Leggendo il resoconto dell’ex precario di Montecitorio mi viene da sorridere. Ma che siamo cascati tutti dal pero? Ci accorgiamo solo adesso di quali e quanti privilegi godono i nostri cari rappresentanti eletti (nel vero senso della parola) alla Camera dei Deputati? Il solo fatto di essere seduti su quegli scranni consente loro di vivere in una sorta di zona franca entro i confini della quale la vita dei comuni mortali diventa solo un lontano ricordo. Ma credo che il problema non sia tanto quanto guadagnano (se pur mi pare davvero esagerato), ma quanto realmente lavorano e fanno l’interesse dei cittadini che li hanno eletti. Questo è il nocciolo della questione semmai. Il fatto poi di gridare allo scandalo come se fossimo tutti nati ieri, è davvero risibile. Il senso dell’etica politica si è perso ormai da tempo nel nostro paese e, se devo dire francamente come stanno le cose, penso che tutti noi nessuno escluso possa sentirsi estraneo a questo processo di decadimento etico e morale della nostra società nel suo insieme. Parliamo di casta a ragion veduta, certamente, ma se pensiamo ai nostri comportamenti quotidiani forse ci rendiamo conto che in minima parte tutti contribuiscono consapevolmente o inconsapevolmente ad alimentare questo inarrestabile processo. Far parte della casta significa anche passare avanti agli altri senza porsi scrupoli, fregare il prossimo senza tanti complimenti, fare i furbi frodando il fisco, timbrare il cartellino sul lavoro e poi andare di nascosto a fare la spesa, mentire sul proprio reddito per usufruire di benefit destinati alle fasce economicamente più deboli, parcheggiare sistematicamente sui posti degli invalidi senza averne diritto, essere costantemente a caccia di raccomandazioni, prevaricare gli altri pensando solo di essere più intelligenti e sentirsi giustificati dal fatto che nella vita vanno avanti solo i più furbi. Si potrebbe andare avanti con mille altri esempi, ma la sostanza resta sempre quella. Persino quello stesso ex precario di Montecitorio, che ora pretende di ergersi a vendicatore del popolo italiano, per ben quindici anni fino ad oggi ha goduto di riflesso proprio di quel sistema che adesso denuncia a cuor leggero e del quale egli stesso ha beneficiato in barba a tutti quanti cercando magari adesso un momento di effimera notorietà. Si sa come vanno le cose, no? Ci potrebbe scappare nel migliore dei casi persino un’operazione editoriale con tanto di ospitate nei salotti televisivi più compiacenti in fatto di gossip e ciarpame di varia natura. Insomma, chi è senza peccato come si suol dire… E così scopriamo poco a poco che di quella stessa casta è complice anche lui come tutti noi. Quella stessa casta che oggi ci indigna e che ci fa gridare improvvisamente allo scandalo si nutre proprio di queste nostre cattive abitudini, di questa nostra naturale propensione a cercare le strade più facili e più convenienti nella giungla della vita di tutti i giorni. Dimmi come mangi e ti dirò chi sei si diceva una volta, mentre oggi sarebbe più semplice dire dimmi chi conosci e quanto sei determinato che ti dirò dove puoi arrivare. Ecco che allora si comprende più facilmente il meccanismo che ci conduce alla dura realtà: ovvero che la casta altro non è che il prodotto del nostro essere e del nostro agire quotidiano, in una Italia che affonda lentamente in un mare di desolante mediocrità in cui tutti siamo costretti nostro malgrado a dover nuotare affannosamente per rimanere a galla. E la nostra classe politica è come la nostra immagine riflessa in uno specchio, pronta a ricordarci che quella casta in fin dei conti è parte di noi.








1 commento
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gennaio 24, 2012 a 11:44 am
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povera italia è diventata proprio un paese di gentaglia e per questo all’estero nessuno parla bene di noi italiani