumeni, una comunità che si è sviluppata e radicata assai velocemente sul nostro territorio. Ed è proprio tra questi che oggi si sono insinuate frange di delinquenza particolarmente efferata e sanguinaria con la quale siamo costretti a fare i conti. Una delinquenza spietata contro la quale occorre molta fermezza per poterla realmente arginare per evitare che essa possa dilagare in modo sempre più esponenziale, come purtroppo stiamo tristemente constatando a nostre spese ormai quasi quotidianamente. Stupri, incidenti stradali, rapine, omicidi sono in costante aumento e le forze dell’ordine non bastano più a contenere il fenomeno. Tra gli italiani si diffonde la paura, la percezione di insicurezza che genera a sua volta la rabbia e talvolta la voglia di farsi giustizia da soli. E’ un segnale negativo e pericoloso. E in questo ha ragione il sindaco di Roma Gianni Alemanno. Ma è inevitabile che questo accada se non si corre presto ai ripari. Ma non è certo cosa facile dopo anni di politiche troppo permissive figlie di una cultura dell’accoglienza indiscriminata che una certa sinistra ancora oggi non accetta di mettere in discussione. L’ipocrisia di pensare che certi delinquenti si possano redimere con una falsa politica di integrazione è del tutto infondata come abbiamo potuto vedere in questi anni. In realtà il nostro paese si è trovato impreparato davanti ad una ondata criminale così violenta e improvvisa che presuppone a questo punto provvedimenti urgenti e più efficaci in grado di contrastarla il più possibile. La repressione parte principalmente dall’inasprimento delle pene. Garantire la certezza di una pena più severa appare oggi quantomai fondamentale per arginare simili fenomeni di delinquenza, visto che proprio l’impunibilità dei reati resta il punto debole della nostra giustizia. Troppi domiciliari, troppe concessioni per quei clandestini che fanno del crimine la loro filosofia di vita prendendosi ciò che vogliono con la prepotenza e con la forza. Non vi è dubbio che tra gli stranieri ci sono persone oneste che cercano nel nostro paese l’occasione di riscatto per una vita migliore e che per questo meritano la nostra accoglienza, ma è altrettanto vero che anche per preservare la dignità di costoro dobbiamo trovare soluzioni efficaci per una repressione inflessibile verso chi calpesta deliberatamente le nostre regole e le nostre leggi. Ben venga pertanto il decreto sulla sicurezza che si appresta ad approvare il prossimo Consiglio dei ministri, che prevede tra le altre cose proprio la possibilità di escludere la concessione degli arresti domiciliari a chi è accusato di stupro. Discutibile forse l’idea delle ronde, ma se ciò servisse a dare una mano alle forze dell’ordine vista l’urgenza della situazione mettiamo da parte l’ipocrisia e guardiamo al concreto prima di fare politica teorica basata sul nulla. Ora è importante solo fare, prima che i cittadini facciamo quello che è meglio evitare in uno stato di diritto, ovvero la giustizia fai-da-te. Il governo faccia quello che deve fare e l’opposizione collabori con proposte concrete invece di speculare su una situazione per quale le responsabilità sono di tutti.
