Il confine tra torto e ragione è sempre assai labile. Sovente capita infatti che paradossalmente proprio chi ha ragione può ritrovarsi improvvisamente dalla parte del torto a causa di ciò che incautamente fa o dice in ambito pubblico e nel contesto sbagliato. La disputa di questi giorni sul caso Lassini ne è un esempio lampante. I manifesti incriminati, che hanno solo portato alla ribalta il signor Lassini che fino all’altro ieri era un perfetto sconosciuto, altro non sono che un gesto sconsiderato di chi senza riflettere ha trascinato sul terreno dei provocatori gli stessi provocati. E’ un fatto ineludibile che Silvio Berlusconi da anni sia stato fatto oggetto di persecuzione giudiziaria da una ristretta cerchia di magistrati legati a doppio filo con l’opposizione, ma questo non può in alcun modo giustificare atti che possono risultare offensivi o lesivi nei confronti dell’intera categoria, per la quale dobbiamo in primis un doveroso rispetto civile ed istituzionale. La prima cosa che chi fa politica deve avere ben presente è il rispetto delle istituzioni. Se si trascende da questo aspetto assolutamente fondamentale, si rischia di passare dalla parte del torto sul terreno dello scontro istituzionale, cosa che evidentemente è nel disegno di chi cerca la provocazione per sconfiggere il proprio avversario. Finchè nel PDL ci saranno persone come l’On. Santanchè, con la quale condivido le idee ma non certo lo stile e l’approccio alla politica, i vari Lassini si sentiranno sempre autorizzati ad uscire fuori dal seminato per un pizzico di notorietà in più a danno dell’immagine del partito e di chi cerca di rappresentarlo in modo serio e dignitoso. Finchè ci saranno pasdaran incontrollati che si sentono in diritto di agire d’istinto prima che con con l’intelletto si rischia solo di porgere il fianco all’avversario gongolante di soddisfazione e tronfio di superiorità morale. Di questi pasdaran nelle nostre file ce ne sono fin troppi ed avallarli sarebbe un grave errore. La politica seria non è un’attività di pancia.