La sinistra di oggi non è altro che l’ombra di se stessa. Non ha più leader nè uomini all’altezza di poter esprimere una leadership degna di essere considerata tale. E allora non resta altro che il gossip, l’ultima spiaggia per chi ha esaurito argomenti e soprattutto idee. Per tentare di minare il grande consenso acquisito in questi mesi dal governo hanno imbastito il solito castello di menzogne atto a gettare fango su Silvio Berlusconi. Ma alla fine sotto le macerie rischiano di finirci proprio loro, gli artefici di tutti quei meschini complotti assieme ai loro giornali compiacenti. La scossa anti-premier rischia di sortire infatti proprio l’effetto contrario, quello cioè di mettere in evidenza tutta la debolezza del Partito Democratico e dei suoi vertici, affetti ormai da tempo da una irreversibile sindrome tafazziana. E così ecco che nell’ambito dell’inchiesta sulla sanità pugliese finiscono nel mirino il presidente della regione Puglia Nichi Vendola ed altri esponenti di spicco del PD locale, in particolare per alcune vicende poco chiare legate ad alcuni appalti sanitari. Intanto il procuratore della Repubblica di Bari Emilio Marzano esclude l’ipotesi che il presidente del Consiglio possa essere ascoltato come persona informata sui fatti dalla Procura di Bari. Oggi mentre a sinistra continuano tra un complotto e l’altro ad azzuffarsi pure fra di loro per la leadership del partito, Silvio Berlusconi nel corso della conferenza stampa a Napoli sul G8 può dichiarare soddisfatto che “il suo governo è il più stabile e il più sicuro di tutto l’Occidente”. Forte inoltre dell’ampio margine di consensi (il 62%) nella quasi totalità del paese, il premier rassicura tutti sulla indiscussa tenuta dell’esecutivo. Anche questa volta pertanto le cassandre della sinistra possono tacere…








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Giugno 30, 2009 a 6:33 pm
Fabio Pari
Debora Serracchiani e la corsa al Congresso
In questi giorni in cui le Istituzioni chiedono il silenzio intorno all’inchiesta di Bari, così da consentire al Cavaliere di non doversi presentare al G8 truccato di bianco e con un simpatico naso rosso, la scena politica s’anima d’altre storie… tra cui la corsa al congresso del Partito Democratico.
L’11 Ottobre sapremo chi sarà il nuovo leader del partito, al quale toccherà l’arduo compito di reggere le fila di un battaglione ormai stanco e ferito, consegnando nuova identità e nuova spinta ad un progetto che rischia di trasformarsi nel fuoco di paglia più clamoroso della storia della politica italiana.
Ai blocchi di partenza abbiamo il segretario “tecnico” Dario Franceschini e, come annunciato mesi fa, l’ex-ministro Pierluigi Bersani. Non voglio dilungarmi troppo a parlare di questi due, a mio avviso, bravissimi politici, perché penso seriamente che nessuno dei due rappresenti ciò che è necessario per dare nuovo lustro a questo progetto.
Bersani ha detto che “bisogna ricostruire il partito” e che lui, a differenza dello sfidante, “non parla di vecchio e nuovo”. Scusate, ovvio che non parli di vecchio e di nuovo, rischierebbe lui stesso di trovarsi in imbarazzo al momento della collocazione.
Proseguo ribadendo, come spesso ho fatto, la mia stima e i miei complimenti a Franceschini, il quale è riuscito nel difficilissimo compito di “tenere botta” alle europee e a non far implodere il partito nel post-Veltroni.
Tuttavia ritengo il suo compito esaurito. Doveva essere il traghettatore tra due generazioni, quella del “vecchio” (o nuovo?) Bersani e dei suoi attempati coetanei (non anagrafici, ma mediatico-politici) come Prodi, D’Alema, Veltroni, Rutelli, Bindi, Fassino, ecc… e la VERA nuova e INEDITA generazione politica.
Ragazzi miei, ci vogliono persone che non si sono mai viste prima!
Persone che non hanno ricoperto prima d’ora ruoli di spicco nel partito nazionale, persone che non sono già state “consumate” dall’opinione pubblica, persone che si sono fatte le ossa all’interno del partito lavorando sul territorio, persone che arrivano a questo importante appuntamento per TUTTO il centrosinistra italiano svincolate il più possibile da vecchie divisioni e appartenenze.
Rischiamo che con questo “bipolarismo” interno tornino a galla vecchi rancori neanche troppo sopiti, che porterebbero molto probabilmente a nuove tensioni e scontri pubblici, riuscendo a dare per l’ennesima volta la patetica immagine di essere un partito diviso su tutto e su tutti.
Per questo spero con tutto me stesso nell’OUTSIDER e, tra tutti i nomi che circolano (Ignazio Marino, Marco Simoni, Giuseppe Civati), spero che si presenti DEBORA SERRACCHIANI.
Sono fermamente convinto che in un Paese come l’Italia, dove l’apparenza, negli ultimi anni, vale più della sostanza, sia necessario “giocare” sfruttando le regole ormai assunte della società in cui stiamo vivendo.
Con questo non voglio dire che queste regole siano da condividere, ma ritengo sia inutile ignorarle facendo gli intellettuali di sinistra.
Il gioco è questo, che lo vogliamo o no, occorre attrezzarsi con una figura nuova e giovane capace di catturare lo “share elettorale” (mi piace chiamarlo così).
Che poi dietro ci debba essere una base solida e una sostanza programmatica è senza dubbio necessario.
Ci vuole un LEADER nuovo e un PARTITO DEMOCRATICO nuovo, con i suoi componenti pronti a remare tutti nella stessa direzione. Certo, le discussioni ci saranno e ci devono assolutamente essere, ma vanno risolte all’interno del partito e nei luoghi a questo adibiti.
Una linea CHIARA e COMUNE, chi non è d’accordo può andarsene.
Ascoltate il discorso di Debora all’Assemblea Nazionale dei Circoli, non c’è bisogno di aggiungere nulla.
Luglio 1, 2009 a 2:41 pm
mediolungo
la scossa che doveva colpire berlusconi ha colpito l’esercito di Franceschiniello in rottahttp://laconoscenzarendeliberiblog.wordpress.com/2009/06/30/ma-quale-scossa-contro-berlusconi-la-scossa-lhanno-avuta-loro-che-sono-un-esercito-di-franceschiniello-in-rotta/