Sinceramente quello che sta accadendo in questi giorni nel nostro paese è qualcosa che non appartiene alla nostra cultura, al nostro sentirci liberali e garantisti della libertà e del diritto. La scelta a mio avviso politicamente incomprensibile e quantomai imprudente di Silvio Berlusconi sulla questione Eluana Englaro, ci spinge a chiederci oggi le motivazioni che hanno spinto il governo ad infilarsi in un tortuoso sentiero che rischia di portarci verso una deriva che appare alla luce dei fatti dal sapore poco liberale. Una scelta che ha finito col trasformare una triste vicenda in uno scontro politico e istituzionale sul quale la sinistra, già lacerata al suo interno sulla questione, oggi specula in modo plateale giocando sulla questione della generica difesa della Costituzione evitando però di sottolineare che poi saranno loro stessi ad avallare in Senato il testo di legge preparato dal governo in tempi record… Stranezze della politica, che riesce sempre a strumentalizzare le questioni etiche in modo che etico non è quasi mai. Da una parte una maggioranza che si fa esclusivamente portavoce del pensiero cattolico, ignorando i principi laici e liberali ed imponendosi de facto come Stato sull’individuo, dall’altra l’opposizione che annovera tra le sue fila gran parte dei deputati che fanno parte dell’ala cattolica del PD (i cosiddetti teodem) pronti a votare il testo di legge, nonostante sia già stata contemporaneamente annunciata una manifestazione di piazza guidata da Oscar Luigi Scalfaro in veste di gran difensore della Costituzione. Una situazione a dir poco paradossale. Spero solo che alla fine il Presidente Berlusconi trovi un qualche guizzo di genio dei suoi per uscire da questa difficile empasse, conscio della sua scelta dettata stavolta forse più dalla pancia che dalla ragionevolezza politica. L’azione del governo oggi ha diviso infatti non solo le coscienze, ma rischia alla fine di mettere in discussione persino il progetto di un partito come il PDL che dovrebbe rappresentare gran parte della società italiana, in cui far confluire tutti i liberali di area laica e cattolica in grado di sapersi confrontare e rispettare tra loro sulle diverse convinzioni morali. Un progetto che va consolidato nei fatti, non solo sulla carta…
Il problema della sicurezza in Italia ce lo trasciniamo dietro ormai da tempo. Il sistema giudiziario nel nostro paese ha forti lacune in materia e occorre trovare misure efficaci in grado di migliorarne le pecche. Le toppe purtoppo non servono in questi casi e lo dimostra il fatto che sono sempre di più gli episodi di efferata criminalità ai quali siamo costretti ad assistere quotidianamente. Sulla certezza della pena è stato detto di tutto e di più, ma nei fatti oggi siamo ancora lontani dal poter affermare che essa possa essere applicata là dove sarebbe opportuno. Gli arresti domiciliari prevalgono nella maggior parte dei casi offendendo la dignità di chi è stato vittima di fatti criminali, mettendo a nudo tutta la debolezza e la fallacità dell’impianto giudiziario italiano. Una politica in grado di garantire la sicurezza dei cittadini è stata la nota dolente del recente governo Prodi, ma la difficoltà a sbrogliare la matassa esiste oggi anche per l’attuale maggioranza di governo. La Lega sembra avere idee più chiare in proposito, ma le resistenze della opposizione e il timore di apparire troppo rigidi nei confronti del fenomeno della immigrazione clandestina finiscono col rendere vano ogni tentativo di uscire da una empasse a dir poco imbarazzante. Non si può essere buonisti come la sinistra vorrebbe, ma nemmeno appellarsi alla cosiddetta “tolleranza zero” senza poi però far seguire i fatti alle parole. Non si può e non si deve tollerare nemmeno lontanamente l’idea di doversi far giustizia da soli, perchè ciò significherebbe il fallimento o peggio ancora l’assenza dello stato. Bisogna combattere il lassismo ipocrita dell’accoglienza a priori, ma garantire la regolamentazione dei flussi migratori e accogliere con favore gli immigrati regolari che vogliono vivere secondo le regole e nel rispetto delle nostre leggi. Questo credo debba essere un principio ineludibile dal quale dovere necessariamente partire, onde evitare storture e speculazioni politiche alle quali siamo costretti ad assistere costantemente. La formula sta tutta o quasi nella “prevenzione”. Applicare maggiori controlli e trovare accordi con quei paesi da cui parte l’immigrazione può essere una strada da seguire. Dare accoglienza agli immigrati regolari che rappresentano una risorsa e non un problema è un salto culturale per il paese. Dare loro la possibilità di integrarsi realmente nel nostro tessuto sociale senza pregiudizi esigendo in cambio il rispetto per le nostre leggi e la nostra cultura un fatto assolutamente fisiologico. Da qui è necessario partire per recuperare il bandolo della matassa. Trovare finalmente soluzioni che abbiano una qualche efficacia per risolvere col tempo la spinosa questione dell’immigrazione clandestina. Bisogna avere il coraggio di abbandonare la strada della demagogia, più facile da percorrere in questi casi, per ritrovare quella della politica vera. E qui mi auguro che il governo riesca davvero a vincere la partita. Resto fiducioso, ma mi auspico qualcosa di più degli slogan e delle parole…







